DezinformacijaCome il Cremlino ha creato in Italia un ecosistema di disinformazione e propaganda putiniana

Un nuovo research paper dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici spiega come le narrazioni strategiche filorusse, tra il 2014 e il 2023, siano state diffuse in tutto il Paese da attori mediatici e governativi di Mosca, e amplificate da influencer, media e politici locali

AP/Lapresse

Dezinformacija e misure attive: Le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia” era stato già il tema di un research paper a firma Massimiliano Di Pasquale e Luigi Sergio Germani che l’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici aveva reso noto nel primo anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina. Poi collegato anche a un ciclo di conferenze.

Anche alla luce dei risultati di questi incontri, viene ora un secondo rapporto analitico, autori Luigi Sergio Germani, Giovanni Ramunno, Lorenzo Crippa e Carlo J. Filisto: questo studio, spiegano, «approfondisce le narrazioni strategiche filo-Cremlino – relative alla Nato, alle politiche estere e di sicurezza occidentali, e ai rischi di guerra nucleare – diffuse in Italia da attori mediatici e governativi russi e amplificate da influencer, media e attori politici italiani. Esso analizza l’evoluzione di tali narrative dal 2014 ai primi mesi del 2023, evidenziando gli obiettivi di fondo della propaganda russa nel nostro paese: accrescere la sfiducia e l’ostilità dell’opinione pubblica italiana nei confronti della Nato, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, screditare le politiche di sicurezza occidentali, in particolare quelle finalizzate a contrastare la politica espansionista e neo-imperiale della Russia di Vladimir Putin».

Specie dopo il 2012, la Russia sviluppa una strategia i cui obiettivi sono: proteggere la sicurezza e la stabilità del regime di Putin nei confronti di possibili rivoluzioni e rivolte interne; ristabilire una sfera di influenza e di controllo di Mosca nell’Europa orientale e altri Paesi post-sovietici; riacquisire lo status di grande potenza mondiale, per assicurare a Mosca un ruolo indispensabile nella risoluzione di qualunque crisi internazionale; erodere sempre di più il potere e l’influenza degli Stati Uniti e dell’Occidente a livello globale; indebolire ed eventualmente disgregare la Nato e l’Unione europea; screditare e destabilizzare i sistemi liberal-democratici.

Viene dunque sviluppato un ecosistema di disinformazione e propaganda filo-Cremlino tramite il quale vengono create e diffuse, a livello globale e tramite canali molteplici, narrazioni strategiche che favoriscono gli interessi geopolitici di Mosca. E l’Italia è oggi tra i Paesi occidentali più condizionati.

Persino dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che in Italia ha suscitato forti condanne del regime di Putin, le narrative filo-Cremlino continuano a esercitare una notevole influenza sui dibattiti politici, mediatici e culturali italiani.

In parte è eredità di un antiamericanismo che si radicò al tempo della forte influenza del Pci. In parte deriva dal rossobrunismo: una sintesi ideologica di fascismo e social-comunismo caratterizzata da estremo nazionalismo e sovranismo che inizia a svilupparsi nei primi anni Novanta. All’inizio è un fenomeno ristretto a circoli di estrema destra e elitari ambienti culturali, eredità di un precedente antiamericanismo pompato dal regime fascista.

Ma avvia da subito una intensa collaborazione con intellettuali e politici ultranazionalisti russi, tra cui il filosofo e geopolitico neo-Eurasista Aleksandr Dugin, che parlando un passabile italiano dopo il collasso del sistema sovietico si reca con frequenza nel nostro Paese.

Dopo l’ascesa di Vladimir Putin nel 1999, e soprattutto dopo la svolta del Cremlino nella seconda metà degli anni 2000 verso una politica estera più assertiva, la galassia rossobruna cresce e acquisisce un profilo sempre più marcatamente filo-russo e putiniano. Il rossobrunismo diventa un fenomeno politicamente rilevante a partire dal 2012/13, e le idee di quest’area entrano nei dibattici politici e mediatici mainstream, grazie all’onda populista-sovranista che allora sconvolge il sistema politico italiano, come contraccolpo della crisi economica.

