Demiral e gli altriLa Turchia ha portato agli Europei anche il suo nazionalismo più estremo

Dopo il gol all’Austria, il difensore ex Juventus ha mimato con le mani il simbolo usato dai sostenitori dei Lupi Grigi, un gruppo paramilitare dell’ultradestra. Non è la prima volta che i giocatori della Nazionale fanno gesti di questo tipo, mostrando anche una certa vicinanza al regime di Erdoğan

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Dovevano essere gli Europei che univano l’Europa, almeno negli slogan, e invece quello che la competizione sta facendo emergere è quanto in realtà il continente calcistico sia profondamente pieno di divisioni e fratture. Da questo punto di vista, le elezioni Europee tenutesi una settimana prima del torneo non hanno fatto che anticipare, per molti versi, temi che si sono poi ritrovati in campo e sugli spalti.

I nazionalismi balcanici sono stati i grandi protagonisti della fase a gironi di Euro 2024, ma gli ottavi di finale si sono conclusi con un grosso caso legato al nazionalismo turco. Il difensore Merih Demiral – con un passato in Italia tra Sassuolo, Juventus e Atalanta – ha segnato una decisiva doppietta contro l’Austria, e ha esultato facendo con entrambe le mani il gesto del lupo. Sui social ha pubblicato lui stesso l’immagine, sottolineando come per lui rappresenti la fierezza di essere turco. Ma a molti non è sfuggito che quella simbologia è legata principalmente al gruppo paramilitare di estrema destra dei Lupi Grigi, e la Uefa ha deciso di aprire un’indagine per possibili sanzioni verso il giocatore.

Un caso diplomatico
La polemica è scoppiata subito sui social, con molti giornalisti tedeschi che, per primi, hanno fatto notare come il gesto di Demiral sia comunemente usato dai sostenitori dei Lupi Grigi. Nati come organizzazione giovanile del partito nazionalista Mhp, il movimento è divenuto estremamente influente in Turchia, al punto da essere oggi molto legato al governo di Erdoğan. Ma soprattutto sta facendo da tempo proseliti nelle comunità di immigrati turchi nell’Europa occidentale, al punto che la Francia ha già deciso di metterlo fuori legge e da qualche tempo si discute di estendere il divieto all’intera area Ue.

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Il giornalista Tobias Huch ha fatto notare anche come il gesto di Demiral si arrivato in una ricorrenza piuttosto nefasta: la partita con l’Austria si è giocata il 2 luglio, lo stesso giorno in cui, nel 1993, avvenne il massacro di Sivas, quando dei nazionalisti turchi diedero fuoco a un hotel uccidendo trentasette intellettuali Aleviti. Difficile dire se Demiral sapesse della coincidenza di date e se conoscesse questo episodio storico, ma il suo gesto è arrivato anche in un momento in cui le violenze nazionaliste in Turchia sono molto forti. Da domenica scorsa, in varie città del Paese si stanno verificando aggressioni ai danni dei numerosi rifugiati siriani, e le tensioni etniche sono in grande crescita. L’utilizzo di un gesto nazionalista in un momento simile, in quello che oggi è probabilmente il principale palcoscenico d’Europa, non poteva non causare polemiche.

Il gesto del lupo si è visto anche tra i numerosi tifosi scesi a festeggiare nelle strade di Vienna, unito a un’altra simbologia politica, la scritta “R4bia”, collegata al movimento dei Fratelli Musulmani e anch’essa usata spesso da Erdoğan. Un episodio che ha rinforzato le tensioni verso la comunità turca austriaca, in un Paese in cui alle ultime Europee la destra nazionalista e xenofoba è risultata il primo partito. Ma il caso diplomatico vero e proprio è scoppiato tra Germania e Turchia: Nancy Faeser, ministra dell’Interno del Paese che ospita gli Europei, ha condannato fermamente ogni espressione dell’estrema destra turca, mentre da Ankara hanno reagito accusando di xenofobia il governo di Berlino.

Calcio e nazionalismo in Turchia
Chiunque conosca un po’ il calcio turco non sarà però del tutto rimasto stupito da quanto successo. Se è vero che a livello di tifoserie, specialmente tra i club, prevalgono atteggiamenti ostili a Erdoğan e alla destra, tra i giocatori della Nazionale la tendenza sembra essere decisamente opposta. Nel 2019, quando erano in corso le operazioni militari contro i curdi in Siria, diversi calciatori turchi festeggiarono gol e vittorie facendo il saluto militare, in appoggio all’esercito. Tra i vari giocatori che lo fecero, ci fu proprio Demiral, che nello stesso periodo pubblicò online anche una foto di un soldato turco con una bambina, in un chiaro segno di supporto all’aggressione in Kurdistan.

Il difensore ha replicato il saluto militare nel settembre 2023, durante una partita contro la Francia, a riprova di quali siano le sue tendenze politiche. Ma il nazionalismo è un sentimento molto forte tra i giocatori turchi, e anche tra quelli nati e cresciuti all’estero e che hanno optato per altre nazionali. I tedeschi Mesut Özil e İlkay Gündoğan sono noti per la loro amicizia con Erdoğan, e Özil fece anche scoppiare un piccolo caso con la Cina quando denunciò le violazioni dei diritti umani degli uiguri, una minoranza turcofona cinese. Più di recente, l’ex-centrocampista campione del mondo nel 2014 ha fatto discutere perché in una foto a torso nudo si notavano dei tatuaggi che facevano riferimento alle simbologie dei nazionalisti del Mhp e dei Lupi Grigi.

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