Friends with benefitsLa bromance tra Sunak e Macron (di cui hanno bisogno entrambi)

Al primo bilaterale degli ultimi cinque anni i leader sfoggiano un’intesa ritrovata, da rivendersi in patria. Il presidente francese accetta mezzo miliardo di euro in tre anni per contrastare le partenze sulla Manica e costruire un centro di detenzione per migranti

Il presidente francese Emmanuel Macron riceve all'Eliseo il primo ministro britannico, Rishi Sunak
Michel Euler/AP Photo

Il primo ministro Rishi Sunak arriva all’Eliseo su una Range Rover con la bandierina britannica. La casa automobilistica, un pezzo di storia dell’industria britannica, oggi appartiene al colosso indiano Tata. Lo spirito, o i cavalli, della Global Britain tra le vie di Parigi. Sunak, nato a Southampton da famiglia indù, è qui per il primo bilaterale con la Francia dal 2018. Toni da reset diplomatico, per un viaggio riparatore: rammendate in Irlanda del Nord le incomprensioni con l’Unione europea, vanno smaltite le parole dei precessori, incerti se considerare i francesi «amici o nemici» (Liz Truss) o «stronzetti» (BoJo). Scordiamoci il passato, anche se si chiama Brexit.

Il «vicini, grandi amici, alleati storici», twittato dal premier come didascalia alla stretta di mano con Emmanuel Macron, ricorda le smancerie scambiate dai due in piena Coppa del Mondo, quando si auguravano «vincesse il migliore» ai quarti di finale tra le rispettive nazionali. Appartengono alla stessa generazione, sono figli di medici e con una vita precedente (di successo) da banchieri d’investimento. Le affinità elettive ci sono, insomma, ma la verità è che di questa bromance così esibita, nonché indispensabile al mondo libero minacciato da Vladimir Putin, hanno bisogno entrambi. Il punto sarà capire cosa rimarrà oltre le foto e i sorrisi.

Fortezza (Gran) Bretagna
Per Londra, la priorità è di politica interna. Nell’agenda sul sito del governo, il primo esempio della «partnership da rafforzare per affrontare le nostre sfide comuni» è proprio «fermare i barchini». Lo stesso slogan campeggiava sul podio di Downing Street, questo martedì, per la presentazione dell’Illegal Migration Bill, che potrebbe essere votato a Westminster già lunedì. Il disegno di legge ha l’obiettivo salviniano di bloccare gli sbarchi, nel 2022 al massimo storico di quarantacinque mila persone (meno metà di quelle arrivate in Italia dal Mediterraneo nello stesso periodo).

La riforma, se adottata, consentirà alle autorità inglesi di imprigionare chi raggiunge illegalmente il Paese «senza cauzione o judicial review (la possibilità di fare ricorso, ndr) nei primi ventotto giorni di detenzione». Al ministro dell’Interno verrebbe conferito il potere specifico di respingere i migranti. Solo i minorenni o chi non è nelle condizioni di salute di prendere un aereo potranno chiedere di posporre il rimpatrio. In pratica, si vieta di fare domanda d’asilo una volta su suolo britannico, anche a chi ne avrebbe diritto. La si potrà presentare «da remoto», in un secondo momento.

L’esecutivo rispolvera il piano – già proposto da Boris Johnson e stoppato a poche ore dall’inizio delle deportazioni dalla Corte europea dei diritti umani – di esternalizzare l’accoglienza, trasferendo la gente in Ruanda. L’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati ha già chiarito che la legge viola i diritti umani e le convenzioni Onu. È stata la stessa ministra Suella Braverman ad ammetterne la fragilità: potrebbe non reggere in tribunale o non essere compatibile con la Convenzione europea per i diritti dell’uomo, ha detto. Salvo ritirarsi da questi trattati, come ha fatto la Russia, la normativa liberticida rischia di esaurirsi in uno slogan identitario.

Migranti a Dover
Migranti a Dover (AP Photo/Matt Dunham)

Friends with benefits
Uno degli obiettivi della visita di Sunak è proprio chiedere all’altra sponda della Manica di contrastare le partenze. Ha un prezzo, ovviamente, e non solo politico. Non è la prima volta che il Regno Unito paga la Francia per fargli da gendarme. A novembre aveva concordato un assegno da sessantadue milioni di sterline all’anno per raddoppiare l’organico dei pattugliamenti, anche coi droni, per un “investimento” pluriennale attorno ai 232 milioni.