Dalla seconda metà degli anni Duemila si afferma inoltre in Italia un’altra scuola di pensiero filorusso, ma più pragmatica e moderata: quella degli intellettuali e politici Russlandversteher. Le misure attive di Mosca in Italia nell’era Putin mirano a rafforzare sia il rossobrunismo sia la corrente Russlandversteher. Ma a differenza dei rossobruni, i Russlandversteher italiani non attaccano l’Occidente, la Nato e l’Unione europea: affermano che l’Italia, al fine di tutelare i propri interessi strategici – specie in campo economico ed energetico – deve, pur appartenendo all’Alleanza Atlantica, coltivare un rapporto speciale con la Russia e rafforzare la collaborazione con Mosca in tutti i campi.

I Russlandversteher, come i rossobruni, ammirano Putin come leader politico e statista. Quando scoppia la crisi ucraina nel 2013/14 l’orientamento Russlandversteher occupa già una posizione dominante nel mondo accademico e nella comunità di esperti di politica estera in Italia.

Se fino al 2012 le misure attive russe in Italia avevano prevalentemente lo scopo di influenzare le percezioni delle élite politiche e economiche italiane, e di condizionare il processo decisionale di politica estera, dal 2013 il Cremlino iniziò ad attuare in Europa e negli Stati Uniti una strategia di guerra non-lineare mirante a destabilizzare le società democratiche dall’interno tramite diverse misure attive, tra cui il sostegno e la strumentalizzazione dell’onda populista e sovranista che allora iniziava ad affermarsi in molti paesi occidentali.

In Italia il Cremlino avviò la fornitura di diversi tipi di supporto a Lega, Movimento 5 stelle e altri partiti populisti-sovranisti, anche di estrema destra, come Casapound e Forza Nuova. Lega e Movimento 5 stelle, in particolare, ottennero un aperto sostegno politico da parte del regime putiniano, e ciò si evidenziò in occasione di incontri tra esponenti di vertice dei due partiti anti-establishment italiani con importanti rappresentati del governo russo e del Partito Russia Unita. Non vi sono prove certe che i partiti populisti-sovranisti abbiano ricevuto finanziamenti occulti dal Cremlino o da altri attori russi, ma il Cremlino promosse sistematicamente campagne di propaganda e disinformazione, sia tramite i media da esso controllati sia mediante operazioni sui social media, finalizzate a favorire la crescita delle forze nazional-populiste italiane e a screditare i partiti dell’establishment.

A partire dal 2014/15 gli apparati propagandistici della Lega e del Movimento 5 Stelle intensificarono la diffusione di narrazioni strategiche filorusse su svariati temi di politica interna ed estera. Inoltre, i due partiti realizzarono una serie di campagne politiche contro le sanzioni economiche antirusse, contro la Nato e l’Unione europea, e per il riconoscimento dell’annessione russa della Crimea.

L’onda populista-sovranista in Italia fu accompagnata da due tendenze ideologiche e culturali, anch’esse incoraggiate da misure attive russe: la diffusione nella società italiana di ideologie sovraniste e la crescente popolarità di Vladimir Putin presso il pubblico italiano.

Nel periodo 2014-2019 il Cremlino promosse una serie di narrative strategiche finalizzate ad accrescere la sfiducia degli italiani nei confronti degli Stati Uniti, della Nato e dell’Unione europea sfruttando temi che all’epoca suscitavano allarme presso l’opinione pubblica. Qui di seguito qualche esempio.

«L’Italia ha perso la sua sovranità nazionale, economica e politica, che è stata usurpata dall’Unione europea, dalla Nato, dagli Stati Uniti e/o da altri centri di potere internazionali. L’Europa, e soprattutto l’Italia, è una colonia degli Stati Uniti, che usa la Nato come struttura per controllare i paesi europei».

«L’immigrazione di massa è una invasione fuori controllo che rappresenta una minaccia esistenziale per l’Italia e per l’Europa. I flussi immigratori dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia sono promossi e organizzati dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e/o da élite globaliste, tollerando o deliberatamente orchestrando il processo di sostituzione etnica». (Una parola d’ordine che rimbalza ancora nel governo Meloni, pur dopo il marcatissimo schieramento di Fratelli d’Italia con l’Ucraina).

«Il terrorismo jihadista – e l’Isis e Al-Qaeda in particolare – sono sostenuti e finanziati dai servizi segreti americani e di altri paesi occidentali e dalla Nato. La Russia invece combatte in modo coerente ed efficace il terrorismo jihadista e l’Italia dovrebbe avviare un rapporto di stretta collaborazione con Mosca nel campo del controterrorismo».

«Le sanzioni economiche alla Russia varate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti dopo la crisi Ucraina del 2014 sono dannose per gli interessi europei e hanno inflitto danni gravissimi all’economia italiana».

