Giallo pompeianoLa lucerna di Nerone, la favolosa Villa di Oplontis e le meraviglie ancora celate sotto i lapilli

Alberto Angela pubblica il terzo volume della trilogia sul controverso imperatore romano: abile negoziatore, cinico assassino e repressore feroce. Una figura storica impossibile da incasellare nel solo giudizio dei contemporanei

Uno degli affreschi della Villa di Poppea a Pompei
Foto: Parco archeologico di Pompei

La leggendaria lucerna d’oro di Nerone
Nerone ha ora preso fra le mani una coppa del delizioso vino locale e beve a occhi chiusi. In questo stesso istante non molto lontano, a poche centinaia di metri da lui, una fiammella ondeggia nel buio di un tempio. Nelle immediate vicinanze c’è Poppea, che recita a bassa voce frasi rituali a una grande statua di Venere. La flebile luce sembra accarezzarle la pelle, e si riflette nei suoi occhi come un sole in un universo di oscurità.

La fiammella è quella di una lucerna d’oro, che spicca tra le varie offerte fatte al tempio. È un luogo molto caro a Poppea, situato nel cuore di Pompei. Non c’è quindi solo la familia dei gladiatori a giustificare la presenza di Nerone nella città. L’imperatore potrebbe aver voluto accontentare Poppea, che da tempo desiderava tornare al tempio. Ma come mai lei è così legata al santuario?

All’inizio del 63 d.C. la coppia imperiale ha offerto a questo edificio sacro oggetti preziosi e gioielli, forse proprio per ringraziare la dea per l’arrivo della figlioletta Claudia Augusta, nata ad Anzio nel gennaio di quell’anno e vissuta purtroppo solo qualche mese. È intuibile quindi l’attaccamento di Poppea a questo luogo, e anche a quella lucerna così carica di ricordi, forse l’elemento più prezioso della donazione fatta a suo tempo.

La tragedia aveva colpito molto gli abitanti di Pompei. Nella casa di Giulio Polibio, imprenditore ricchissimo e con le mani in pasta in numerosi affari (alcuni dei quali piuttosto dubbi), ci sono infatti due graffiti che si ritiene siano collegati all’evento. Il primo ci parla dell’invio di smeraldi e perle (forse una collana) a Venere proprio da parte di Poppea: “Munera Poppaea misit Veneri sanctissimae berullum helencumque unio mixtus erat”. I gioielli con ogni probabilità dovevano cingere il collo della statua della dea, un po’ come si vede in molte madonne moderne in processione: non è un caso se la Venere Pompeiana viene spesso raffigurata proprio con perle e smeraldi.

 La seconda iscrizione parla esplicitamente di una visita di Nerone a Pompei, sottolineando il tesoro straordinario che donò alla dea, costituito da una grande quantità d’oro (iperbolicamente definito con l’espressione millia milliorum ponderis auri): “Caesar ut ad Venerem venet sanctissima[m] ut tui te vexere pedes caelestes Auguste millia milliorum ponderis auri fuit”. (Non appena Cesare [Nerone, N.d.A.] venne al tempio della santissima Venere, non appena i tuoi piedi ti condussero dentro, ci fu una grandissima quantità di oro.)

Con ogni probabilità parte di quell’oro era la bellissima lucerna, oggi conservata presso il Mann. A vederla, abbaglia i vostri occhi con il suo splendore: è in oro massiccio, e quando aveva il coperchio, ora scomparso, doveva pesare circa tre libbre dell’epoca (un po’ meno di un chilo), come indicano i segni ponderali incisi all’interno del piede. Ha una forma insolita, ed è costituita da più pezzi assemblati, compreso un “riflettore” a forma di foglia paragonabile agli specchi posti dietro le lampade a petrolio dei secoli scorsi.

Benché si tratti di un unicum eccezionale e di un oggetto votivo di chiara matrice greca, gli esperti l’hanno sempre considerato un manufatto di qualità artistica non molto elevata per via della semplicità delle decorazioni e di altri dettagli. Ma è verosimile che Nerone offra personalmente a una dea qualcosa di costoso e tuttavia… modesto?

La spiegazione potrebbe essere che si trattava di un oggetto di sua proprietà che per lui aveva un significato particolare a noi sconosciuto. Non possiamo nemmeno escludere che, per motivi che ignoriamo, avesse deciso di proposito di commissionarlo in quel modo: a giudicare dall’aspetto, infatti, non sembra affatto il prodotto di una raffinata lavorazione orafa, ma più probabilmente di un’officina bronzea (per esempio, i becchi sono identici a quelli delle lucerne in bronzo e le pareti non sono sottili). E questo, anche se alla fine ciò che importava era il suo valore materiale, più che estetico, sembra in contrasto con gli altissimi gusti dell’imperatore.

