Un solo mare Alla scoperta del primo (e unico) centro italiano dedicato all’ocean literacy

Sull’isola di San Servolo, nel cuore della laguna veneziana, il Sea Beyond Ocean Literacy Centre propone diversi percorsi per educare giovani e giovanissimi alla cura di un ecosistema che non possiamo più trattare al plurale

courtesy of Prada Group

La notizia è presto detta: sull’isola di San Servolo, nella laguna veneziana, ha appena aperto una struttura particolare. Si tratta del Sea Beyond Ocean Literacy Centre, il primo e unico centro in Italia dedicato all’educazione all’oceano, realizzato grazie all’ulteriore rafforzamento della sinergia tra il Gruppo Prada e UNESCO-COI, la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO: una collaborazione avviata nel 2019 per incrementare nelle giovani generazioni la consapevolezza sulle tematiche di ecosostenibilità e preservazione dell’oceano.

Nelle tre ampie stanze, ricavate da uno degli edifici dell’isola, in antichità un monastero trasformato in manicomio in epoca napoleonica fino alla sua chiusura nel 1978, lo studio di architettura CRA-Carlo Ratti Associati è intervenuto co-progettando gli spazi dove bambini, ragazzi e studenti universitari possono seguire percorsi diversi per fascia d’età ma accomunati dal medesimo obiettivo: far scoprire l’oceano che è dentro ciascuno di noi.

Cliccando qui è possibile al momento mettersi in lista d’attesa per accedere alla visita (sono più di duecento le prenotazioni attive e data la natura del centro, l’ingresso avviene solo in piccoli gruppi), un’attività in fase di start-up pensata per i giovani e giovanissimi studenti, ma a tendere destinata ad accogliere anche adulti tra cittadini, turisti e visitatori. E il consiglio è di ricordarsi di farlo non appena sarà possibile, perché – oltre a scoprire un angolo di Venezia immune dall’overtourism – lì dentro si affrontano argomenti vitali per tutti, secondo il principio esaltato dalla progettazione di Ratti dell’imparare facendo. 

courtesy of Prada Group

Dal numero di pezzi da novanta presenti all’inaugurazione si intuisce subito che la faccenda la prendono tutti sul serio, a cominciare da Lorenzo Bertelli, head of corporate social responsibility del Gruppo Prada, sul palco dell’adiacente centro congressi per ribadire l’impegno del gruppo. 

«Educare i giovani a prendersi cura dell’oceano è un modo efficace per raggiungere dei risultati concreti. Certo, è una strategia a lungo termine i cui frutti si vedranno tra una trentina d’anni, ma la partnership con UNESCO-COI si basa proprio sulla capacità di agire in modo strutturale e organizzato. L’apertura del Sea Beyond Ocean Literacy Centre è l’ultimo traguardo della fase iniziale del nostro progetto», ha detto prima di ribadire che Prada non ha alcuna intenzione di fermarsi a questa iniziativa.

Sebbene dall’altra parte dell’Atlantico tiri una brutta aria per le politiche climatiche e ambientali, Bertelli ha confermato la road map del gruppo per diventare carbon neutral entro il 2050, mentre sul fronte Sea Beyond resta valido l’un per cento dei proventi della collezione Prada Re-Nylon, realizzata in nylon rigenerato e rigenerabile, a supporto del centro a San Servolo. 

Non solo, Bertelli ha anticipato che a breve verrà condiviso con altri brand il bagaglio di esperienze fatte al fianco di UNESCO-COI per Sea Beyond, in modo da estendere anche ad altre realtà queste policy virtuose. «La moda ha un impatto importante sulla società e può trasformarsi in uno strumento potente per influenzare i trend e di conseguenza le persone. Se la cultura, e nello specifico la tutela dell’oceano, attraverso la moda diventa un qualcosa di cool, le persone saranno sempre più attratte verso questi temi», ha spiegato. 

