Sforzi buttati?Alle elezioni di midterm c’è in gioco il futuro del clima degli Stati Uniti (e quindi del mondo)

Oltre a galvanizzare i politici sostenitori di fake news e teorie del complotto sulla crisi ambientale, una vittoria dei repubblicani potrebbe in parte soffocare il piano verde di Biden (Inflation reduction act) e lasciare nel cassetto alcune (virtuose) proposte green dei singoli Stati

AP Photo/LaPresse

Il presidente statunitense Joe Biden non è nella lista dei leader presenti all’apertura della Cop27 di Sharm el-Sheikh: dovrebbe atterrare in Egitto l’11 novembre. Un’assenza giustificata, a differenza di quelle di Xi Jinping e Narendra Modi, per via della concomitanza dell’avvio della conferenza Onu sul clima con le elezioni di metà mandato (anche dette midterm elections), un appuntamento dalla rilevanza ambientale e climatica da non sottovalutare. E il cui risultato potrebbe oscurare un evento, quello egiziano, già sottotono e di transizione. 

L’8 novembre, circa due anni dopo le presidenziali, gli americani votano per il rinnovo completo della Camera e per quello di un terzo del Senato, mentre in trentanove Stati si andrà alle urne per scegliere un governatore. In termini di attenzione ai temi ecologici, la campagna elettorale è stata simile a quella italiana: di clima e ambiente si è parlato pochissimo, e le discussioni sui temi “verdi” si sono spesso limitate alla crisi energetica.

In gioco, però, ci sono tutte le facce del prisma della crisi climatica: un’emergenza dagli effetti pervasivi e che influenza ogni singolo aspetto della società, flussi migratori compresi (argomento chiave delle midterm). Una vittoria dei repubblicani alla Camera potrebbe rafforzare l’ala più estrema del partito, legittimando i politici che appoggiano teorie del complotto e fake news che riguardano anche il clima e l’ambiente. 

La questione è più concreta di quanto si possa pensare. Come specifica il New York Times, le lobby del petrolio e del gas – galvanizzate dai sondaggi e dall’albo d’oro delle elezioni di midterm, quasi sempre vinte dal partito rivale del presidente in carica – starebbero già lavorando dietro le quinte per soffocare l’agenda pro-rinnovabili dell’amministrazione Biden. I repubblicani sono storicamente legati all’industria degli idrocarburi: negli ultimi decenni hanno avuto un rapporto piuttosto stretto con le aziende inquinanti, che direttamente o indirettamente finanziano molte delle loro iniziative. 

L’American gas association, in particolare, vorrebbe buttare nel cestino un programma da quattro miliardi e mezzo di dollari che concederà sconti fino a quattordicimila dollari alle famiglie a reddito medio-basso per l’installazione di pompe di calore elettriche, stufe a induzione e altri dispositivi alternativi agli apparecchi a gas. La posta in gioco è ben più ampia rispetto alle misure dedicate al caro bollette: in ballo ci sono la riduzione delle emissioni e il raggiungimento dei target climatici. 

Il piano verde di Biden è a rischio?
Sul tavolo di queste elezioni, tra le altre cose, potrebbe esserci il futuro dell’Inflation reduction act, una norma che – leggendo il nome – pare estranea alla lotta alla crisi climatica, e invece è la più ampia misura economica mai adottata dagli Stati Uniti (e probabilmente da qualsiasi altro Paese) per mitigare il riscaldamento globale. La versione meno ambiziosa, ma più realizzabile, del Build back better, nonché emblema del fatto che, dopo gli anni dell’immobilismo e del negazionismo di Donald Trump, negli Stati Uniti le politiche ambientali hanno vissuto una svolta sotto certi versi epocale

In sintesi, il piano green dei democratici – approvato in via definitiva ad agosto – ha previsto un investimento da 369 miliardi di dollari per ridurre le emissioni del quaranta per cento entro il 2030 e sostenere la crescita rinnovabile. A livello pratico, per fare un esempio, dalla norma sono nati interventi per favorire il processo di elettrificazione dei veicoli e proteggere l’economia nazionale: un’auto elettrica, negli Usa, è eleggibile per ricevere un incentivo monetario all’acquisto solo se assemblata sul territorio federale. 

Kay Jowers e Geoffrey Henderson, esperti della Duke University, durante un intervento con la stampa hanno spiegato perché una vittoria dei repubblicani rischia di minacciare la piena applicazione dell’Inflation reduction act. Queste elezioni potrebbero dunque rivelarsi un «ballottaggio autunnale per il clima». Secondo Jowers, la vittoria dei repubblicani alla Camera potrebbe essere accompagnata da provvedimenti in grado di ostacolare e rallentare il piano verde dei democratici: «È difficile ribaltare completamente leggi così importanti e già entrate in vigore, ma i repubblicani potrebbero senza dubbio sollevare diverse barriere. La legge può essere a rischio», ha spiegato. 

