Vivere sul limiteRiapre l’Arsenale del libro, senza gli autori e i libri ucraini uccisi e bruciati dai russi

Cercare di organizzare una fiera in tempo di guerra è una prova estrema, un’altra forma di resistenza da cui nasce una cultura nuova, che riflette sul presente ma parla al futuro ed è destinata a sopravvivere a bombe, esplosioni e roghi

AP/Lapresse

Domani si apre a Kyjiv la più grande fiera dell’editoria ucraina, “Arsenale del libro” (Knyzhkovyy Arsenal) che si tiene dal 2011 in un vecchio arsenale del periodo dell’indipendenza politica ucraina guidata dall’etmano Mazepa (1639-1709), trasformato nel 2007 in spazio artistico “Arsenale dell’arte” (Mystetskyy Arsenal). Nel 2019 l’Arsenale del libro è stato giudicato miglior festival del libro al The London Book Fair. L’edizione del 2022 è stata cancellata a causa dell’invasione russa su larga scala, quella del 2023 si è tenuta alla fine di giugno, e non come al solito alla fine di maggio, ed è stato l’ultimo evento pubblico al quale ha partecipato la scrittrice e poetessa Victoria Amelina, uccisa pochi giorni dopo dai russi a Karamatorsk.

All’Arsenale del libro, Amelina aveva presentato il diario di Volodymyr Vakulenko, uno scrittore per bambini ucciso dai russi a marzo del 2022 a Izyum, con la sua prefazione. Il corpo di Vakulenko è stato trovato in una fossa comune a Izyum, nella regione di Kharkiv, da dove sono stati cacciati i russi nell’autunno 2022. Il suo diario, scritto durante i messi dell’occupazione russa, è stato trovato da Victoria Amelina dopo aver scavato, da membro del gruppo investigativo dei crimini di guerra Truth Hounds, la terra sotto il melo nel suo giardino. Lì Vakulenko aveva nascosto il diario, prima di essere stato arrestato. Durante quell’ultimo Arsenale del libro del 2013, Victoria Amelina ha letto anche le sue poesie, accompagnate dalle musiche suonate da Volodymyr Yermolenko, filosofo e presidente del Pen Ukraine.

Da quel primo Arsenale tenutosi ai tempi di guerra è passato un anno. Con fatica, con le sirene, spostandosi continuamente nei rifugi, ma si è tenuto. Quest’anno, con fatica, sirene e ostacoli, l’Arsenale del libro torna nelle sue date abituali di fine maggio.

Sul palco mancheranno gli autori uccisi dalla Russia, non solo Victoria Amelina, ma anche Maksym Kryvtsov, Andriy Gudyma e Yevhen Hulevych. E mancheranno anche i libri. Il 23 maggio, una settimana prima dell’apertura dell’Arsenale, i russi hanno bombardato “Faktor Druk”, la più grande tipografia dell’Ucraina, dove viene stampato un terzo dei libri del già ridotto – a causa dell’aggressione russa – mercato ucraino. Proprio in questa tipografia, dove stampava anche la casa editrice “Vivat”, è stato prodotto un anno fa il Diario di Volodymyr Vakulenko. Proprio in questa tipografia si stavano stampando i libri “I cacciatori di felicità” dello scrittore e soldato Valeriy Puzik; “Le parole e le pallottole”, una serie di interviste agli attivisti e militari (tra questi Victoria Amelina e Maksym Kryvtsov di Nataliya Korniyenko); “Lo smeraldo della regina Nesvitska” di Oleksandr Irvanets, il poeta della generazione degli Anni Ottanta, sopravvissuto a Bucha.

Il rogo provocato dal bombardamento ha bruciato cinquantamila volumi, tra cui libri per l’infanzia, manuali scolastici e traduzioni di libri stranieri. All’Arsenale, al posto degli stand con i libri stampati a “Faktor Druk”, ci sarà uno spazio vuoto. Del resto, il vuoto è quel che rimane ovunque passi la Russia.

In segno di solidarietà con le case editrici che hanno perso le loro tirature, e che di conseguenza hanno perso ricavi importanti nel periodo della più grande fiera del libro, i lettori ucraini sono corsi ad acquistare i loro volumi, a postare le foto dei loro libri sui social, a raccogliere fondi per rimediare alle perdite. Nell’incendio hanno perso la vita sette impiegati che in quel momento si trovavano sul loro posto di lavoro.

Dove sono gli artisti ucraini? Uccisi dai russi. Dove sono i libri ucraini? Bruciati dai russi. Dove sono le case editrici, biblioteche, musei ucraini? Distrutti dai russi. La sedicente “grande cultura russa” fa questo: uccide, brucia, distrugge per avere supremazia sulle macerie, per piazzarsi sui roghi, per infilarsi negli spazi vuoti, per dire che prima di lei qui non c’è stato niente e nessun altro.

Dopo la guerra della Russia all’Ucraina, dopo le fosse comuni, dopo i roghi dei libri, dopo l’uccisione a freddo con due colpi di pistola nel petto di Vakulenko e dopo il missile Iskander lanciato deliberatamente sulla pizzeria dove cenava Victoria Amelina, dopo che un collaborazionista ha passato le coordinate precise all’esercito russo (condannato ad aprile 2023 a vita dopo il processo), la cultura russa non ha più niente da dirci, non produce nessuna riflessione valida sulla sua realtà terroristica neanche tramite quelli che si trovano all’estero, e non si rivolge nemmeno a nessuno perché i suoi consumatori principali ora si trovano ad aver invaso e distrutto un paese pacifico.

Il tema dell’Arsenale di quest’anno è “Sul limite”: vivere oggi, e anche cercare di organizzare una fiera del libro in Ucraina ai tempi della guerra, è agire sul limite. In questi giorni verranno presentate “Le testimonianze”, la prima e ultima raccolta di poesie di Victoria Amelina. Il Pen Ukraine dedicherà “La voce che persiste” agli autori uccisi dalla Russia, e ci saranno tanti abbracci perché potrebbero sempre essere gli ultimi, come nel caso l’Arsenale 2023 è stato l’ultimo per Victoria Amelina.

Scrivendo sull’Arsenale del libro oggi non posso non pensare all’Arsenale del libro dell’anno prossimo. Come sarà? In quanti ci arriveranno? Chi mancherà all’appello a causa delle bombe russe? All’inizio di maggio, l’organizzatrice dell’Arsenale del libro Olha Zhuk è andata al Salone del libro di Torino su invito di Paola Peduzzi per condividere con il pubblico italiano l’atmosfera che si vive a Kyjiv.

Olha Zhuk ha raccontato di quante librerie sono state aperte nell’ultimo anno a Kyjiv e di quanta voglia di vivere, leggere, scoprire sé stessi attraverso un libro, abbracciarsi agli eventi ci sia nella capitale ucraina. Vivere sul limite è un’altra forma di resistenza inventata dagli ucraini nonostante la Russia ogni giorno li voglia morti. E nel vivere sul limite nasce una cultura nuova, una cultura che riflette sul presente, che parla al futuro, che è destinata a rimanere e a sopravvivere a ogni rogo e a ogni bomba.

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