Ecce BibiIl post di Nanni Moretti su Netanyahu, e la scemenza del villaggio globale

Nessuno potrà mai risolvere la questione mediorientale, quindi il regista ha scritto una cosa senza costrutto, ma le critiche che gli sono arrivate dimostrano che tutto ciò che è più complesso di «i nostri buoni, quegli altri cattivi» è irricevibile in un discorso pubblico da terza elementare

Fabrizio Corradetti/LaPresse

Questo non è un articolo su Israele e Palestina, perché nella vita ho cambiato idea su molte cose ma mai sulla determinazione a farmi scrivere sulla tomba «Non fu mai così scema da pensare d’avere qualcosa di intelligente da dire su quel troiaio senza soluzione che è il medioriente».

Questo è un articolo sul perché, se fossi Nanni Moretti, non avrei fatto quel post su Netanyahu: un perché molto diverso dalla ragione per cui io non scriverò un articolo sui torti e le ragioni di un posto dove fa molto caldo e non c’è acqua (cit.).

Quando Cecilia Sala era in una galera iraniana, a un certo punto tutti iniziarono a postare ingiunzioni di liberarla dalle quali immagino gli ayatollah fossero impressionatissimi. È la scemenza del villaggio globale, ci siamo abituati: diventa importante che in questo istante ci sia anch’io.

Lo fece anche una persona intelligente, alla quale scrissi chiedendo se avesse battuto la testa. Mi diede una risposta sensata: certo che non serviva a niente, ma a volte le cose si fanno anche di pancia. Il post in cui Moretti chiede a Netanyahu «Ma quanti palestinesi devono ancora morire perché tu sia soddisfatto e finalmente la smetta?» credo appartenga a quella stessa categoria: non un’illusione che Netanyahu abbia un sussulto in quanto fan di “Ecce bombo”, ma lo sbotto del padre che deve smettere di leggere il giornale perché i figli si menano troppo forte e allora fa due strilli – poi ricominceranno, ma intanto s’è sfogato.

Ma questo non è un articolo sul post di Moretti, che mi pare si sia guadagnato il diritto di usare Instagram come gli pare – anche per fare ciò che io non farei mai, cioè occuparsi di problemi che non abbiamo la possibilità di risolvere – bensì sulle reazioni che spiegano perché di quel tema lì non bisogna parlare mai, o almeno non in pubblico (che è l’unico posto in cui se ne parla: nessuno, ma proprio nessuno, parla della pace nel mondo a cena).

Selezione minima dei commenti insoddisfatti sotto il post di Moretti, cominciando dalla corrente che era propal quando ancora suonavano nelle cantine, mica come ’sto parvenu che aderisce in ritardo a un’idea ormai svenduta alle major.

«Non capisco quelli che ti dicono “grazie” come se stessi calando dall’alto la parola d’autore». «Buongiorno principessa!! Dopo 19 mesi di silenzio». «Una frase che viene scritta tardi. Vorrei capire come mai voi dello spettacolo non abbiate parlato 19 mesi fa». «Quanti palestinesi sono dovuti morire prima che Nanni Moretti dicesse qualcosa?».

I miei preferiti però sono i tre commenti che vado a ricopiarvi ora, il primo è della linea sopravvalutatrice: «19 mesi dopo… vuoi pure l’applauso? Cos’è successo nel frattempo? Vi hanno dato il lasciapassare dall’alto?». Questo mi ricorda certi commenti al già discusso paragrafo di Francesco Cundari, ma anche le mille volte che mi sono sentita dire che scrivevo questo o quello perché dovevo ubbidire alla linea di questo o quel giornale. Ecco, io non so come dirvelo, ma la vita non assomiglia ai film: dal giornale non ti telefonano per dirti come pensarla, in tre anni non c’è stato uno straccio di Ethan Hunt che sia riuscito a freddare Putin eliminando alcuni dei molti problemi dell’occidente, e gli eserciti non si ritirano perché i generali sono molto colpiti dalla contrarietà di Hanoi Jane all’occupazione militare.

Il secondo commento è della linea cancel culture: «Intanto però facevi i film basati sui libri di quel demone sionista pro genocidio di Eshkol Nevo contribuendo a normalizzare e romanticizzare l’occupazione coloniale razzista. Bel riposizionamento».

Lo so – dico ai quattro lettori sopravvissuti allo sterminio dell’intelligenza, ma soprattutto ai quattromila che immortaleranno le prossime due righe per strepitare «Soncini nega il genocidioooo» – che siete concentrati sull’uso di “genocidio” per una popolazione col tasso di nascite molto più in crescita di quello dei paesi non in guerra, ma vi invito a considerare “normalizzare” come segno inequivocabile di scemenza: per fortuna esistono le parole tornasole, uno dice “sdoganare” e noi sappiamo che non c’è bisogno di perder tempo a prenderlo sul serio.

Ma il mio preferito, che unisce due segnali della residenza al fondo della catena alimentare quali i giochi di parole e i nomignoli, è il commento «Nanna Moretti» (nove cuoricini apposti dai passanti) che viene lasciato da Dj Grissino. Ora io escludo che Moretti abbia bisogno che io lo difenda in generale, e in particolare da Dj Grissino. Vorrei però far presente che essere su piazza da molto tempo ha questo svantaggio qui: che hai visto il mondo prima che andasse del tutto a meretrici. Una volta te le cantava Mario Monicelli, adesso Dj Grissino.

Ci sono anche i proisr, eh. Perché la divisione della tifoseria in curve non prevede che una delle due sia composta da illuminati intellettuali: sempre di terza elementare stiamo parlando, ma con la maglia d’un’altra squadra. «Andrebbero semplicemente liberati gli ostaggi». «E invece Hamas quando aspetta a liberare tutti gli ostaggi per far cessare tutto questo?». «Fin quando non restituiranno gli ostaggi. Facile» (in effetti mi pare questa impeccabile strategia stia funzionando, amici della curva proisr: avanti tutta).

D’altra parte quello che dà del progenocidio a Nevo (che non ha chiaramente mai letto, perché l’alternativa sarebbe l’ennesima dimostrazione che leggere non serva a nulla: che l’abbiano letto e non l’abbiano capito, lui e i novantacinque che lo cuoricinano) dimostra che in queste curve di terza elementare tutto ciò che è più complesso di «i nostri buoni, quegli altri cattivi» è irricevibile.

Quindi non solo Moretti ha voluto fare una cosa senza costrutto perché la differenza di questa rispetto ad altre guerre è che ce ne arrivano le immagini in tasca tutti i giorni e dopo un po’ uno è esasperato; si ritrova pure come quello della canzone di quando erano giovani. Se parli dei massacri di guerra ti tirano le pietre, se non ne parli ti tirano le pietre. Non che a Nanni serva il lessico delle canzonette, basta quello della sua filmografia, anche in questo caso: troppa acqua, poca acqua.

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