Europa divisaLa Grecia ha proposto un passaporto Ue per i vaccinati

In una lettera alla Commissione europea, il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis chiede di creare un documento per identificare le persone immunizzate: in questo modo sarebbero libere di viaggiare, a beneficio dell’industria del turismo. Ungheria, Belgio, Danimarca, Spagna e Polonia sono a favore, mentre Francia e Germania si oppongono

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Mentre la campagna vaccinale in Europa avanza con molte differenze tra gli Stati membri (la Danimarca procede spedita, mentre Paesi Bassi e Francia arrancano) si parla sempre di più dell’introduzione a livello comunitario di un passaporto che identifichi le persone immunizzate e alle quali non dovrebbero più essere applicate restrizioni nei movimenti.

L’idea è stata lanciata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, che in una lettera alla Commissione europea ha scritto che «è urgente adottare una posizione comune sui certificati di vaccinazione» così da rendere le persone vaccinate «libere di viaggiare». Il primo ministro ha anche specificato che non intende rendere obbligatorio il vaccino in Grecia, ma spera che così facendo la popolazione europea sia incentivata a immunizzarsi. Chi si è vaccinato e desidera viaggiare, secondo Mitsotakis, non dovrebbe più sottoporsi a quarantene e tamponi, vedendo quindi ripristinata la sua libertà di movimento. L’obiettivo di Atene è far sì che il settore del turismo, di vitale importanza per la Grecia, torni nuovamente attivo senza i pericoli della diffusione del coronavirus.

La proposta di Mitsotakis, com’era facile aspettarsi, ha creato una spaccatura tra gli Stati membri. A favore dell’introduzione di un passaporto sono per ora Ungheria, Belgio, Danimarca, Spagna e Polonia. Budapest sta pensando di permettere l’accesso al Paese a chi può dimostrare di essere stato vaccinato attraverso un’apposita app, Madrid sta valutando la creazione di un registro elettronico per chi rifiuta di vaccinarsi da condividere con l’Unione, mentre Varsavia assegnerà a chi si vaccina un QR code che attesti l’avvenuta immunizzazione.

A livello comunitario, la proposta greca ha invece trovato l’appoggio della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, secondo la quale è necessario trovare un «requisito medico che dimostri che le persone sono state vaccinate». Tuttavia von der Leyen ha aggiunto che un certificato di vaccinazione «potrebbe essere sostituito da un regolare tampone con esito negativo». Lo stesso vice presidente, Maros Sefcovic, ha rassicurato che «in nessuna circostanza vogliamo creare una situazione in cui le persone che non vogliono o che non possono essere vaccinate, ad esempio per ragioni mediche, vengano limitate nei loro diritti e nelle loro libertà».

La questione, come ha ricordato von der Leyen durante una conferenza stampa, deve essere risolta tramite «una decisione politica e giuridica che deve essere discussa a livello europeo». Il tema infatti è stato oggetto di dibattito nella riunione del 21 gennaio dei leader europei, durante la quale si è discusso delle nuove varianti del virus e della crisi sanitaria ancora in corso.

I Paesi contrari
A opporsi all’idea di un passaporto sono invece Francia e Germania. Parigi, che deve fare i conti con lo scetticismo di una parte della popolazione nei confronti del vaccino, ritiene che il dibattito sia ancora prematuro visto che la campagna vaccinale è ancora agli inizi. Come spiegato dal ministro per gli Affari europei, Clément Beaune, finché la campagna di vaccinazione non inizierà in tutta Europa è impensabile ci siano delle differenze nella tutela dei diritti. Una posizione simile a quella espressa dal Governo tedesco, che ha scartato l’idea di rendere obbligatorio il vaccino e di adottare misure diverse per chi si sottopone alla vaccinazione. Come sottolineato anche dal ministro degli Interni Horst Seehofer al Bild am Sonntag, non possono esserci differenze di trattamento tra i cittadini.

Sul tema si è espresso anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che in un’intervista al canale danese NPO ha detto di essere sì favorevole a un dibattito sul passaporto per i vaccini, ma che è ancora troppo presto per prendere una decisione. Secondo Michel, il rischio è di creare «una frustrazione gigantesca» e che i cittadini europei percepiscano il vaccino come obbligatorio. Contrario all’introduzione di un passaporto è anche il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo cui «ci sono due questioni urgenti che richiedono un’attenzione particolare e per le quali chiediamo il vostro consiglio. La prima è la recente comparsa di nuove varianti del virus Sars-CoV-2 e il secondo è il potenziale utilizzo di certificati di vaccinazione e test per i viaggi internazionali. Un tema lega insieme le due questioni: la solidarietà. Non possiamo permetterci di dare la priorità o punire determinati gruppi o Paesi». Per l’Oms, quindi, i leader europei dovrebbero occuparsi prima delle varianti del Covid comparse in Europa e delle conseguenze sul piano vaccinale.

La creazione di un passaporto o di un registro che identifichi le persone che si sono o meno vaccinate rischia tra l’altro di minare il diritto alla privacy. Come spiegato dal Garante europeo della protezione dei dati, Wojciech Wiewiórowski, una simile soluzione sarebbe «estrema» e «basata su assunti non ancora confermati dalla medicina».

Preoccupazioni in merito all’adozione di un passaporto sono state espresse anche della Ada Lovelace Institute che in un report citato da Politico sottolinea come un meccanismo che fornisca informazioni sull’immunizzazione «pone rischi molto alti in termini di coesione, discriminazione, esclusione e vulnerabilità». Il pericolo quindi è che un sistema pensato per poter tornare più velocemente alla normalità possa trasformarsi in uno strumento di maggiore esclusione sociale e di discriminazione, date le diverse possibilità di accesso al vaccino.

Intanto le maggiori aziende tecnologiche, tra cui Microsoft, Salesforce e Oracle, stanno già lavorando alla creazione di un archivio digitale dei vaccinati. Il gruppo, rinominato Vaccination Credential Initiative (Vci), sta sviluppando standard per le copie digitali criptate delle credenziali di vaccinazione da conservare in un portafoglio digitale. Anche nel caso di questa iniziativa si pongono seri problemi di privacy, trattamento dei dati e discriminazione sulla base dell’accesso al vaccino.