L’Estonia sta lavorando a un nuovo sistema di difesa contro i droni russi. Non si tratta solo di ordinaria sicurezza di frontiera, è un cambio di strategia in vista di possibili attacchi futuri. Il confine tra Estonia e Russia – poco meno di trecento chilometri di foreste fitte e stagni ghiacciati – diventerà la prima linea di un nuovo tipo di deterrenza invisibile, intelligente, automatizzata. La Polizia e la Guardia di Frontiera estoni descrivono il nuovo sistema difensivo come «una rete multilivello di sensori per la sorveglianza, il rilevamento e l’applicazione di contromisure contro i droni».
L’importanza dei droni nei conflitti moderni non è una novità. Anche qui a Linkiesta l’abbiamo raccontata più volte, da diverse angolazioni. La Russia ne fa ampio uso, come si è visto in Ucraina, come si vede praticamente tutti i giorni da tre anni e mezzo. La guerra si combatte anche a bassa quota, con oggetti piccoli, veloci e letali che sfuggono ai radar e colpiscono all’improvviso: l’impostazione più classica della guerra, fatta di carri armati, artiglieria e confini varcati con gli stivali sul terreno non basta più. Per questo il progetto estone, chiamato informalmente Baltic Drone Wall, è tanto ambizioso quanto necessario.
Il muro anti-dorne di Tallinn coprirà l’intero confine orientale con la Federazione Russa. Sarà una rete stratificata di sensori ottici, radar, sistemi di rilevamento e jammer – i disturbatori di frequenza, dispositivi che generano interferenze radio per bloccare o disturbare segnali di comunicazione. Non solo, a questi verranno affiancati droni da pattugliamento integrati in ogni veicolo di confine, unità specializzate dotate di droni ad ala fissa (più difficili da maneggiare e più costosi, saranno gli ultimi a essere implementati), intercettori cinetici per colpire fisicamente i bersagli e altri software integrati con intelligenza artificiale per il rilevamento automatico di minacce.
Tutto questo con un budget iniziale di appena venti milioni di euro, per un progetto che verrà portato a termine entro il 2027. Il segnale è chiaro: non è il costo a fare la deterrenza, ma la capacità di capire prima degli altri dove e come si sta spostando la minaccia russa.
L’idea del Baltic Drone Wall nasce per una protezione in tempo di pace, non di guerra. «Parliamo di contromisure da usare contro i droni che sorvolano il confine e che vengono utilizzati principalmente per il contrabbando, piuttosto che per scopi militari», ha detto l’esperta di sviluppo della Guardia di Frontiera estone Hanna Heier al quotidiano Err. «Tuttavia, quando si parla di città, si parla di quelle che vivono in situazioni pericolose, ad esempio quelle il cui spazio aereo non è percorribile senza permesso». Quindi nel quotidiano sarà impiegato principalmente per aiutare la Polizia e la Guardia di Frontiera, ma è un lavoro preliminare che servirà da preparazione per intercettare droni russi in caso di guerra. Non a caso, tutto il lavoro è stato coordinato con l’esercito.
Secondo una nota di Defense Express, l’Estonia sta adottando un approccio che non si basa solo sulla guerra elettronica, come fanno molti Paesi, ma anche su altri metodi avanzati: la polizia e le Guardie di Frontiera ammettono di essere ancora indietro rispetto alle Forze Armate, ma continuano a collaborare strettamente con loro per acquisire nuove capacità, stanno anche studiando con attenzione l’esperienza delle Forze di Difesa ucraine e il loro successo nell’utilizzo di diversi tipi di droni per contrastare i droni russi. È per questo che il corpo paramilitare volontario della Lega di Difesa Estone (Kaitseliit) ha recentemente istituito una nuova unità dedicata alla guerra con i droni.
È la storia recente della Russia a mettere in allarme l’Estonia. È stata Mosca a cambiare le regole del gioco, prima con la guerra ibrida, poi con l’uso sistematico di droni per spionaggio, sabotaggio e attacchi mirati. Oggi, le autorità estoni confermano che alcuni Uav (unmanned aerial vehicle, velivolo senza pilota) russi hanno già sorvolato infrastrutture critiche sul territorio nazionale estone. Fotografano centrali elettriche, depositi militari, nodi logistici. Alcuni trasportano droga o dispositivi elettronici di contrabbando. Altri, potenzialmente, sarebbero già pronti per la guerra. «Il nostro drone è il nuovo binocolo», ha detto un agente della Guardia di Frontiera estone. «Ma i loro possono anche uccidere». La consapevolezza cresce, e così l’urgenza delle contromisure.
Il muro anti-drone è un nuovo tassello della difesa che sta costruendo l’Estonia, con gli altri Paesi baltici, lungo una linea di confine con la Russia che arriva quasi a mille chilometri e attraversa foreste e paludi. Ma da tempo Estonia, Lettonia e Lituania si addestrano e si preparano a fronteggiare una minaccia militare da parte della Russia, costruendo una rete di bunker, pianificando il posizionamento di mine antiuomo lungo la frontiera, e molto altro ancora.
I tre Paesi stanno coordinando le loro strategie di difesa nella cornice della Baltic Defence Cooperation, aggiornata a marzo 2025, che enfatizza l’interoperabilità tra i sistemi di difesa aerea, missilistici, droni e radar. In questo modo stanno adottando un approccio integrato e innovativo per affrontare le minacce emergenti dei droni, combinando tecnologie avanzate, sviluppo industriale e cooperazione regionale. Queste iniziative non solo rafforzano i sistemi difensivi nazionali, ma contribuiscono anche a dare maggiore flessibilità nella protezione delle infrastrutture critiche e di tutto il territorio nazionale.
L’Estonia e i suoi vicini non stanno semplicemente reagendo alle minacce emergenti, stanno gettando le basi per un nuovo tipo di deterrenza, che riconosca il volto mutevole del conflitto e risponda con difese sempre più efficienti e moderne. E quando arriverà la prossima minaccia – perché arriverà, è nei piani di Vladimir Putin – il loro muro di droni potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e la caduta.