Le due EuropeI sovranisti a Firenze, gli europeisti a Caserta, mentre Meloni sta in mezzo al guado

Sabato l’estrema destra continentale va da Salvini, mentre i popolari e i democratici di Metsola e Picierno rendono omaggio allo spirito di Ventotene. La Premier, invece, non sa cosa dire

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Le due Europe in Italia, domenica. La campagna elettorale per le elezioni europee in un certo senso comincia dopodomani con due eventi speculari. L’ultradestra, che in Italia ha il suo portabandiera in Matteo Salvini, si incontra a Firenze con due vistose assenze, le figure più importanti diciamo pure, Marine Le Pen e Geert Wilders, fresco di primato elettorale nella sua Olanda ma alle prese con il rompicapo di riuscire a formare una maggioranza e un governo tanto che ha declinato l’invito salviniano perché appunto impegnato nelle trattative, uno cosa un po’ più importante del triste raduno dei leghisti e di varia umanità più meno nazi-fascista. Manderà un videomessaggio, come Marine. Il minimo sindacale.

Sulle intenzioni del ministro delle Infrastrutture si è già detto molto. Certo, l’operazione è plateale, quella di presentarsi sul proscenio europeo in grande spolvero suggerendo l’idea di rappresentare con il suo gruppo, Identità e democrazia, la vera destra, in aperta polemica con una Giorgia Meloni che da mesi sta escogitando il modo di appoggiare la futura maggioranza (identica all’attuale, cioè la maggioranza Ursula, socialisti-democratici-popolari) senza farsi ridere appresso dalla destra mondiale di cui è parte integrante da quando è nata.

La droite c’est moi, dice Salvini: ma a chi? Intanto lo dice ai vari personaggi che in giro per l’Europa brandiscono le armi della xenofobia, del suprematismo nazionalista che fa a pugni con l’europeismo, della paura sui temi della sicurezza e dell’oscurantismo sui diritti. I tedeschi di AfD in primo luogo, con il co-presidente Tino Chrupalla (la leader Alice Weidel ha mandato lui), un partito dato in crescita in Germania, sufficientemente filo-nazista per piacere al Salvini in versione nera che più nera non si può. Una involuzione che punta a rastrellare in Italia quel po’ di voti fascistoidi che potrebbe consentirgli di non precipitare dal trentaquattro per cento delle ultime europee a un risultato a una cifra: una scommessa spericolata e comunque ad altissimo rischio.

A Firenze, dove sono in programma varie manifestazioni di protesta per la presenza dei “neri” europei, ci saranno anche il presidente del Rassemblement national e candidato Jordan Bardella, mentre si videocollegherà André Ventura dal Portogallo. Non mancheranno i fascisti austriaci ed esponenti dall’est Europa come il nippo-ceco Tomio Okamuta il quale – ha scritto Flavia Perina sulla Stampa – anela a «uno Stato Rom dove trasportare i nomadi per toglierseli dai piedi», fino alla Danimarca, dovrebbero essere tredici Paesi in tutto.

Un’adunata di mattocchi che però racimolano voti di gente “contro”, emarginata, succube di una propaganda da anni Venti, ma del secolo scorso, e che prevedibilmente occuperà uno spicchio del Parlamento europeo totalmente estraneo alla dinamica politica della legislatura che si aprirà col voto di giugno e che sarà ancora imperniata sull’asse che ha portato alla guida della Commissione Ursula von der Leyen.

Poi c’è appunto un’altra Europa che si sta muovendo. E non è un caso se il primo passo sarà in Italia, sempre domenica, non lontano in linea d’aria da quella Ventotene dove Altiero Spinelli e Ernesto Rossi scrissero il famoso Manifesto (quello stesso Spinelli che nel 1979 venne candidato alle prime Europee dal Pci, mentre oggi il Partito democratico cerca Patrick Zaki…), più precisamente a Caserta, dove la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola, del partito dei Popolari europei, parteciperà a un evento assieme alla vicepresidente dello stesso Europarlamento, la dem Pina Picierno. Nel nome di Ernesto Rossi, Metsola e Picierno insieme daranno l’idea plastica di un’alleanza democratica per proseguire sulla, invero scoscesa, strada europea.

I popolari stanno rimuovendo ogni indugio, socialisti e democratici e liberali sono in campo pur con tutti gli acciacchi della sinistra. Nella morsa tra l’estrema destra “identitaria” e i protagonisti della maggioranza Ursula, rischia di trovarsi schiacciata la premier italiana che alla fine dovrà scegliere se stare con gli europeisti o con i sovranisti neri. La scelta lei l’ha già fatta, solo che non sa come dirla.

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