Stato di dirittoIl calo di fiducia verso la magistratura è un bene, ma nasce da ragioni sbagliate

Il potere giudiziario sta perdendo credito nell’opinione pubblica, ma questa tendenza è dettata dai casi gravi di malversazione di cui si è avuto conto ultimamente, mentre la causa dovrebbe essere il comportamento anticostituzionale e autoritario del mostro togato

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Bisogna stare attenti al calo di fiducia dei cittadini verso la magistratura. Attenzione, prima di compiacersene. E non per la solita solfa dell’importante istituzione che merita il rispetto della gente, o in omaggio al ritornello demagogico sui magistrati eroi a petto in fuori contro il dilagare del malaffare.

Perché il rischio – direi la certezza – è che quel degrado dell’accreditamento della magistratura presso l’opinione pubblica sia determinato da ragioni improprie e fuorvianti. Ragioni non molto diverse rispetto a quelle che reclamavano l’affermazione della politica dell’onestà, una versione aggiornata delle mani pulite, in faccia a quella della corruzione: cioè la montagna di merda che un magistrato incorrottissimo è chiamato a furor di piazza e di Rai Tre a spazzare via, nelle pause tra le prefazioni ai libri di autori antisemiti e le requisitorie televisive con la giornalista delle otto e mezzo che gli dice in bocca al lupo.

Il rischio, insomma, anzi la certezza, è che sia la magistratura mariuola l’oggetto della riprovazione popolare: non quella, ben più temibile, che si giustappone impettita nella rivendicazione di un potere anticostituzionale e reazionario – la magistratura discendente da quella equestre di Francesco Saverio Borrelli che si metteva a disposizione del capo dello Stato per la formazione di una junta di salute pubblica che doveva rivoltare l’Italia come un calzino.

Se l’andazzo è questo, se dunque la sfiducia dei cittadini è per i casi pur gravi di malversazione nella magistratura di cui si è avuto conto ultimamente, e non per il comportamento anticostituzionale e autoritario del mostro togato, allora non ne usciamo.

Perché anche per la magistratura è lo stesso: non abbiamo bisogno del magistrato onesto, se poi egli onestamente pensa che il suo compito sia di rimettere in riga la società corrotta o, come diceva il dottore Davigo, di «far rispettare la legge» (fa rispettare le legge il vigile urbano o il carabiniere, non il magistrato che deve applicarla punto e basta).

I traffici per le nomine, le correnti, le veline cospirazioniste, sono il cascame di una satrapìa che un tiranno più oculato potrebbe anche depurare, rivendicando di perpetuare in perfetta onestà il medesimo potere eversivo. È l’attentato allo Stato di diritto, il problema: non la pur diffusa microcriminalità giudiziaria.

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