Per rafforzare il messaggio, instancabilmente lanciato giorno dopo giorno dall’oceanografa Francesca Santoro, UNESCO-COI Senior Programme Officer nonché anima del progetto Sea Beyond, è salito sul palco anche Pierpaolo Ribuffo, vice-ammiraglio alla guida della Struttura di Missione per le Politiche del Mare del Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. A dispetto di cosa ci si potrebbe aspettare da una figura del suo calibro, Ribuffo ha lasciato il segno con una considerazione dalla forte valenza emotiva: «Proteggiamo ciò che amiamo, ma amiamo ciò che conosciamo», ha detto, ed è proprio su questo assunto che si basa tutto il progetto di UNESCO-COI e Gruppo Prada. 

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Siamo tutti “cittadini del blu”. Prima ce ne rendiamo conto, prima ci mobiliteremo per proteggere l’oceano, le cui acque sono sempre più calde e acide a causa del cambiamento climatico. La grande sfida di Sea Beyond sta nello sviluppare degli approcci non convenzionali al tema, nel tradurre le informazioni scientifiche in un’emozione capace di smuoverci o, per dirla con le parole di Giovanni Coppini, direttore programma di ricerca “Coste globali come nuova frontiera” della Fondazione CMMC, «suscitare nelle persone l’effetto della veduta d’insieme tipico degli astronauti i quali, una volta vista la Terra dallo spazio, la percepiscono nel suo insieme, superando confini e conflitti e comprendendo l’urgenza della sua tutela».

«Anziché bombardare il pubblico di dati angoscianti che spesso generano una reazione di paralisi e rifiuto, con Sea Beyond lavoriamo da un lato con i ragazzi, dall’altro con i comunicatori, perché ci aiutino a fare arrivare alle persone la nostra call to action in maniera comprensibile e positiva», ha spiegato Karen Evans, head of the Ocean science section di UNESCO-COI.

Per questa ragione lo scorso febbraio un gruppo di reporter internazionali è stato radunato negli scenografici spazi della Maison de l’Océan, sede parigina del Museo Oceanografico del Principato di Monaco, con l’obiettivo di affinare la capacità di comunicare in modo preciso ed efficace l’educazione alla tutela marina.

«Per i giornalisti è imprescindibile accedere a dati validati dalla comunità scientifica internazionale e sapersi districare di fronte alla loro vastità e complessità, anche per valutare se eventuali comunicazioni di aziende sono credibili o semplici operazioni di greenwashing», ha spiegato Santoro. 

«Per questo motivo UNESCO-COI invita a prendere in considerazione dei valori facilmente trasmissibili a un pubblico di non esperti, ovvero il livello di temperatura e salinità, le statistiche relative alla biodiversità e lo stato di inquinamento delle acque, con particolare attenzione alle plastiche». 

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Ma il concetto principe e ancora ben lontano dall’essere chiaro a chi scrive e legge passa tutto dalla differenza tra un singolare e un plurale. «L’oceano è uno solo e non ha senso parlare di oceani», ha poi sottolineato Santoro. «Atlantico, Pacifico, Medirerraneo, sono tutti parte di un unico, enorme oceano, un concetto molto più comprensibile se si guarda alla Proiezione di Spilhaus».

Nel 1979, la rivista tedesca “Mare” presentava i bacini oceanici come un’entità unica e continua, utilizzando le coste continentali come i suoi confini naturali e trasformando l’Asia e le Americhe in frammenti. Una riproduzione in grandi dimensioni della Proiezione di Spilhaus è la prima cosa che si incontra entrando nel Sea Beyond Ocean Literacy Centre di San Servolo e, anche senza essere un astronauta in orbita, l’effetto della veduta d’insieme è potente. Non solo si abolisce in un istante il plurale “oceani”. L’oceano produce tra il cinquanta e l’ottantacinque per cento dell’ossigeno mondiale e rappresenta una fonte primaria di cibo per l’umanità. Prenderne pienamente atto è abbastanza per sentirlo dentro?

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