Dopo la tornata elettorale del 4 luglio e il successo del Partito laburista, i riflettori della politica britannica si sono accesi sulla corsa alla successione del leader conservatore Rishi Sunak: secondo vari osservatori, potrebbe trattarsi di un «no contest», come si direbbe nel pugilato, una sfida che ha una sola e unica favorita, l’ex ministra per le Imprese e il Commercio Kemi Badenoch. L’annuncio ufficiale della sua candidatura è arrivato nei giorni scorsi, con un editoriale sul Times di Londra, dove Badenoch ha chiesto di aprire un dibattito sui principi fondamentali del partito per stabilire «cosa significhi essere conservatori», definendo la campagna elettorale di Rishi Sunak incoerente: «Meritavamo di perdere perché l’ultimo decennio ci ha visto fare molte giravolte, incerti su chi fossimo». In altre parole, Badenoch ritiene che i Tories non si siano spinti abbastanza a destra durante le ultime elezioni e sembra pronta a invertire la rotta una volta eletta come leader.
L’ex ministra ha anche detto che inizierà questa campagna ascoltando le preoccupazioni dei parlamentari e dei membri del partito, un tentativo secondo molti di conquistare chi pensa che il suo stile sia troppo aggressivo per gestire efficacemente la situazione. Le nomination per la corsa alla leadership ormai si sono chiuse ufficialmente, il che significa che è iniziata ufficialmente un’estate di corteggiamento di colleghi e membri, mentre si compete apertamente con i rivali. A sfidare Badenoch ci sono candidati più centristi come James Cleverly o Tom Tugendhat, ma anche rivali più oltranziste come Priti Patel, oltre all’ex ministro per l’Immigrazione Robert Jenrick e all’ex ministra del Lavoro Mel Stride, con l’assenza però della super sovranista Suella Braverman, che ha rinunciato a correre nei giorni scorsi.
Adesso i parlamentari conservatori sono infatti chiamati a scremare il numero dei contendenti a quattro finalisti tramite una serie di votazioni che si svolgeranno a settembre. I quattro avranno poi la possibilità di presentarsi alla convention annuale del partito a Birmingham a fine settembre: a seguire i parlamentari selezioneranno i due candidati finali, che saranno sottoposti a un voto online dei membri Tories fino al 31 ottobre. Il vincitore verrà annunciato il 2 novembre, pochi giorni prima delle elezioni negli Stati Uniti.
Mentre molti candidati e parlamentari hanno sottolineato l’importanza del processo di selezione per unire il partito, Badenoch ha sostenuto che questo non è sufficiente. «Attorno a cosa ci stiamo unendo? Per cosa stiamo vincendo?» ha scritto sul Times, accusando i principali esponenti dei Tories di non essere in grado di individuare il motivo per cui «il conservatorismo dovrebbe essere importante per il prossimo». Il ministro ombra delle Finanze, John Glen, ha dichiarato che i conservatori devono invece affrontare «un processo rigoroso» per dimostrare «umiltà» e avere un piano chiaro su come riconquistare la fiducia del popolo britannico: l’agenda di Kemi Badenoch è molto più aggressiva di così e difficilmente proporrà un soft landing, una transizione morbida per il partito.
Badenoch è una brexiter convinta e una guerriera «anti-woke», che si è guadagnata la fama di persona diretta, che non fa giri di parole, e che veniva già considerata come possibile leader quando l’ex premier Theresa May si è dimessa nel 2019. È nata a Wimbledon, nel sud-ovest di Londra, da genitori di origine nigeriana, ma è cresciuta per gran parte della sua infanzia tra Lagos e gli Stati Uniti e si descrive come «a tutti gli effetti un’immigrata di prima generazione». Dopo aver lavorato nella finanza, è approdata in parlamento nel 2017.
Il suo punto di forza è la capacità di attrarre le correnti più estremiste dei Tories senza alienarsi del tutto i moderati. Un partito così eterogeneo come quello conservatore vive anche di lotte intestine e di fazioni, come le cosiddette «Cinque Famiglie», gruppi che vanno dai sostenitori dell’ex premier Liz Truss e del libero mercato ai conservatori tradizionali, uniti dal forte sostegno alla Brexit. Nonostante tutti i tentativi di Badenoch di attirare i più moderati, però, la sua base naturale è a destra: la sua personalità incendiaria ha infiammato Westminster, aiutandola a guadagnarsi il sostegno dell’ala più radicale del partito. Paul Goodman, ex direttore di Conservative Home, principale media dedicato ai Tories, ritiene che il profilo di Badenoch sarebbe «la scelta più propensa ai riflettori» ma «potrebbe anche essere la più rischiosa»: l’ex ministra potrebbe essere un lanciafiamme, più che una leader dell’opposizione.
Il suo progetto politico passa da una nuova versione del Partito conservatore, pronta a inclinare il suo asse ideologico sempre più a destra per sfidare sul suo terreno Nigel Farage, l’uomo della Brexit, a costo anche di riscrivere la storia recente degli anni Tory. Il giornalista britannico Nick Cohen ha sottolineato che «per attrarre la destra in Parlamento, la stampa “Tory” sempre più faragista e i membri del partito, che sceglieranno il prossimo leader, [Badenoch] finge che i Conservatori abbiano fallito non perché fossero estremi, ma perché non erano abbastanza estremi». Nel suo intervento programmatico sul Times, l’ex ministra ha promesso «un focus esplicito sul rinnovamento del nostro partito per il 2030: il primo anno completo in cui potremo tornare al governo e il primo anno di un nuovo decennio», spingendo ad esempio su temi come il controllo dell’immigrazione.
Già alla vigilia delle elezioni Kemi Badenoch aveva intensificato i suoi attacchi contro Farage: in un’intervista al Times, aveva dichiarato: «Penso che voglia tornare al centro dell’attenzione. È tutto uno spettacolo per lui», suggerendo che per il leader di Reform non c’è differenza tra politica e reality show, come «I’m a Celebrity», il format televisivo a cui ha preso parte. «Ha partecipato a “I’m a Celebrity”, è arrivato terzo, e ora vuole vedere se può arrivare primo o secondo in politica, che è solo un altro gioco per lui, ma in realtà si tratta delle vite delle persone».
La sfida a destra è stata già lanciata: un’arma a doppio taglio per i Tories, che invece di confrontarsi su nuove idee e riflettere sulle loro responsabilità politiche, come il disastroso esecutivo guidato di Liz Truss nel 2022, con Badenoch sono pronti alla virata sovranista.
Lo spazio di manovra per un conservatorismo tradizionale, invece, potrebbe esserci, per una nuova leadership che possa rassicurare i cittadini, interpretando la politica con serietà ed elaborando programmi di crescita per il Paese, ciò che manca da molto tempo ai conservatori. L’estremismo, poi, in determinati collegi elettorali potrebbe spingere sempre più elettori verso il nuovo Labour di Keir Starmer e il Partito liberaldemocratico di Ed Davey. «Kemi Badenoch vuole spostare i Tory ulteriormente a destra: questo è un enorme errore», ha detto il commentatore politico sir Simon Jenkins sul Guardian. «Ciò che gli elettori desiderano è una dimostrazione di affidabilità e competenza, ma l’attuale favorita per la leadership ha altre idee».