«Le politiche aggressive ed espansioniste degli Stati Uniti e della Nato, mirano ad accerchiare e disgregare la Russia e di impedire la nascita di un mondo multipolare. Tali politiche rappresentano una minaccia alla pace e alla sicurezza in Europa e nel mondo, e rischiano di provocare una guerra nucleare. Inoltre, l’interventismo occidentale e la politica Usa di esportazione della democrazia generano destabilizzazione e caos in tutto il mondo: ‘rivoluzioni colorate, guerre civili, terrorismo, e flussi migratori fuori controllo».

«Euromaidan, ossia la rivoluzione dell’inverno 2013/14, fu un colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Nato».

«Un obiettivo primario della politica estera americana è quello di impedire un avvicinamento fra l’Europa e la Federazione Russa, che, sulla base soprattutto del commercio di risorse energetiche, inevitabilmente condurrebbe alla costituzione di un gigante eurasiatico potenzialmente rivale degli Stati Uniti. Per evitare questa eventualità, gli Stati Uniti impongono all’Europa politiche mirate a distruggere i rapporti Europa- Russia, quali le sanzioni economiche anti-russe. La stessa destabilizzazione dell’Ucraina è stata promossa da Washington per fomentare tensioni tra Germania e Russia e tra Europa e Russia».

«La Federazione Russa, a differenza degli Stati Uniti e della Nato, è una potenza responsabile che promuove stabilità e sicurezza a livello globale».

«È in corso una trasformazione dell’ordine mondiale, guidata dalla Russia e dalla Cina, dall’unipolarismo dominato dagli Stati Uniti al multipolarismo, un assetto fondato su più poli o centri di potere mondiale. La Russia sta lottando contro l’unipolarismo statunitense (a cui si stanno ribellando i paesi non-occidentali) e per la nascita di un mondo multipolare, che sarà più pacifico e più giusto del sistema unipolare. Oggi molti problemi e conflitti nel mondo derivano dagli sforzi degli Stati Uniti e dell’Occidente di bloccare o ritardare l’inevitabile transizione verso il multipolarismo».

Come si vede, è il tipo di slogan che rimbalzano nei talk-show dopo l’attacco di Putin all’Ucraina. Ma già nel periodo che va dal 2014 fino alle elezioni politiche del 2018 – in cui risultarono vincitori i due principali partiti nazional-populisti italiani – sono cresciute di molto le narrazioni filo-Cremlino tramite iniziative politiche, campagne mediatiche e agitazioni di piazza.

Nel febbraio del 2014, ad esempio, poco prima dell’annessione russa della Crimea, ambienti vicini alla Lega costituirono l’Associazione Culturale Lombardia-Russia. Uno degli scopi principali dell’Associazione, secondo il suo presidente Gianluca Savoini (allora stretto collaboratore di Salvini) era di rendere l’opinione pubblica italiana consapevole che «è assurdo e controproducente per l’Unione Europea considerare la Russia come nemico e non come un alleato geopolitico, militare ed economico». Savoini aggiunse che «i leaders politici europei perseguono politiche dettate da gruppi di potere internazionali che mirano a trasformare la Russia in un nemico, al fine di allontanarla dal continente europeo e indebolire sia la Russia che l’Europa».

Nel marzo del 2014 Claudio D’Amico (già deputato della Lega) e Lorenzo Fontana (deputato del Parlamento europeo della Lega) fecero sapere che si sarebbero recati in Crimea come osservatori del referendum organizzato da Mosca per legittimare l’annessione della Crimea. Poco dopo il referendum in Crimea, il 9 aprile del 2014, un altro deputato europeo della Lega, Fiorello Provera (Vicepresidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo), organizzò una conferenza, svolta all’interno del Parlamento europeo con la presenza di esponenti istituzionali russi, al fine di promuovere la tesi secondo cui l’Occidente aveva provocato il conflitto russo-ucraino del 2014 e che l’Unione Europea era sottomessa agli interessi statunitensi.

