Storia di un boccioloL’incredibile viaggio (non solo poetico) della rosa nell’epoca moderna

Come fa un fiore a diventare il simbolo della passione e dell’amore? Tutto nasce dal senso estetico (e dal giardino) di Giuseppina Bonaparte. Da qui in poi, come spiega Anna Peyron, entra nell’immaginario di poeti, pittori e di tutti noi

di Oscar Helgstrand, Unsplash

Da molti anni il mondo è sconvolto da guerre che paiono senza fine. Se ne chiude una e subito se ne riaccende un’altra. Bombe, morti, massacri, distruzioni. Per gli abitanti di alcuni Paesi è il solo scenario di vita, la fuga è la sola via di scampo. Il cambiamento climatico, la deforestazione, la siccità, la fame, le pandemie sono altrettanti mali devastanti che ci coinvolgono e ci chiamano tutti, come cittadini del mondo, a restare uniti in una lotta comune e solidale. Non procrastinabile! 

Anche la rosa, nel suo lungo viaggio da fine Settecento ai giorni nostri, si trova coinvolta in molti conflitti in Europa, Asia, America, Sudafrica. Guerre terrestri o navali, di conquista o commerciali, hanno luogo e devastano molti dei Paesi dove nascono quelle rose che formeranno lo smisurato e ricco patrimonio che oggi possediamo. Un grazie alle rose e un grazie a tutti quegli uomini e donne che in mezzo alla guerra hanno continuato a cercare nuove specie, a seminare, a incrociare, a ibridare.

Partiamo dall’inizio e leggiamo attentamente tra le righe del lungo viaggio che la rosa, tappa dopo tappa, ci racconta. 

Giuseppina Beauharnais arriva in Francia durante il Terrore; sposa Napoleone Bonaparte alla vigilia della Campagna d’Italia; muore nei giorni successivi alla rovinosa Campagna di Russia e all’ingresso in Parigi dei vincitori. Uno stormo di corvi vola radente sulle spighe di grano e il volo si confonde nel cielo dove vorticano nubi nere minacciose. Campo di grano con volo di corvi è uno dei capolavori di Vincent van Gogh, dipinto nel 1870, che ritrae la distesa della pianura belga dove si svolse la battaglia di Waterloo. 

In Cina, dove botanici e vivaisti si recano per acquistare le preziose, ambitissime e irrinunciabili rose cinesi, emblema in Occidente del massimo lusso, è in atto la Guerra dell’oppio che crea non pochi problemi alle varie Compagnie delle Indie con l’obiettivo di contrastarne e distruggerne il monopolio lungo la Via della Seta. Per garantirsi un trasporto sicuro delle preziose merci, incluse le rose, la Marina di Sua Maestà britannica si dota di un clipper, una nave a vela il cui varo avviene in un cantiere scozzese il 22 novembre 1869, di grande stazza (923 m³), capace di garantire viaggi in tempi velocissimi.   

Il mitico clipper Cutty Sark”, nome che in scozzese significa sottoveste, quella indossata dalla strega semisvestita Nannie”, personaggio di un componimento del poeta Robert Burns (1759-1796), che orna la sua polena. Naviga incontrastato per un anno, quando, all’apertura del Canale di Suez, viene sostituito da navi più moderne, capaci di coprire la rotta tra Cina e Londra in tempi molto più brevi. 

Venduto, passa nelle mani di diversi proprietari subendo varie trasformazioni. Nel 1954 torna in Inghilterra e, dopo il restauro, è trasferito a Greenwich, sulle sponde del Tamigi, esposto all’ammirazione del pubblico.

Le rivolte contro la schiavitù e la Guerra di Secessione americana sono presenti e minacciano la vita di chi vive e lavora negli Stati del Sud, sia esso schiavo o libero. L’intera vita e il lavoro del grande botanico Philippe Noisette lo testimoniano.

Cent’anni dopo, la visione di Via col Vento” ci proietta al centro del teatro di quegli scontri. Ci fa vivere in diretta i combattimenti, le distruzioni e le morti che avvengono nelle città sudiste di Charleston, Savannah, Atlanta stremate dai saccheggi, gli incendi e la fame. 

Dall’altra parte del mondo, in Sudafrica, britannici e coloni sudafricani si affrontano per la conquista e il dominio di nuovi territori. Le guerre boere (1880-1881 e 1899-1902) sono il tipico conflitto coloniale che vede contrapposte genti originarie di Paesi del Nord Europa entrambi invasori delle terre contese. Questo è il background, delle rose e dei giardini del Capo di Buona Speranza. 

La Comune di Parigi, instaurata il 26 aprile 1871, è la prima forma di governo comunitario in Francia. Una Repubblica del popolo nata dagli ideali di giustizia, libertà e solidarietà d’ispirazione socialista. Quarantotto giorni di rivolta sanguinosa – alla fine si conteranno 30.000 morti – si combattono per le strade cittadine dove sono state erette delle barricate. Molti sono i giovani comunardi che hanno offerto il loro aiuto, molti tra loro sono feriti, molti trovano la morte, tra questi il ventenne giovane medico Paul Neyron. Una rosa, creata da Levet quello stesso anno, porta il suo nome e ancora oggi rimane a ricordo imperituro di quei fatti e di quelle morti generose.

Dal 17 luglio 1936 al 1° aprile 1939 la Spagna vede contrapposte le forze franchiste nazionaliste contro le forze del governo legittimo della neonata Repubblica spagnola in una guerra civile feroce. Per due anni e otto mesi in tutte le province della Spagna avvengono battaglie violente che finiscono con la caduta della giovane Repubblica. Le più sanguinose quelle sferrate dal cielo su popolazioni inermi.

La tela dipinta da Pablo Picasso il 26 aprile 1939, rappresenta il bombardamento avvenuto in un giorno di mercato sulla cittadina basca di Guernica che viene rasa al suolo. Le stesse dimensioni del dipinto (3,49 x 7,7 metri) e l’uso del bianco e nero hanno la forza di un urlo contro la morte di vittime innocenti: donne, bambini, contadini e animali. Per sempre, in tutto il mondo, simbolo di quel massacro e di quelli a venire.

Torniamo alla rosa e a come sia riuscita a superare tutte le guerre in mezzo alle quali si è trovata coinvolta prendendola come esempio. Da lei e dalla sua storia possono arrivarci buoni insegnamenti e incoraggianti motivi di fiducia. Come consiglia Walter Branchi, cui va il mio grazie sincero per avermi permesso di citare alcuni passaggi di un suo ultimo scritto dedicato a tutti i popoli in guerra e in pace, la rosa può diventare un valido punto di riferimento poiché «Una pianta di Rose non ha bisogno di oro né di diamanti per abbellirsi, non deve comprare né vendere per arricchirsi, non deve competere per accumulare, non deve difendere materie prime; non ha bisogno di denaro. Conduce una vita intonata con le altre piante e con l’ambiente che la circonda, anche se la competizione con alcuni vicini a volte preferirebbe evitarla […]. È naturalmente bella e raffinata nelle sue varie fogge e colori. Ha gestito la sua bellezza nei secoli con eleganza e finezza, passando dai cinque petali iniziali ai cento delle “Centifolie” […]. Abbellisce, dona grazia senza chiedere nulla in cambio, se non un po’ d’acqua e, saltuariamente, di concime. Sopporta la responsabilità di portare nomi importanti della storia umana e non se ne lamenta, non a caso, è simbolo di pace e di amore». 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da “Il romanzo della rosa. Storia di un fiore, di Anna Peyron, Add editore, 240 pagine, 18 euro

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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