Nel frattempo, gli sbarchi sono continuati a crescere. Londra rimpinguarà il budget per il 2023, fino 141 milioni di euro, per tamponare il problema «alla sua origine». Parigi ogni giorno schiera nelle operazioni ottocento effettivi. Aumenteranno. Secondo le statistiche del governo britannico, la mobilitazione l’anno scorso ha sventato circa trentamila attraversamenti illegali. Una delle promesse dell’uscita dall’Ue era riprendere il controllo delle frontiere, ma senza l’Europa – o, meglio, senza la collaborazione poliziesca della Francia – il Regno Unito non sembra riuscirci.

Alla fine, con 191 milioni di euro nel 2024 e 209 milioni nel 2025, lo stanziamento sui prossimi tre anni peserà complessivamente 541 milioni di euro (479 milioni di sterline). Per le casse dell’Eliseo è un’entrata significativa: in cambio nel nord del Paese sarà allestito un «centro di detenzione» dove portare i migranti e verrà distaccata una nuova unità, il cui obiettivo sarà intercettare (e bloccare) le imbarcazioni di fortuna. Ufficiali inglesi stazioneranno nelle sale operative al fianco dei colleghi francesi.

Sull’Eurostar che l’ha portato a Parigi, Sunak ha detto ai giornalisti di essere pronto a «usare tutti gli strumenti a nostra disposizione» per impedire le traversate. Gli è costato più del previsto. Macron ha poi chiarito che non spetta a lui, ma all’Ue, negoziare con Londra un eventuale accordo di ridistribuzione degli immigrati. A fronte dell’esborso, un’inedita coalizione di deputati laburisti e conservatori avrebbe voluto rimandare in Francia chi sbarca. Ma non sarà così, almeno per ora.

Fuori dall’Ue, non dall’Europa
La coppia ha parlato più di un’ora a porte chiuse. Ha deciso di escludere assistenti e funzionari da un faccia a faccia così carico di aspettative. La ritrovata concordia fa comodo anche all’interlocutore del primo ministro. È una mossa classica, per una leadership sotto pressione, cercare di rilanciarsi sulla politica estera di fronte a una crisi domestica. Il presidente sta gestendo un’altra settimana di scioperi, sempre contro il tentativo di alzare l’età della pensione da sessantadue a sessantaquattro anni.

Senza la riforma, il Welfare transalpino andrebbe in deficit di quattordici miliardi all’anno entro il 2030. In Francia il ritorno alla normalità nei rapporti con il Regno Unito viene quindi accolto con sollievo. È considerato un successo il solo fatto di aver potuto convocare un summit franco-britannico dopo cinque anni di turbolenza. «Abbiamo lasciato l’Ue, non l’Europa», ha scandito Sunak parafrasando una vecchia massima di Macron, secondo cui «la Brexit non ha cambiato la geografia».

Stretta di mano tra Macron e Sunak
La stretta di mano tra Sunak e Macron (Kin Cheung/AP)

Ricevere il premier inglese, fresco di riappacificazione con Bruxelles, come se la dovesse certificare qui, consolida al tempo stesso la statura di Macron sul piano europeo. Non è mai stato un mistero che il presidente volesse imprimere un tono più muscolare alla politica estera del continente: dopo il 24 febbraio 2022 è stato inevitabile, lui si trova a dover riscattare l’accondiscendenza mostrata, almeno all’inizio, verso Putin. Anche se indebolito in patria, e senza una maggioranza all’Assemblea nazionale, vuole recuperare all’estero l’autorità perduta.

E l’Europa è l’Ucraina
Francia e Gran Bretagna sono gli unici Paesi europei a essere membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nonché potenze nucleari. «Abbiamo la responsabilità di lavorare insieme per garantire la stabilità», è il mantra. Nel 2010, prima della Brexit, con i trattati di Lancaster House, Parigi era diventata il più stretto alleato militare di Londra dopo gli stati Uniti. L’integrazione riprenderà.

Un’altra sinergia per addestrare i soldati (e i piloti, nel caso inglese) ucraini. «A breve termine, il nostro obiettivo è aiutare Kyjiv a condurre una controffensiva», dice il presidente francese. «Vogliamo che l’Ucraina vinca questa guerra e siamo assolutamente uniti in questo – concorda il primo ministro, che potrebbe presto aumentare le spese militari di cinque miliardi –. Il nostro lavoro è metterla nella più forte posizione possibile».

Alla fine della conferenza stampa, un abbraccio a favor di fotocamere. Dopo essere uscito dall’Eliseo scortato da Macron, che gli ha retto l’ombrello, Sunak volerà in California, dove incontrerà il presidente americano Joe Biden e il premier australiano Anthony Albanese. Sulla fornitura di sottomarini nucleari a Canberra, quando scoppiò il caso «Aukus» dalle sigle dei Paesi contraenti, nel 2021 si era consumato proprio uno dei peggiori strappi tra Londra e Parigi. Ma oggi è diverso, tout est pardonné.

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