Win-winSalvini avrebbe preferito la condanna, ma con l’assoluzione esulta tutta la destra

Il leader della Lega era pronto a indossare la maschera del martire sul caso Open Arms, ma i giudici di Palermo hanno stabilito che il fatto non sussiste. Ora la maggioranza dirà che la politica sui migranti è giusta e Meloni evita il potenziale rilancio di un avversario interno al governo

Lapresse

Assolto. Il fatto non sussiste secondo i giudici di Palermo. Non ha sequestrato i migranti sulla Open Arms. Matteo Salvini si abbraccia con la fidanzata Francesca Verdini e con il suo avvocato parlamentare Giulia Bongiorno. Finale non scontato di un processo vissuto come un derby gridato tra curve nemiche. Lui contro le «zecche rosse», i magistrati in combutta con la sinistra delle porte spalancate agli immigrati, anche i clandestini, che non ha smesso di indicare come tutti spacciatori e stupratori. Matteo Salvini, il patriota che difende i sacri confini italici, vittima se condannato, vincitore se assolto.

L’aula del tribunale di Palermo trasformata nel suo palcoscenico politico, assoluzione come un ricostituente energetico per tirare se stesso dal cono d’ombra in cui è finito nelle urne e nel centrodestra, scavalcato nei consensi anche da Forza Italia. Ma ora può esultare con Giorgia Meloni e Antonio Tajani.

Ieri mattina aveva detto che sarebbe stata comunque una bella giornata, anche in caso di condanna. Se condannato avrebbe potuto fare meglio il martire, abbracciarsi e consolarsi con Elon Musk che lo ha sostenuto: con i suoi tweet il tecno-miliardario consigliere di Donald Trump aveva chiesto di cacciare i magistrati che hanno inquisito il suo amico italiano. E tanto per capire in che compagnia cammina Salvini, ketamina Musk continua a intromettersi negli affari degli Stati si presume alleati, al punto di sostenere che la Germania si potrà salvare solo se a vincere le prossime elezioni sarà l’estrema destra neonazista di Alternative für Deutschland. In attesa di firmare un contratto con il governo italiano per la sua Starlink di un miliardo e mezzo, mica bruscolini. La politica oggi si fa anche così, alla corte di Re Lear Trump.

Comunque, assolto. Salvini aveva già pensato alla sua strategia win-win. Forse avrebbe preferito fare il martire e sarebbe stata l’unica vera occasione per risalire nei sondaggi che lo hanno visto precipitare nel gradimento popolare dopo l’exploit del 2018 e negli anni successivi proprio grazie ai porti bloccati. Di dimettersi non se ne parlava. Del resto sia Meloni sia Tajani avevano espresso la loro solidarietà. La premier l’altro giorno lo ha fatto in aula scatenando l’applauso della maggioranza. Non tener conto della sentenza sarebbe stato un modo per corroborare la riforma della giustizia firmata dal ministro Carlo Nordio. Un modo per continuare a criticare i pm e la magistratura di “zecche rosse” che mettono nel mirino i politici. Facendosi forte della vicenda e l’assoluzione di Matteo Renzi. Come se fosse tutta la stessa cosa, tutto finito a bollire nello stesso calderone.

Win-win. Adesso il leader del Carroccio e tutta la maggioranza possono dire che la politica dura contro gli immigranti era ed è giusta, il centro in Albania è la strada giusta. Adesso si potrà presentare con una vittoria politica al congresso federale della Lega. Nessuno avrebbe potuto criticare e mettere in discussione un vittima condannato. Ma vale lo stesso ora che è stato assolto. È chiaro che Meloni ha sempre sperato nel finale di partita di ieri sera. Evita l’assalto polemico delle opposizioni, l’imbarazzo di avere un vicepremier condannato. Non solo, evita il potenziale rilancio politico di Salvini. Potenziale, infatti: la sensazione è che far resuscitare l’ex Capitano non servono neanche i riti voodoo o le macumbe che Meloni aveva consigliato alle opposizioni per farla cadere.

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