Ho già scritto qui che soltanto un cretino può ritenere di carrozzare la propria idea spiegando che la propugna «in quanto ebreo». Ma si fa peggio da parte altrui quando quell’idea è presa e valorizzata appunto perché a esprimerla è un ebreo. E quest’altra faccia del fenomeno è anche più penosa e pericolosa.
Vi si assiste quotidianamente: ora è la farneticazione di Moni Ovadia sul profilo hitleriano del sionismo, la plateale fesseria che manda in orgasmo la plebaglia della fogna social e impettisce il giornalismo democratico che mette accanto all’intervista questa o quella notizia falsa scelta dal bouquet di panzane fornito dall’Ordine dei giornalisti di Settembre Nero; ora è la ripresa della blaterazione del rabbino da manicomio, che a casa sua non si fila nessuno, adoperata per dimostrare che «Vedi? Lo dicono gli anche gli ebrei che Israele l’hanno fondato i rettiliani»; ora è il virgolettato dell’ultimo sproloquio in trance del professor Norman Finkelstein, quello che già diceva che «Hezbollah è una benedizione», per dimostrare che «Ecco! Anche lui che ha la famiglia distrutta dalla Shoah spiega che c’è del buono anche negli sgozzatori». E via così, con le balle più sguaiate, le supercazzole più ingarbugliate, le più disinibite bestemmie della verità, le contraffazioni più scandalose, i vaneggiamenti più comici scriminati da quell’improbabile patente e cioè dal fatto che, signori miei, «L’ha detto un ebreo, altro che no!».
L’argomento, chiamiamolo così, è della stessa tempra del più noto «ho tanti amici ebrei», ma rispetto a questo è appunto più infame e pericoloso perché legittima la stupidaggine e accredita la bufala sulla scorta di quell’identità facultizzante: è ebreo, quindi può ben dire che gli ebrei si nutrono di sangue e, anzi, se lo dice «in quanto ebreo» vuoi che non sia vero?
A chi fa questo sporco giochetto non si può nemmeno riconoscere la buonafede dell’ignoranza, come non si potrebbe nel caso dello schiavista che porta a testimone della propria equanimità il lavorante delle piantagioni che racconta quanto è buono il badrone. Con la differenza che quest’ultima scenetta è oggi inattuale, grazie al cielo, mentre è drammaticamente attuale l’antisemitismo di cui si fa negazione recuperando l’ebreo che simpatizza con i mazzieri delle università perché – parola di ebreo – prima di condannare la caccia all’ebreo bisogna vedere il contesto.