Controffensiva di primaveraCome l’Ucraina sta colpendo l’esercito russo per evidenziarne i punti deboli

Tra “ricognizione in forze” e “shaping operations”, le truppe di Kyjiv stanno trasformando la situazione sul campo a proprio vantaggio prima della prossima direttiva d’attacco

AP/Lapresse

I combattimenti in Ucraina stanno aumentando di intensità. L’evento-madre di queste ore è il sabotaggio della diga a Khakovka, la cui distruzione sta letteralmente ridisegnando la mappa dell’Ucraina meridionale.

Allo stesso tempo, gli scontri sul fronte del Donbas e le incursioni a Belgorod suggeriscono che la tanto attesa controffensiva ucraina potrebbe essere sul punto di iniziare. Come suggerito dai leaks del Pentagono di qualche settimana fa, a giugno le forze armate ucraine dovrebbero raggiungere alti livelli di preparazione materiale, e il terreno dovrebbe ormai essere pronto per supportare un’offensiva meccanizzata. Sappiamo poi che gli ucraini hanno deciso di riservare i nuovi sistemi d’arma occidentali (soprattutto carri armati e veicoli blindati) a unità che saranno impegnate nella controffensiva.

È probabile che la vera direttiva di attacco sarà rivelata dalla presenza di questi mezzi occidentali. Questa prospettiva non considera ovviamente possibili stratagemmi e diversioni da parte ucraina, i cui effetti sono ancora più acuti ora che alle truppe è stato imposto un embargo totale nei rapporti con la stampa.

Al netto di questo blackout informativo, molte notizie riportate da corrispondenti sul campo e media internazionali suggeriscono l’approntamento di un attacco. Da un lato ci sono stati diversi episodi di “ricognizione in forze”, ovvero cauti ma decisi attacchi lungo la linea del fronte per trovare eventuali punti deboli nell’impianto difensivo russo. Dall’altro lato stiamo assistendo anche a diverse shaping operations, letteralmente “operazioni di modellamento” del terreno con le quali Kyjiv cerca di trasformare la situazione sul campo a proprio vantaggio prima dell’offensiva.

Cosa sono le shaping operations
Gli scontri armati sono sempre una combinazione di risorse materiali e di stime ragionate. Non potendo sapere ciò che farà il nemico, l’unico modo con cui si è in grado di affrontare una battaglia è cercare di anticipare le possibili reazioni avversarie e costringerlo a porlo di fronte a dilemmi irrisolvibili.

Per questo in una campagna militare è molto importante avere sempre l’iniziativa dalla propria parte: non si tratta tanto di prendere il nemico in contropiede (anche se sicuramente aiuta), quanto dettare la dinamica del combattimento e assicurarsi di avere sempre il lusso di poter fare delle scelte strategiche. Chi è costretto a dover continuamente reagire è quasi sempre in svantaggio perché si trova a dover rispondere a difficili dilemmi. Ne abbiamo visto gli effetti l’autunno scorso con la rotta russa a Kharkiv e Kherson: di fronte all’incapacità di scegliere quale settore del fronte rinforzare con le scarse risorse a disposizione, i russi si sono visti sopraffatti dagli eventi sul campo e dallo slancio ucraino.

Per questo, gli ucraini sembrano essere intenzionati a costringere le forze russe a impegnare le proprie risorse in diversi settori del fronte, sicuramente nella regione russa di Belgorod (dove i volontari pro-ucraini continuano a operare indisturbati) ma forse anche attorno a Donetsk, dove i russi sostengono di aver respinto un’offensiva ucraina. Anche a Bakhmut gli ucraini stanno applicando pressione a nord e sud della città, e anche se non sapremo quale di queste azioni sarà quella decisiva, non è da escludere che Kyjiv stia cercando di costringere i russi a riposizionare le proprie truppe in una maniera che sia vantaggiosa per gli ucraini. L’obiettivo potrebbe essere quello di garantire che i russi reagiscano con le risorse e con le modalità che più sono consone ai piani operativi ucraini, che avrebbero così il vantaggio di costringere l’avversario a combattere quando non vorrebbe e in un settore del fronte non di sua scelta.

I problemi di una difesa rigida
Un altro chiaro vantaggio portato da queste shaping operations è che disturbano i ritmi operativi e i piani delle forze russe. Costretti a interrompere le loro attività correnti, per i russi sarà più difficile essere in grado di reagire alla controffensiva ucraina, anche e soprattutto se il comando si sentirà obbligato a schierare parte delle proprie riserve mobili, già piuttosto scarse. Non va sicuramente a vantaggio degli invasori neanche la scelta di ricorrere a difese fisse come trincee e bunker, presidiate da truppe con poca esperienza. Questo approccio manca infatti di una sufficiente flessibilità per poter organizzare ritirate tattiche, fondamentali per sfuggire ai colpi ucraini e lanciare immediati contrattacchi locali, togliendo l’iniziativa agli ucraini.

La decisione di far saltare la diga di Khakovka suggerisce che il comando russo abbia compreso i rischi legati a un fronte troppo lungo e rigido, forse poco in grado di assorbire attacchi ucraini senza rischiare una rottura. Rendendo il Dnipro inattraversabile nelle prossime ore e difficile da superare sine die dà un po’ di respiro a un comando russo che sembra sempre più in affanno e più portato a reagire che agire.

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