Una piccola scossa fa tremare il suolo sotto i piedi di Poppea e crea una serie di onde concentriche nella seconda coppa di vino che Nerone sta per bere davanti ai suoi gladiatori. Ma niente panico. Tutti sanno che in questa zona è normale, come ha scritto Plinio il Giovane…

Poco dopo, mentre sale sulla sua lettiga, Nerone guarda distrattamente un monte coperto di boschi a pochi chilometri da Pompei. Non sa perché il suo sguardo si sia soffermato proprio su quel rilievo anonimo, ma noi sì: è il Somma-Vesuvio, e tra meno di quindici anni si squarcerà dando inizio alla spaventosa eruzione che seppellirà Pompei… compresa la sua lucerna d’oro, i graffiti di Giulio Polibio, gli elmi e gli schinieri dei gladiatori. Ma per ora è solo un monte come tanti, e certo non si presenta come un minaccioso vulcano dalla forma aguzza (anche se Marziale lo considerava casa del dio Dioniso, dove i satiri danzavano).

La lucerna di Nerone
Foto: Facebook/Museo Archeologico di Napoli

Visita nella favolosa villa di Oplontis
Nerone e Poppea seguono ora due strade diverse. Mentre l’imperatore ha deciso di tornare a Baia via mare, partendo dal piccolo porto di Pompei, lei ha scelto di fermarsi per una notte nella vicina Oplontis, pochi chilometri a nord di Pompei, sulla via che costeggia il litorale in direzione di Ercolano e Napoli. Per lei è una tappa piacevole, tra mura e volti familiari. Non è da escludere che ad attenderla ci siano parenti e amici, a cui ha dato grande potere e visibilità sposando Nerone, ed è con loro che parteciperà a un banchetto quella sera.

Nello stesso momento in cui lei sta per varcare l’atrio della sontuosa proprietà, Nerone passa con il corteo navale al largo, davanti alla villa. Dal mare questa dimora si presenta agli occhi dell’imperatore con il suo volto più bello e scenografico: costruita su una scogliera a picco sulla costa, regala alla vista porticati, terrazze, ampi giardini e camminamenti coperti che arrivano fino all’acqua.

È davvero immensa (si stima che potesse avere un’estensione di oltre 10.000 metri quadri), ed è dotata di un porticciolo privato dal quale Poppea s’imbarcherà quando dovrà ripartire per raggiungere il marito a Baia.

Nerone si allontana: ora è distratto da un piatto di ostriche coltivate nella zona e da piccoli assaggi di pesci pescati poche ore prima proprio in queste acque. Chiude gli occhi e sorride, accarezzato dalla brezza fresca e dal tepore di un pallido sole invernale, cullato da un mare insolitamente tranquillo per la stagione.

Poppea intanto ha ricevuto il saluto dei parenti e della servitù. Alcuni schiavi la conoscono da quando era bambina, e il loro sorriso è una ventata di calore per il cuore di una donna abituata alle false lusinghe della corte. Questo luogo, probabilmente, per lei costituisce un prezioso rifugio rigenerante. Mentre passeggia nei vari ambienti, i suoi sensi si nutrono di innumerevoli stimoli come tante note che creano la musica dei suoi ricordi.

I profumi dei giardini si mescolano a quello salmastro del mare, il rumore delle onde si intervalla al silenzio delle stanze. Tutto, qui, sembra voler proteggere Poppea. Anche l’architettura della dimora crea un’atmosfera magica da cui è un piacere farsi avvolgere.

Ancora oggi, visitare questa villa da sogno lascia a bocca aperta. Dimenticate le fastose regge di Versailles o della Baviera. Qui ci si immerge in un’eleganza e una raffinatezza che sono anni luce avanti a tutto il resto. Le dimensioni, le scelte architettoniche nell’accostare i diversi settori della villa, il disegno delle aree verdi e il modo moderno in cui queste “penetrano” nella dimora rendono l’abitazione di interesse unico per l’architettura romana.

E poi c’è il trionfo dei colori, vivissimi, sulle pareti, con affreschi tra i più belli che possiate vedere di età romana, capaci persino di dialogare con ciò che è loro attorno. Oplontis è un gioiello unico, frutto di un lusso colto ed elegante. Immaginate di essere invisibili e di esplorare la villa. Il vostro percorso, punteggiato da un discreto andirivieni di schiavi e servi che organizzano la giornata di Poppea, vi porta a scoprire una meravigliosa serie di saloni, porticati e diaetae (salottini particolarmente curati), intervallati da ambienti tradizionali come i triclini per i banchetti o le stanze da letto (cubicula).

