Realtà e percezioneA Milano i reati sono in calo, ma Chiara Ferragni parla di «situazione fuori controllo»

Secondo i dati della prefettura, nel capoluogo lombardo non c’è alcuna emergenza sicurezza. Dal 2011 al 2021, ad esempio, i crimini sono diminuiti del 30 per cento, soprattutto i furti e i reati contro la persona

LaPresse

«Sono angosciata e amareggiata dalla violenza che continua a esserci a Milano. Ogni giorno ho conoscenti e cari che vengono rapinati in casa, piccoli negozi al dettaglio di quartiere che vengono svuotati dell’incasso giornaliero, persone fermate per strada con armi e derubate di tutto. La situazione è fuori controllo. Per noi e i nostri figli abbiamo bisogno di fare qualcosa. Mi appello al nostro sindaco Beppe Sala». Sono le parole scritte dall’influencer, imprenditrice e modella Chiara Ferragni in una storia su Instagram pubblicata mercoledì 13 luglio, con tanto di tag finale al primo cittadino. Un paio d’ore dopo, il leader della Lega Matteo Salvini ha rilanciato questo contenuto, scrivendo che «l’incessante problema della sicurezza a Milano è ormai sotto gli occhi di tutti». 

Quello della sicurezza a Milano – la prima città in Italia per numero di denunce ogni 100.000 abitanti (4.866,3) – è un tema polarizzante e cavalcato soprattutto dagli esponenti della destra populista. E ciclicamente torna in cima al dibattito pubblico cittadino. 

Ci sono percezioni e percezioni, esperienze ed esperienze. C’è chi ritiene che il capoluogo lombardo sia la versione padana di Gotham City, e chi pensa che non ci sia alcun problema da risolvere. Ma in mezzo alla confusione e alle discussioni di pancia e dettate dall’istinto, è più prudente evitare allarmismi e lasciar parlare i dati. Dati in grado di testimoniare che l’emergenza sicurezza a Milano non esiste, perché il trend è in miglioramento da circa dieci anni. Uno scenario ben diverso da quello di una «situazione fuori controllo», per usare le dichiarazioni che Chiara Ferragni ha pubblicato su un profilo social da 27,5 milioni di follower. 

L’1 marzo 2022, sul sito del Ministro degli Interni, è apparso un articolo intitolato “Milano, in calo i furti e i reati contro la persona”. Sulla pagina web si possono leggere in modo trasparente i numeri sulla criminalità presentati dal prefetto Renato Saccone. In generale notiamo che, negli ultimi tre anni, il numero totale dei delitti registrati sul territorio milanese è notevolmente diminuito: -15,06% rispetto al 2019. Una riduzione ancora più evidente rispetto a dieci anni fa: i dati parlano di 164.000 reati denunciati nel 2011 rispetto ai 117.000 del 2021. Un calo del 28,92%. A Milano, dal 2015 al 2020, il numero di denunce per 100.000 abitanti è passato da 8.088 a 6.697,4 (-17,2%).

Credits: marcogranelli.it

Secondo il prefetto di Milano, la tendenza «prosegue con un netto calo» anche per quanto riguarda i furti: -37,96% dal 2011 al 2021, -21,94% nell’ultimo triennio. In più, spiega Saccone, «dal picco del 2014 (9.426, ndr) c’è stato un abbattimento del 60%» dei furti all’interno delle abitazioni private. Stando ai dati riportati in esclusiva da Repubblica, questi reati sono stati 6.473 nel 2019, 3.698 nel 2020 e 3.784. Le restrizioni pandemiche hanno senza dubbio avuto il loro impatto, ma il calo è inequivocabile. La prefettura ha poi mostrato che il crollo più evidente è avvenuto nei furti delle auto in sosta: -36,36% dal 2019 al 2021 e -65,34% dal 2011 al 2021. -18,9%, invece, per i furti negli esercizi commerciali.

Sempre secondo i dati del Viminale ripresi da Repubblica, nella Città metropolitana di Milano sarebbero diminuite anche le rapine: 1.781 è la media mensile al 31 luglio di tre anni fa, 1.348 è quella del 2020 e 1.618 è quella del 2021. Guardando le rapine totali, però, si nota un recente incremento, probabilmente dovuto al minor numero di restrizioni pandemiche: 1.920 rapine segnalate nel 2020 e 2.587 nel 2021. Da sottolineare che, nell’ultimo triennio, è stata registrata una (seppur lieve) contrazione delle rapine nelle attività commerciali (-2,39%). 

Secondo la prefettura, Milano è una delle grandi città con il tasso di omicidi volontari più basso al mondo: sono stati “solo” 7 nel 2021, la metà rispetto al 2011 e dieci in meno rispetto al picco del 2014. Crescono, purtroppo, le violenze sessuali (267 nel 2019 e 285 nel 2021) e i reati informatici. Per quanto riguarda le cybertruffe, Saccone ha parlato di «una terribile ascesa» in quanto rappresentano «il 10% del totale delle denunce, con danni patrimoniali superiori a quelli di borseggi e rapine»

Infine, uno sguardo più ampio alla Provincia di Milano: dal 2011 al 2019 le rapine sono passate da circa 4.000 a circa 3.000 e i furti da 162.000 a 120.000. Il totale dei reati è sceso da 264.000 a 219.000 nel 2019. 

Cosa ci dicono, in definitiva, i dati ufficiali? Che Milano è una città sempre più sicura, anche se la crescita di alcuni reati (pochi) non va presa sottogamba. Parlare di emergenza è fuorviante e scorretto: non sussiste un’emergenza laddove i numeri non disegnano un trend in crescita. In quanto esseri umani, abbiamo spesso la tentazione di fare considerazioni generali partendo da situazioni personali (è la trappola in cui è caduta Ferragni). Ma i fenomeni vanno analizzati con lucidità e i numeri sott’occhio. La reale gravità di un problema e la sua copertura mediatica viaggiano spesso su binari diversi. 

È anche vero che non esistono problemi di Serie A e di Serie B, e che i milanesi (e gli italiani) hanno tendenzialmente una percezione della sicurezza molto bassa: le città sono organismi complessi che, per funzionare bene, devono essere in salute sotto ogni punto di vista. Tuttavia, non scordiamoci che a Milano, nel 2022, gli affitti sono aumentati del 37% rispetto al 2021, stando all’International rent index di Housing Anywhere. Per un bilocale, quest’anno è stata raggiunta la soglia record dei 1.830 euro rispetto ai 1.340 dell’anno scorso. 

Stiamo parlando di una città che ha i prezzi e le ambizioni in linea con le grandi metropoli europee, ma non gli stipendi. Una città dove entrano fiumi di nuovi volti (spesso giovani), ma ne escono altrettanti perché non riescono a sopravvivere. Una città dove ogni anno circa 1.500 persone perdono la vita a causa dell’esposizione al biossido di azoto, generato principalmente dal traffico motorizzato. La speranza è che personaggi pubblici (influenti e apprezzati) come Chiara Ferragni non lascino in un angolo i problemi che affliggono le fasce meno abbienti della popolazione. 

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