Minaccia dietro l’angoloPerché la Finlandia è molto più preparata di altri Paesi europei alla guerra russa

A Helsinki tutto è declinato in termini di difesa e di sicurezza, anche l’urbanistica e gli approvvigionamenti prevedono misure d’emergenza attivabili in ogni momento. E l’industria bellica punta sempre ad aumentare la propria capacità di produzione

AP/Lapresse

La difesa nazionale della Finlandia si basa sulla consapevolezza che al confine orientale del Paese c’è una grande fonte di pericolo, una minaccia perenne. È la Russia. È così da sempre e da lì, da secoli, arrivano i problemi maggiori. È per questo motivo che anche dopo la fine della Guerra Fredda, Helsinki non ha mai cambiato granché del suo approccio, della sua valutazione della minaccia russa. Anzi, ha portato avanti un sistema di difesa collettiva implementato con diversi Paesi fin dal secondo Dopoguerra.

A differenza della maggior parte degli altri Stati europei, la Finlandia non ha mai abolito il servizio di leva. Anche se le truppe professionalizzate sono poche – perlopiù membri dell’aviazione e della marina –, Helsinki può contare su un personale in servizio attivo di duecentottantamila unità che può essere rapidamente schierato in caso di guerra. Mentre il bacino totale della riserva già addestrata è di novecentomila – questo però richiede più tempo per essere richiamato, per ragioni logistiche e di addestramento –, un numero pari a quello della Bundeswehr tedesca, ma in uno Stato formato da cinque milioni e mezzo di persone. Le Forze di difesa finlandesi (Fdf) riescono a formare circa ventitremila reclute ogni anno, con il servizio militare obbligatorio solo per gli uomini e volontario per le donne.

In termini di capacità, Helsinki vanta un arsenale di artiglieria tra i più grandi d’Europa e un’aviazione ben equipaggiata (dal 2026 in poi, gli Hornet F/A 18 che vengono usati oggi saranno sostituiti da sessantaquattro caccia F-35). Nel 2011, la Finlandia ha acquistato missili a lungo raggio AGM-158 JASSM dagli Stati Uniti, ed è così diventato l’unico Paese, insieme a Polonia e Australia, ad avere queste armi a disposizione al di fuori degli Stati Uniti.

Helsinki ha investito moltissimo nella difesa aerea: l’esempio più recente sono i dispositivi missilistici David Sling di produzione israeliana, ma già nei primi anni Duemila aveva investito nei lanciarazzi M270 MLRS, il cui sistema viene aggiornato proprio in questi mesi.

Insomma, l’invasione russa dell’Ucraina ha messo in luce tutta la capacità militare sviluppata dalla Finlandia negli ultimi vent’anni, anche perché Helsinki possiede gran parte di ciò di cui Kyjiv avrebbe un gran bisogno. In particolare, una grande forza terrestre di riservisti, grande disponibilità di truppe da arruolare, circa duecento Leopard A24 e A26 MBT, artiglieria pesante (compresi sistemi d’arma missilistici a lungo raggio, aeronautica pronta e grande difesa aerea). La marina militare, invece, è specializzata nelle operazioni nei fondali bassi del Baltico e negli arcipelaghi, ha capacità eccezionali nell’uso di mine navali, e collabora a stretto contatto con la Svezia, con cui ha già creato alcune unità miste.

La difesa militare, comunque, è solo la punta dell’iceberg. La strategia della sicurezza di Helsinki comprende anche l’economia, le infrastrutture, gli approvvigionamenti, la sicurezza civile e la resilienza sociale della popolazione. Tutto, in Finlandia, è passa attraverso una lente securitaria.

Ogni edificio che superi certe dimensioni – inclusi tutti i condomini residenziali e le strutture pubbliche – deve essere dotato di un rifugio antiaereo. La capitale è dotata di un apparato di tunnel che possono ospitare fino a novecentomila persone – cioè più dell’attuale popolazione cittadina. I progetti per la costruzione di tutti i ponti posizionati in punti strategici includono la possibilità di agganciare delle cariche di esplosivo, in modo da ostacolare l’avanzare del nemico in caso di un potenziale attacco. Inoltre ci sono, sempre, anche scorte d’emergenza piene di tutti i rifornimenti possibili per affrontare una situazione di crisi: questo include grano, medicinali e carburante per scenari di conflitto lunghi diversi mesi. E dal 24 febbraio 2022 Helsinki non ha mai smesso di accumulare altre scorte. Anche alla popolazione viene chiesto di conservare scorte per poter resistere almeno tre giorni in casa.

Con un territorio grande e una popolazione molto ridotta, in Finlandia la sicurezza nazionale è considerata uno sforzo di tutta la comunità, con tanto di impegni costituzionali che ogni cittadino deve rispettare per contribuire alla difesa nazionale.

Tutte queste misure preventive e queste scorte tornano utili adesso che l’Europa sta cercando di potenziare la propria produzione industriale bellica. Da due anni Helsinki ha “internalizzato” i processi di fabbricazione di munizioni ed è destinata a diventare uno dei maggiori produttori europei di proiettili d’artiglieria entro il 2028.

C’è una doppia ambizione a guidare tutte queste decisioni: la prima è aumentare le scorte regionali del Paese e dell’intera regione scandinava e baltica; la seconda è di poter continuare a supportare Kyjiv almeno fino al 2030. Le Forze di difesa finlandesi hanno anche ricevuto finanziamenti supplementari per gli appalti e hanno immediatamente emesso nuovi contratti nella primavera del 2022, battendo sul tempo gli altri Paesi. Di conseguenza, le riserve dello Stato sono aumentate al punto da dover ampliare la capacità di stoccaggio.

Quest’anno, l’esercito condurrà anche esercitazioni logistiche e attiverà delle clausole che porteranno alcune imprese civili a produrre nuove scorte – ovviamente solo quelle che hanno possibilità di aggiungere produzione supplementare da mettere a disposizione delle Forze armate in caso di crisi e di guerra. Una cosa che assomiglia molto a una versione soft dell’economia di guerra.

In questo periodo prebellico la disponibilità e la capacità di produzione di ogni cosa, dalle forniture alimentari ai macchinari, viene testata immaginando un conflitto prolungato, proprio come quello in Ucraina. Così, la Finlandia è molto più pronta di tanti altri Paesi ad affrontare le sfide che dovrà affrontare l’Europa nei prossimi anni e decenni.

Minna Ålander è research fellow al Finnish Institute of International Affairs e non-resident fellow del Center for European Policy Analysis

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