Tank da parataI carri armati T-14 che la Russia manda in Ucraina sono buoni solo per la propaganda

Il modello che il Cremlino vorrebbe usare nelle prossime offensive è il più avanzato a disposizione delle forze di terra, ma è un mezzo nato più per ansia di dimostrare supremazia tecnologica che per i bisogni reali delle forze armate

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Le strade di Mosca sono fatte per marciare. Ogni 9 maggio, le forze armate russe sfilano il proprio arsenale a beneficio del pubblico mondiale, mostrando i sistemi d’arma più moderni come monito all’Occidente. E proprio in questi giorni, uno di questi simboli della tecnologia militare russa fatta da parata dovrebbe fare la propria comparsa in Ucraina.

Il carro armato T-14 “Armata” è il modello più avanzato a disposizione delle forze di terra russe, progettato per superare progressivamente i vecchi carri di produzione sovietica (il numeretto indica l’anno di prima produzione: il T-90 è del 1990, il T-14 del 2014). L’Armata è emblematico dei problemi di cui sta soffrendo l’esercito russo. Un tank da parata più che da combattimento, il ministero della Difesa britannico sospetta che il T-14 sarà usato solo a scopi propagandistici. I carristi russi non si fiderebbero infatti di un veicolo sviluppato più per ansia di dimostrare la supremazia tecnologica russa che per i bisogni reali delle forze armate.

Una supremazia, tra l’altro, che rimane tutta da dimostrare: i problemi legati al progetto T-14 hanno portato a grossi ritardi nella sua produzione. Le forze armate russe ne hanno richiesto solo poche centinaia rispetto alle migliaia di carri in servizio, spiegando che la priorità sta nella modernizzazione di carri vecchi già esistenti e testati. La sua affidabilità in uno scenario operativo, poi, è tutta da dimostrare. Il T-14 ha operato infatti soltanto in Siria, un contesto relativamente sicuro nel quale i carristi russi non hanno dovuto affrontare un avversario armato di sofisticati sistemi occidentali. Non che serva un avversario per mettere fuori uso il carro: l’Armata sembra persino essersi bloccato durante le prove per la sua parata inaugurale sulla Piazza Rossa, nel 2015.

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Il T-14 Armata, un carro troppo complicato
La storia del T-14 è fatti di iperbole ed è paradigmatica per la Difesa russa. Fra Cremlino, ministero della Difesa e industrie belliche, tutti avevano interesse a pavoneggiarsi con un carro hi-tech di cui le forze armate non sanno bene cosa farsene. Il principio dietro alle forze corazzate sovietiche prima e russe poi è quello di una produzione di massa di carri relativamente semplici. Questo è dovuto sia all’esigenza di doverne produrre una massa ragguardevole, sia per una scelta precisa di sostituire immediatamente sul campo i carri danneggiati piuttosto che aspettare pezzi di ricambio. Ciò non è ovviamente possibile con un carro zeppo di sistemi elettronici complessi che non beneficiano di decenni di produzione seriale.

In più, un cambio così radicale con le tecniche di costruzione di modelli precedenti non fa certo un favore all’industria russa, abituata nel corso dei decenni a migliorare gradualmente i mezzi da modello a modello (dal T-64 al T-72 al T-90) senza una rottura radicale. L’enfasi su sistemi elettronici nuovi di zecca, l’interconnessione con tutti gli altri sistemi d’arma e sensori presenti sul campo (in modo da permettere una condivisione in tempo reale delle informazioni) e alcuni cambiamenti al motore e alla forma della torretta significa che l’industria russa non sarà in grado di produrne un gran numero in tempi brevi. Ciò è soprattutto vero nel 2023, un anno nel quale l’industria militare russa farà fatica a procurarsi un numero adeguato di chip ad alte prestazioni a causa delle sanzioni internazionali.

Guerra di rete e guerra di massa
Perché allora schierare il T-14, anche solo in funzione propagandistica? Nel 2018 il viceministro della Difesa russo aveva spiegato che il T-14 non sarebbe stato utile nemmeno in un conflitto con i carri armati Nato, dato che versioni aggiornate di vecchi modelli sarebbero state più che sufficienti. Negli ultimi anni Nato, Unione europea e Stati Uniti hanno posto molta enfasi su un tipo di guerra “di rete”, che per l’appunto prevede l’integrazione di ogni sistema d’arma in un unico sistema di gestione e condivisione.

Questa sorta di cloud dovrebbe dare un vantaggio ai comandanti in termini di comprensione di quello che sta succedendo sul campo, sapere sempre dove si trova il nemico e, permettendo maggior coordinamento fra le forze anche sotto il fuoco, rendere più facile eseguire manovre e azioni complicate da eseguire potendo solo comunicare via radio. Il T-14, con la sua capacità di “parlare” con sistemi di artiglieria, antiaerea e droni, rientrerebbe in questa logica.

La Russia, con una forte tradizione di guerra “industriale”, non ha tuttavia mai fatto completamente proprio questo approccio. Le azioni brutali in Ucraina, la guerra di trincea in Donbas, il largo uso di artiglieria e le campagne di bombardamento contro le città dimostrano quanto le forze russe si trovino più a loro agio con operazioni di massa molto novecentesche e poco precise. Ma il comando russo ha capito tempo fa che un approccio di rete come quello adottato dallo Nato presenta dei vantaggi potenzialmente decisivi: un uso più mirato e meno costoso della forza ha dei lati positivi in termini politici ed economici. In più, la corsa alla sofisticazione tecnologica è diventata un elemento di prestigio per le forze armate di tutto il mondo. Per questo, almeno dal 2014 in poi, i russi hanno fatto molto per propagare l’immagine di un esercito russo in apparenza meno sovietico e più occidentalizzato e hi-tech.

Troppe Porsche, poche Polo
In fondo, l’arrivo del T-14 Armata in Ucraina è la continuazione logica di una guerra che i russi stanno combattendo ponendo l’accento su una logica politico-mediatica piuttosto che il buon senso militare. Molte decisioni militari prese in questi mesi sono state basate su presupposti totalmente falsi e su una fiducia nella pressoché totale nelle proprie capacità, sia politiche che tecnologiche. Kyjiv sarebbe dovuta cadere perché governata da nazisti satanici, e i russi avrebbero dovuto trionfare con perdite minime grazie ad un’alchimia di disinformazione, attacchi missilistici mirati e tecnologie avanzate invidiate da tutto il mondo.

Tutto ciò non è successo: la propaganda può poco contro la banalità di una campagna militare, fatta di logistica e di affidabilità dei mezzi militari usati. Le guerre si vincono con gli equivalenti militari delle Volkswagen Polo, non le Porsche. Avere il carro più moderno del mondo e credere nella propria superiorità serve a poco quando mancano i pezzi di ricambio, si hanno problemi di rifornimenti o interi battaglioni di ex carcerati vengono mandati a morire in attacchi frontali. Ma in qualche modo, la propaganda russa cerca ancora di dimostrare la propria forza tecnologica, almeno a beneficio del pubblico domestico. I T-14 abbandonati nelle retrovie del Donbas sono un monumento all’ipocrisia del Cremlino e della propria incapacità di sfuggire alle proprie stesse menzogne.