A partire dall’ottobre del 2014, quando Matteo Salvini rientra in Italia dopo essersi recato in Russia, aumentano le iniziative filo-russe della Lega. Ad esempio, il 18 ottobre 2014 a Milano si svolge una grande manifestazione contro l’immigrazione intitolata «Stop Invasione», organizzata dalla Lega con la partecipazione di Forza Nuova e Casapound. Nel suo discorso ai manifestanti Salvini esalta la figura di Putin come un grande e lungimirante uomo di Stato, afferma che la Russia dovrebbe essere un alleato fondamentale nella lotta al terrorismo islamista e attacca la politica delle sanzioni nei confronti della Russia volute dall’Ue. Poi, nel dicembre del 2014 Paolo Grimoldi, un deputato della Lega, creò il gruppo parlamentare «Amici di Putin» e inviò a tutti i membri del Parlamento italiano una proposta di adesione al gruppo.

Nello stesso periodo, verso la metà del 2015, anche la galassia di siti web vicini al Movimento 5 stelle cominciò a diffondere sistematicamente narrazioni filo-Cremlino. Uno dei primi indicatori del sostegno di Mosca al Movimento fu la crescente visibilità del partito nei media internazionali controllati dal Cremlino.

Questo trend iniziò nell’aprile 2015, quando RT trasmise un’intervista a Beppe Grillo in cui egli sosteneva che in Italia era in corso un colpo di Stato e l’instaurazione di un regime autoritario e descriveva l’Italia come un paese al collasso. Nel giugno del 2015 il Movimento 5 stelle lanciò una campagna contro le sanzioni anti-russe e le politiche americane e Nato nei confronti della Russia.

L’8 giugno, in un articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo, Manlio Di Stefano, esponente di punta del Movimento e membro della Commissione Esteri della Camera, accusò l’Occidente di avere organizzato un colpo di Stato in Ucraina al fine di trasformare quest’ultima in una base Nato per scatenare «l’attacco finale alla Russia».

Seguì a luglio il convegno «Il Nuovo Mondo con i Brics», promosso dal Movimento e svoltosi presso la Camera dei Deputati, che promosse la narrativa strategica filo-Cremlino sulla transizione verso il multipolarismo. L’evento venne utilizzato per attaccare la politica delle sanzioni, nonché per proporre una alleanza economica con la Russia, la Cina e altri paesi Brics. Il primo key speaker straniero al convegno fu Andrej Klimov, Vicepresidente della Commissione Esteri della Duma di Stato russa. Il 29 luglio 2015 Di Stefano, sempre nel blog di Grillo, annunciò che una delegazione del Movimento 5 stelle sarebbe recato a Mosca e in Crimea a ottobre «per ribadire il nostro chiaro no alle sanzioni, come segnale di pace e distensione per la costruzione di nuovo mondo multipolare». Di Stefano, inoltre, dichiarò che l’Unione europea era sottomessa agli interessi degli Stati Uniti, e che gli Stati Uniti e la Nato avevano scatenato una nuova Guerra Fredda contro la Russia che presto sarebbe potuta diventare «molto calda».

Nei primi mesi del 2016 ci fu un flusso crescente di messaggi filorussi e antioccidentali – comprese svariate teorie cospirazioniste – divulgate dalla galassia di siti e account social media pro Movimento 5 stelle, e spesso riprendenti contenuti tratti da media palesemente controllati dal Cremlino. Per esempio, Sputnik Italia diventa una fonte preferita dal sito Tze Tze, uno dei principali siti di informazione della rete filo Movimento 5 stelle.

Nel maggio 2016, poco prima delle elezioni municipali in diverse città italiane, la Lega lancia una campagna contro le sanzioni e per il riconoscimento della Crimea come parte della Russia. Il Consiglio Regionale Veneto (controllato dalla Lega) vota una risoluzione a favore della cancellazione delle sanzioni e per il riconoscimento del referendum. La Lega poi fa approvare risoluzioni analoghe in altre regioni italiane, tra cui Lombardia, Liguria e Toscana.

Sia la Lega che il Movimento 5 stelle premevano per rimuovere le sanzioni alla Russia anche per consentire l’avvio di una collaborazione tra Italia e Russia nella lotta al terrorismo islamista, una minaccia che suscitava considerevole allarme presso l’opinione pubblica. Nell’estate del 2016, mentre aumentavano gli attentati terroristici di matrice jihadista in Europa, diversi esponenti di vertice del Movimento 5 stelle affermarono che la chiave per contrastare efficacemente la minaccia jihadista fosse l’instaurazione di una stretta collaborazione tra servizi segreti italiani e russi.