Negli ultimi anni, anche tra la popolazione, stiamo assistendo a una maggiore consapevolezza in merito al compromesso (necessario) tra economia, occupazione e ambiente: la transizione, oltre che ecologica e a zero emissioni, deve essere giusta, non mettere in difficoltà le classi meno abbienti e generare un valore positivo tra posti di lavoro persi (inevitabile per un’industria che sta cambiando pelle) e posti di lavoro generati. Si tratta di priorità tenute in considerazione dall’Inflation reduction act, basato su crediti e incentivi fiscali destinati a diversi settori. La maggioranza repubblicana alla Camera potrebbe rendere più semplice l’applicazione di norme di contorno, quasi silenziose, ma che rischiano di soffocare lentamente la legge passata grazie al voto della vicepresidente Kamala Harris. Il Gop, insomma, potrebbe prendere tempo e sperare di limitare i danni – dal loro punto di vista – nell’ottica del 2024. 

Attenzione ai singoli Stati 
La “rilevanza climatica” delle elezioni di midterm 2022 è dettata anche dai risultati nei singoli Stati. Uno dei più caldi è la Carolina del Nord, attualmente governata dal dem Roy Cooper. La Camera dei rappresentanti di questo Stato gode di una lieve maggioranza in favore dei repubblicani (sessantacinque contro cinquantacinque), ma mancano solo cinque seggi per raggiungere una «maggioranza a prova di veto». 

Uno scenario analogo porterebbe all’approvazione di una legge che non permetterà alle città – specialmente a Durham (sede Duke University e della North Carolina Central University, nonché quarta città dello Stato per popolazione) – di vincere la partita della decarbonizzazione del riscaldamento domestico. Una norma simile – che potrebbe limitare le agevolazioni per passare a sistemi non fondati sul gas naturale – è già in vigore in diversi Stati controllati da governatori repubblicani. E dietro, come anticipato all’inizio, ci sarebbe lo zampino dell’American gas association. 

Un’altra sfida intrigante si giocherà nel Minnesota, governato dall’ex militare Tim Walz (Partito democratico contadino laburista del Minnesota). Al Senato dello Stato mancano due seggi per passare a una maggioranza dem, il che consentirebbe al governatore di approvare una lista significativa di misure climatiche al momento bloccate. Le più ambiziose riguardano l’aumento dei veicoli elettrici a zero emissioni e il potenziamento del trasporto pubblico, nell’ottica di ridurre la dipendenza dai mezzi privati. In generale, nei programmi repubblicani nei trentanove Stati al voto, Jower segnala la presenza di numerose proposte «anti-clima», contrarie alla politiche green dell’amministrazione Biden e prive di una visione multidisciplinare e di lungo periodo. 

L’elettorato repubblicano 
È importante specificare che l’elettorato repubblicano sta cambiando, e la base più moderata si è gradualmente allontanata dalle posizioni scettiche e/o negazioniste di molti esponenti politici. Nel 2021 è poi nato il gruppo parlamentare del Conservative climate caucus, composto dai repubblicani più attenti all’ecosostenibilità e alla transizione verde. Un segnale timido ma incoraggiante, considerando che stiamo parlando di un partito conservatore e – come detto – tuttora legato all’industria dei combustibili fossili.

La lotta alla crisi climatica, specifica Geoffrey Henderson, «va scomposta tra politici ed elettori: l’elettore repubblicano medio concorda sul fatto che il cambiamento climatico sta avvenendo, e che la colpa è delle attività dell’uomo. C’è una forte disconnessione tra ciò che vogliono gli elettori e i politici eletti. Ciò è dovuto agli stretti legami tra i funzionari e i vari gruppi di interesse, che mettono in ombra le reali volontà dei cittadini». 

Quest’estate, durante il raduno “Save America” ad Anchorage (Alaska), Donald Trump ha detto: «Gli oceani si alzeranno, ma lo scenario peggiore sarà la concentrazione di un po’ più di proprietà con vista mare». Dichiarazioni che, stando a diversi analisti politici, stanno indispettendo la fetta più moderata degli elettori repubblicani. Il partito continua a flirtare con i negazionisti, ma la base elettorale si sta evolvendo. Ad esempio, segnala Henderson, stanno nascendo «improbabili alleanze tra ambientalisti e libertari, con l’obiettivo di ridurre la burocrazia per installare i pannelli solari sui tetti». 

I membri del Congresso sarebbero distanti dalle volontà e dalle idee dei loro elettori meno estremisti. Elettori che, al posto di restare in silenzio, dovrebbero unire le forze e muovere critiche verso i politici che – di fatto – hanno votato: «Una mia ricerca mostra che quando una quota significativa di elettori aderisce a organizzazioni e chiama, scrive o invia e-mail agli uffici federali, le loro richieste non passano inosservate. Far parte di gruppi organizzati diventa essenziale, perché l’azione collettiva può guidare il cambiamento», spiega Henderson.