L’estate all’ossoMeloni sognava vacanze da film, ma si ritrova con un’Italia preoccupata e insoddisfatta

Non è l’agosto da record in cui sperava il governo. Tra inflazione, rincaro dei trasporti, emergenza climatica e Pil in frenata, abbiamo un presente grigio e un futuro ancor meno attraente

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La bella estate non c’è. Le sarebbe piaciuto essere la premier della villeggiatura ridaiola, della spiaggia con gli ombrelloni-oni-oni, «bambini, fuori dall’acqua», delle serate in simil-Twiga, di un’Italietta che si diverte come ai bei tempi del giovane Arbasino e la Catherine Spaak de “Il sorpasso”, solo con lo smartphone al posto della Settimana Enigmistica o di Stop. Le sarebbero piaciuti gli italiani sui motoscafi o almeno sui gommoni, trenta-giorni-trenta senza pensieri e «tanto sole tanto mare a tutti», come diceva nelle sue serate il crooner italiano Fred Bongusto, alberghi e ristoranti sempre strapieni e turisti a gogò, le sarebbe piaciuto un Paese finalmente tonico, rinfrancato, pure edonista, un’Italia da tutto esaurito e vamos a la playa.

Ma no, l’Italia dell’estate 2023 non è come quella dei bei giorni felici, e Giorgia Meloni non è come i vecchi presidenti del Consiglio democristiani: allora sì che l’italiano medio era tutto sommato tranquillo e anche se a Roma c’era un governo balneare chi se ne fregava, un po’ di soldi c’erano comunque anche perché tutto costava poco.

Tantomeno lei è l’epigono dell’Italia opulenta, abbronzata e craxiana degli Ottanta, e poi quella più volgare e godereccia berlusconiana dei Novanta, new economy, vacanze lunghe e la certezza che al rientro il lavoro sarebbe stato pronto ad accoglierti e se non era quello se ne sarebbe cercato e trovato un altro.

No, Giorgia non è riuscita a darci un’estate spensierata e non solo per le intemerate dei suoi seguaci e nemmeno per il raddoppio degli sbarchi (l’invasione!) ma per il fatto più banale che questa è un’estate piena di sconsiderati aumenti dei prezzi (ma non c’è un tale che dovrebbe occuparsene, il cosiddetto Mister Prezzi?), di trasporti costosissimi (ma Matteo Salvini dov’è?), di strutture turistiche che ti spennano (che grande manager, Daniela Santanchè), così che tanti italiani tornano a casa prima del previsto – sono finiti i soldi – riprendendo mestamente l’autostrada che in senso inverso ingoia i vacanzieri della seconda parte di agosto, altro che vacanze lunghe.

Può anche capitare, in partenza o al ritorno, di beccarsi una grandinata in piena estate o qualche incendio qua e là, solo adesso hanno capito che bisogna fare qualcosa contro i piromani, oppure un traghetto senza aria condizionata o un treno con quattro ore di ritardo. I più scaltri hanno scelto la Grecia, la Croazia, la Spagna, la negletta (finora) Albania che costa la metà della metà. Il Sole 24 Ore scrive di «diffusi cali, anche tra il 20% e il 30%, della domanda soprattutto degli italiani verso le destinazioni nazionali», e hanno ragione a scappare per esempio dalla Puglia, dove – leggiamo da un’inchiesta dell’Adoc – «dal Gargano al Salento i prezzi sulle spiagge pugliesi sono molto più alti rispetto a Grecia e Albania. A Gallipoli, ad esempio, per una giornata al mare (compresa la consumazione al ristorante) e una notte in un B&B, una famiglia di quattro persone arriva a spendere fino a cinquecento euro». Chissà se quando comandava D’Alema Gallipoli era così cara, fatto sta che bastano poche ore di mare e sei in Albania, non ci vuole molto a capirlo.

E sì che tutti sbandieravano una «estate record», un trionfo italiano, e tuttora i servizi dei telegiornali made-in-Meloni sembrano quelli di un’altra epoca, spezzoni tratti da Techetechetè, dove la gente ha voglia di divertirsi e tutti ridono come scemi ma purtroppo nessuno dei gaudenti di Palazzo Chigi ha pensato per tempo di calmierare alcuni prezzi, organizzare e integrare i trasporti, vigilare sulle truffe, hanno puntato tutto su una “giorgite” rassicurante, intraprendente e piena di un piglio nuovo, su un clima da boom economico mentre il Pil è in frenata, sul Belpaese che ritrova la sicurezza di sé, pensavano di aver tranquillizzato un Paese che sta male e che è preoccupato del futuro e insoddisfatto del presente promettendogli un’estate al mare/stile balneare che purtroppo non c’è.

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