Nell’agosto del 2016, dopo l’attacco terroristico a Nizza, Alessandro Di Battista, in un discorso alla Camera dopo l’attacco terroristico avvenuto a Nizza, sostenne la necessità di normalizzare le relazioni con la Russia al fine di avviare una stretta collaborazione fra servizi di intelligence italiani e russi per contrastare il terrorismo islamista, spiegando che Mosca aveva una grande expertise nella lotta alla minaccia terroristica interna in Russia, mentre l’Occidente, con il suo «interventismo», avrebbe creato caos nel Medio Oriente e in Nord Africa.

Sempre nell’agosto del 2016 il Movimento 5 stelle presentò una proposta di legge che avrebbe reso obbligatoria per la partecipazione dell’Italia nella Nato un’approvazione del Parlamento ogni due anni, subordinando alla decisione del Parlamento anche l’uso delle basi Nato in Italia. Le iniziative anti-Nato del Movimento 5 stelle e della Lega si intensificarono a metà ottobre 2016, quando il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg e il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni annunciarono la partecipazione di centoquaranta militari italiani a un gruppo tattico (della Nato in Lettonia nell’ambito delle misure tese a rafforzare la sicurezza dei Paesi dell’Europa centro-orientale).

Il Movimento 5 stelle dipinse la missione Nato in Lettonia come una azione «aggressiva e provocatoria» dell’Occidente, che rischiava di far scoppiare una guerra nucleare. La narrazione di un possibile conflitto nucleare provocato dalle politiche della Nato e degli Stati Uniti fu diffusa ampiamente dai siti web e account social media pro Movimento 5 stelle, mentre Di Stefano chiedeva al governo di ridiscutere l’adesione dell’Italia alla Nato.

La Lega, nello stesso periodo, conduceva una propria campagna politico-mediatica contro la partecipazione dell’Italia al gruppo tattico Nato in Lettonia. Sergio Divina, senatore della Lega e membro della Commissione Difesa del Senato, arrivò a dire che costituiva un «atto di guerra». Lo stesso Salvini, intervistato in tv da Myrta Merlino nel programma “L’aria che tira”, disse che «la Nato sta giocando un gioco molto pericoloso spostando quattromila uomini, carri armati e aerei verso i confini con la Russia», e descrisse l’operazione Nato come «folle». Disse anche che un futuro governo guidato dalla Lega avrebbe potuto decidere la fuoriuscita dell’Italia dalla Nato se quest’ultima avesse continuato a essere una organizzazione che «persegue interessi economici e commerciali contro gli interessi nazionali italiani e contro la Russia».

I media russi condussero poi una campagna contro il governo Renzi in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, dipingendo l’Italia come un Paese scosso da continue rivolte antigovernative e conflitti sociali violenti. A partire dall’inizio del 2017 Sputnik Italia lanciò una nuova campagna sulla «invasione dei migranti, i cui messaggi furono diffusi nel web da una rete di siti anti-immigrazione, spesso diventando virali grazie ai bot. Ciò contribuì a radicalizzare il dibattito sull’immigrazione nei mesi che precedettero le elezioni politiche del 2018, e che videro la vittoria di Cinquestelle e Lega.

Nell’aprile 2017 il Movimento 5 stelle pubblicò il suo programma di politica estera, che doveva essere sottoposto all’approvazione degli iscritti, e che riprendeva diverse narrazioni strategiche promosse dal Cremlino sulla politica estera statunitense, sulla Nato e sul multipolarismo, definendo la Russia come «un Paese amico per la costruzione di un nuovo mondo multipolare da costruire attraverso i principi del rispetto della sovranità, dell’autodeterminazione dei popoli e di un modello di globalizzazione giusto e bilanciato». Questo programma fu votato dagli iscritti tramite la piattaforma Rousseau, ma il 7 marzo 2018 fu sostituito da un programma totalmente diverso: tolte le contestazioni alla Nato e agli Stati Uniti, addolcite le critiche all’Euro, smussati gli elogi alla Russia.

Dopo la nascita del governo giallo-verde, infatti, sia il Movimento 5 stelle che la Lega passarono da una posizione antioccidentale a una Russlandversteher. Come spiegava il Contratto di Governo, «si conferma l’appartenenza all’Alleanza Atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato, con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante.

A tal proposito, è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen). È inoltre necessario rifocalizzare l’attenzione sul fronte del Sud. Non costituendo la Russia una minaccia militare, ma un potenziale partner per la Nato e per l’Ue, è nel Mediterraneo che si addensano più fattori di instabilità quali: estremismo islamico, flussi migratori incontrollati, con conseguenti tensioni tra le potenze regionali».

