Rischio zeroConte e Salvini in Sardegna mandano avanti gli alleati per non subire batoste

Il leader della Lega uscirebbe illeso in caso di sconfitta da Truzzu, sarebbe una sconfitta di Meloni che ha imposto il suo nome. Lo stesso vale per M5s e Pd: se vince Alessandra Todde, vince anche l’avvocato del populismo, ma se perde, perde Schlein

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L’uomo politico più isolato del momento mastica amaro e medita vendette. Non avendo molte frecce al suo arco di plastica, Matteo Salvini si aggrappa alla speranza di guai altrui, cioè della Giorgia Meloni che lo surclassa quotidianamente, ormai anche in Parlamento, e dunque non si straccerebbe le vesti se domenica in Sardegna il meloniano Paolo Truzzu, imposto dalla presidente del Consiglio, perdesse. Della serie: se l’ex sindaco di Cagliari vince vinco anch’io e, soprattutto, se perde, perde lei. Un win-win perfetto. Perché è vero che in Sardegna chi si gioca tanto è Meloni.

Una sconfitta polverizzerebbe la luna di miele che si è illuminata nel settembre del 2022. D’altronde quando molli una sberla all’alleato devi stare in guardia, specie se l’alleato è un tipo politicamente instabile come Salvini e ieri in commissione al Senato Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno umiliato la Lega sulla questione del terzo mandato per i presidenti di Regione (i leghisti avevano tolto dal tavolo il terzo mandato per i sindaci, sbagliando perché è apparso chiaro che la norma rimasta era veramente ad Zaiam), una Lega che alla fine si è ritrovata isolata.

Solo Italia Viva ha condiviso nel merito la tesi leghista. Le altre opposizioni hanno votato contro, tranne Azione che non ha partecipato al voto. In effetti anche il Partito democratico mercoledì sera aveva deciso di uscire dall’aula ma ieri mattina ha scelto di votare come il Movimento 5 stelle, secondo l’indiscutibile indicazione di Francesco Boccia e Dario Franceschini – gli uomini forti che danno la linea anche alla segretaria – con la conseguenza che per non irritare l’alleato Giuseppe Conte a tre giorni dal voto sardo adesso il Partito democratico esacerba ulteriormente il rapporto con Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e Stefano Bonaccini, oltre che con quel pezzo di partito che ha cercato di non litigare con i governatori e i sindaci.

I bonacciniani lamentano che non si siano rispettati i patti e in effetti la vicenda è stata gestita in modo caotico. Si è cercato per giorni di traccheggiare sperando che il cerino restasse nelle mani della maggioranza e invece il Partito democratico si è scottato le dita e tra l’altro indirettamente ha aiutato Meloni esattamente come Conte. Insomma, credendo di poter prendere la Sardegna – ipotesi non concretissima, a quanto sembra – Elly Schlein rischia di perdere Campania ed Emilia. Capolavori nazarenici sempre sull’altare di un’alleanza fantasma con l’avvocato del popolo che, come il gemello politico Salvini, è in una condizione win-win: se vince Alessandra Todde, vince lui, se perde, perde Elly Schlein. Come al solito.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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