Ciò che colpisce maggiormente di queste ultime è quanto siano piccole in confronto alla vastità della villa e immerse nel buio, al contrario di ciò che accade ai giorni nostri, dove le stanze di solito sono inondate dalla luce esterna. In realtà per un antico romano la camera da letto è una sorta di “giaciglio”: serve solo per dormire, quindi non ha senso che sia spaziosa. E soprattutto deve essere buia: a illuminarla basteranno poche lucerne.

Vi chiederete a cosa servano allora quei bellissimi affreschi sulle pareti se qui domina la semioscurità. Ebbene, sono un simbolo di ricchezza, anche se a malapena visibili… Nei corridoi che state attraversando trovate ovunque l’ocra, il rosso pompeiano, ma anche mosaici, pitture in oro, piccoli animali mitologici dipinti sulle pareti…

L’aspetto più interessante, come dicevamo, è l’interazione, anzi, un vero e proprio dialogo, tra gli ambienti interni e i giardini esterni, che dà vita a una serie di suggestioni visive per i proprietari e gli ospiti della casa. Si crea infatti un continuum per lo sguardo che dalle decorazioni sulle pareti “esce” attraverso porte e finestre, prosegue nei giardini e si spinge persino oltre i limiti della villa: sui muretti di recinzione, infatti, ci sono pitture di piante e arbusti che ampliano illusionisticamente l’orizzonte.

Nei giardini crescono siepi di bosso, oleandri, limoni, platani, ulivi, cipressi, edere rampicanti e rose, tra i quali emergono statue bellissime e una ricca decorazione scultorea. Anche in questo caso si intuisce un dialogo tra la parte verde, studiata per integrarsi perfettamente con le architetture, e i marmi scolpiti, a loro volta disposti secondo precisi programmi decorativi.

Insomma, nulla è lasciato al caso. Forse Poppea, come noi, ama un punto particolare della villa dove il gioco delle prospettive si fa davvero suggestivo. Si tratta di una sequenza di piccoli cortili interni ricchi di piante e dotati di finestre allineate lungo lo stesso asse, per cui affacciandovi alla prima il vostro sguardo li attraversa tutti.

Sono piccole oasi interne alla villa che appaiono improvvisamente davanti agli occhi mentre camminate. A rendere il tutto ancora più suggestivo contribuiscono le loro pareti, pitturate in IV stile, con alberi, arbusti, statue, fontane e uccelli che replicano fedelmente i giardini esterni. Anche qui la natura entra in casa secondo uno schema moderno e, come un rampicante, penetra e avvolge ogni cosa.

Questi ambienti affrescati a giardino, chiamati viridaria, sono comuni nelle ville dei ricchi, ma ciò che qui rende il tutto originale è la loro sequenza, che attraversa perfino un salone. È una soluzione che vedremo anche nella Domus Aurea, di cui la villa di Oplontis anticipa anche la decorazione. Che Nerone si sia ispirato a questa dimora? Oppure era un nuovo trend dell’architettura che si stava affermando? Non lo sappiamo.

Un fatto però sorprende: fino a oggi sono stati scoperti novantanove ambienti della villa, ma si stima che siano solo un quarto del totale. Quante altre meraviglie si celano sotto i lapilli dell’eruzione di Pompei?

© 2022 HarperCollins Italia S.p.A., Milano
© 2022 Rai Com S.p.A., Rai Libri, Via Umberto Novaro, 18 – 00195 Roma

Copertina di “Nerone“ di Alberto Angela

Da “Nerone. La rinascita di Roma e il tramonto di un imperatore“ di Alberto Angela, HarperCollins – Rai Libri, quattrocento pagine, 22 euro

Calendario delle presentazioni

  • Sabato 10 dicembre, ore 15.30: Roma, La Nuvola – Più Libri Più Liberi, Auditorium (lectio)
  • Domenica 11 dicembre, ore 17.30: Modena, Forum Monzani (lectio)
  • Lunedì 12 dicembre, ore 18.30: Torino, Nuvola Lavazza, con il Salone Internazionale del Libro (lectio)
  • Martedì 13 dicembre, dalle 17: Milano, firma copie – Mondadori Megastore in piazza Duomo
  • Venerdì 16 dicembre, dalle 16.30: Roma, firma copie – Libreria Nuova Europa I Granai
  • Domenica 18 dicembre, ore 11 – Napoli, Teatro Bellini – in collaborazione con laFeltrinelli (lectio)
  • Lunedì 19 dicembre, ore 18 – Mantova – Teatro Sociale – con Festivaletteratura (lectio)

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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