Le campagne apertamente ostili agli Stati Uniti e all’Alleanza Atlantica continuarono a essere condotte da formazioni sovraniste più radicali e dalla galassia in espansione di media italiani di «informazione alternativa», oltreché dai media russi destinati al pubblico italiano, e in particolare Sputnik Italia e Geopolitika.ru.

Per le Europee del 2019 fu ridotto lo spazio dedicato da Sputnik Italia ai temi dell’immigrazione e del terrorismo jihadista, mentre vennero sempre più enfatizzate le narrazioni sull’Unione europea e sulle élites dell’Unione accusate di aver impoverito gravemente l’Italia imponendo politiche di austerità. In questo periodo i messaggi di Sputnik Italia generalmente sostenevano il governo Lega-Movimento 5 stelle, ma segnalavano che le politiche del governo non erano abbastanza radicali anche se andavano nella giusta direzione. Diversi articoli di Sputnik Italia attaccavano la componente tecnocratica non-populista del governo, e in particolare il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Triglia, accusati di essere sottomessi all’Unione europea.

Dopo il 24 febbraio 2022 gli influencer di orientamento sovranista radicale hanno così subito iniziato ad offrire una «verità alternativa» sul conflitto sulla base dei miti anti-Nato, anti-Occidentali e filo-Cremlino che da anni erano stati diffusi in Italia dai media russi e dalla galassia di «informazione alternativa».

Ad esempio, due giorni dopo l’invasione Diego Fusaro affermava: «Occorre ribadire che, sul piano geopolitico, il nemico sono gli Usa, non la Russia. E che l’Italia dovrebbe uscire il prima possibile dalla Nato ed evitare il proprio ingresso in qualsivoglia guerra». E in un articolo successivo: «Troppo tardi sarà quando si capirà che l’Ucraina è solo una pedina mossa già da tempo da Washington in vista della destabilizzazione della Russia (e magari anche del regime change), uno degli ultimi baluardi, con la Cina, di resistenza al nuovo ordine mondiale capitalistico. Piccola ermeneutica dell’immagine. Non state vedendo la guerra, ma quello che vi fanno vedere della guerra. Non la realtà reale, bensì la realtà mediata dalle immagini. Talvolta fedeli, talvolta parziali, non di rado distorte, sempre legate al punto di vista di chi le seleziona».

Franco Cardini: «La verità ultima, da tenere ben presente, è che quella che è in corso è una guerra scatenata dalla Nato direttamente contro la Russia per sovvertire l’ordinamento interno di quel Paese e distogliere l’opinione pubblica statunitense e mondiale dalla rovina nella quale il governo Biden sta precipitando gli Usa; e indirettamente contro l’Europa asservita alla Nato, colpita di riflesso da sanzioni demenziali e a rischio di trovarsi in prima linea in caso di estensione del conflitto».

Fabio Mini: «L’Ucraina non solo non ha sottovalutato la minaccia russa, ma l’ha alimentata, enfatizzata e sfruttata per coinvolgere la Nato e gli Stati Uniti in una guerra per procura. Ma prima dell’intenzione della Nato di fare la guerra alla Russia usando l’Ucraina, c’è stata l’intenzione dell’Ucraina, dei Paesi baltici, della Polonia e degli altri dell’ex blocco orientale aiutati e sovvenzionati dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti di costringere la Nato e gli Usa alla guerra per conto loro. È ciò che sta avvenendo dal febbraio 2022 è esattamente il risultato che si voleva ottenere».

Alessandro Orsini: «[Washington da anni persegue una strategia finalizzata a] Dissanguare pacificamente la Russia […] che consiste nel portare la Russia a un punto critico obbligandola a spendere una quantità smisurata di risorse per difendersi dagli attacchi americani […] l’impoverimento della Russia, causato dalla pressione occidentale, dovrebbe aumentare anche la propensione alle rivolte interne».

Marco Travaglio: «È per questo che le guerre per procura sono particolarmente vili e particolarmente ignobili, perché i morti ce li mettono gli ucraini, e se ci fosse una guerra civile i morti ce li mette tutta l’Europa continentale, e quegli altri con i loro droni dal Nevada pilotano le cose. Ma possiamo andare avanti a novanta gradi piegati davanti a un alleato che ci vuole infliggere un futuro di questo genere? […] Non ci possiamo fare imporre un futuro che forse conviene a loro ma certamente non conviene a noi e tantomeno agli ucraini». E così via.

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