Gli sforzi del VaticanoLa pace giusta e sicura per l’Ucraina, secondo il cardinale Zuppi

Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha dialogato con Nona Mikhelidze e Francesco Lepore, parlando della necessità di un «dialogo a tre» per arrivare alla risoluzione del conflitto, con un grande coinvolgimento della comunità internazionale

In Ucraina la pace non solo dovrà essere «giusta» ma anche «sicura». Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Maria Zuppi, è stato inviato di pace di Papa Francesco in Ucraina e in Russia per tentare una via di risoluzione del conflitto. E dello sforzo del Vaticano per il superamento della guerra e il ritorno dei bambini ucraini sequestrati dai russi ha parlato nel corso de Linkiesta Festival con Nona Mikhelidze, responsabile di ricerca presso l’Istituto affari internazionali, con la moderazione del giornalista Francesco Lepore.

Per Zuppi, la pace per essere «giusta e sicura» deve poter essere applicata e applicabile, ha spiegato. «Gli accordi di Minsk in Ucraina sono un esempio di un problema che sembrava risolto e invece così non era», ha detto. «Serve il dialogo per non fare un’altra Minsk e deve essere un dialogo a tre, tra Russia e Ucraina, più una importante presenza della comunità internazionale. Altrimenti, davanti a questo conflitto, non c’è altra risoluzione se non quella militare».

La necessità della pace è stata affermata anche da Nona Mikhelidze. «Pace è la parola che sta più a cuore a coloro che hanno vissuto la guerra. E oggi non c’è nessun altro popolo al mondo più degli ucraini che desideri la pace», ha detto. «Oggi gli ucraini desiderano la pace giusta. Ma bisogna tener conto che questa guerra comincia nel 2014 e ancor prima nel 2008 con l’invasione della Georgia. Quindi oggi, prima di arrivare alla pace e al dialogo, bisogna essere sempre in due, ci deve essere qualcuno disponibile di sedersi al tavolo. E questo dialogo non può essere basato su ultimatum, sulla richiesta di una capitolazione».

Dal 2011, ha ricordato Mikhelidze, «ci sono stati duecento round di negoziati tra Ucraina e Russia, che come risultato hanno portato all’invasione del 24 febbraio 2022. Questo non possiamo dimenticarlo. Per l’Ucraina non è solo una questione territoriale, si tratta delle vite umane che vivono su quei territori e che hanno una propria identità». Quell’identità che i russi hanno l’obiettivo di distruggere colpendo i simboli culturali ucraini.

Il negoziato per la pace, in realtà, è partito una settimana dopo l’invasione del 24 febbraio 2022. Ma tutto si è fermato poi quando sono stati scoperti gli orrori di Bucha, gli stupri, le violenze, i massacri.

Rispetto a questi orrori, «il Papa non è mai equidistante, è sempre dalla parte delle vittime», ha ricordato Zuppi. Papa Francesco mira alla pace «ma distinguendo sempre tra aggressore e aggredito». La posizione del Pontefice, ha sottolineato Zuppi, è «cercare di tenere il più possibile aperti tutti i canali, ma senza ambiguità» per «ottenere delle vie d’uscita dal conflitto». Questo «è un carico che tutta la comunità internazionale deve sostenere per evitare di arrivare a qualcosa che non corrisponda alla giustizia e alla sicurezza».

Accanto alla «diplomazia della speranza», quello che il Vaticano sta portando avanti è anche una «diplomazia della prudenza», calibrando sempre le parole in un momento così difficile. «Ma senza opacità, senza ambiguità».