Le verità nascosteNonostante Trump, l’intelligence americana riconosce che Putin è un pericolo

L’Annual Threat Assessment spiega perché il dittatore russo non ha intenzione di ritirarsi dall’Ucraina ed è disposto a pagare un prezzo alto, pur di prevalere sugli Stati Uniti

AP/Lapresse

L’ultimo anno di guerra ha rinnovato certezze e ambizioni della Russia. Vladimir Putin non si schioda dall’obiettivo di spingere Kyjiv e i suoi alleati a negoziare una pace a condizioni irricevibili; non arretra di un centimetro. Difficilmente l’autocrate riuscirà a ottenere la vittoria totale che aveva immaginato quando ha lanciato l’invasione su larga scala tre anni fa, ma le sue truppe stanno imparando a trarre vantaggi tattici e strategici in una guerra di logoramento. Inoltre, più passa il tempo più aumentano i rischi di un’escalation in un conflitto più ampio, con potenziale uso di armi nucleari, quindi ancora più pericoloso per gli alleati della Nato.

L’avvertimento arriva dall’ultima Valutazione Annuale della Minaccia (Annual Threat Assessment, Ata) dell’Intelligence Community statunitense, cioè il report che aggiorna su una serie di minacce ai cittadini statunitensi e, in generale, agli interessi statunitensi nel mondo. «La Russia vede la sua guerra in Ucraina come un conflitto per procura con l’Occidente, e considera l’espansione dell’influenza russa nella regione un elemento fondamentale per contrastare gli Stati Uniti e la Nato», si legge nel documento. Si capisce quindi che Putin non ha intenzione di fermarsi, non è davvero disposto a trattare, non allenterà le sue assurde richieste per un cessate il fuoco duraturo.

Non deve sorprendere che gli sforzi americani per sedersi al tavolo e trattare non abbiano ancora portato alcun risultato significativo. Donald Trump e i membri della sua amministrazione – quelli che per errore hanno condiviso piani militari con un giornalista – dicono di voler portare la guerra a una conclusione accettabile. Qui la parola accettabile andrebbe intesa soprattutto per l’Ucraina, il Paese invaso. Solo che non sembra possibile, almeno per ora.

Nonostante abbia pagato un prezzo enorme sia sul piano militare, sia sul piano economico, in questi tre anni la Russia ha dimostrato di essere flessibile e resistente, anche grazie all’aiuto di Cina, Iran e Corea del Nord. Anzi, Putin sembra disposto a pagare un prezzo anche più alto pur di prevalere sugli Stati Uniti: per lui questa sfida è uno snodo cruciale della storia mondiale e della sua eredità come leader russo. In più, «la maggior parte dei russi», si legge nel report, «continua ad accettare passivamente la guerra e l’emergere di un’alternativa a Putin è probabilmente meno probabile ora che in qualsiasi altro momento del suo governo durato un quarto di secolo».

La Valutazione Annuale dell’intelligence americana non parla solo della Russia, ma fa un’analisi complessiva delle minacce provenienti da attori statali e non statali. Si parla di criminalità transnazionale, caratelli della droga, terrorismo, e un approfondimento su ogni Paese dell’asse del male – Iran, Corea del Nord e soprattutto la Cina. «Pechino resta la principale minaccia militare e informatica per gli Stati Uniti». Secondo l’intelligence americana, la Cina avrebbe la capacità di colpire gli Stati Uniti con armi convenzionali, compromettere le infrastrutture statunitensi tramite attacchi informatici e colpire i suoi asset nello spazio. Pechino punta anche a sostituire gli Stati Uniti come principale potenza nel campo dell’intelligenza artificiale entro il 2030, e sta anche compiendo «progressi costanti ma irregolari» nel suo tentativo di allungare le mani su Taiwan.

Gli Stati Uniti e i loro alleati devono affrontare un insieme di minacce sempre più complesso, che necessita di risposte su più livelli, dalla difesa informatica a quella militare, dal contrasto delle campagne di disinformazione al rafforzamento delle alleanze internazionali. «Queste minacce si sostengono a vicenda, creando un dilemma di sicurezza di difficile soluzione. Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno sfidando gli interessi degli Stati Uniti nel mondo attaccando o minacciando altri Paesi nelle loro regioni, con tattiche di hard power sia asimmetriche sia convenzionali, e promuovendo sistemi alternativi per competere con gli Stati Uniti, principalmente nel commercio, nella finanza e nella sicurezza», si legge nel report.

Alla Russia è dedicato un capitolo corposo dell’analisi, perché la minaccia rappresentata dall’imperialismo putiniano insiste su più livelli. La parte più evidente è quella militare. Tre anni di guerra, di perdite umane e distruzione di sistemi d’arma non hanno impedito alla Russia di modernizzare il suo esercito e di espandere l’arsenale nucleare. Le forze aeree e navali russe, ad esempio, «restano intatte e sono più moderne rispetto all’inizio della guerra», scrive l’intelligence.

Anche sul fronte della guerra elettronica e dell’uso di droni l’esercito russo era carente all’inizio del conflitto, ma si è adattato, in un certo senso si è evoluto, e ora ha conoscenze nuove e capacità inedite di interferire con radar e gps ucraini, o di colpire con veicoli aerei senza pilota (Uav, i droni, appunto). «Mosca – aggiunge ancora l’intelligence – ha aumentato il bilancio della difesa a livelli record e ha ammortizzato l’impatto delle sanzioni occidentali sulla sua industria militare. Inoltre, ha iniziato a importare munizioni da Iran e Corea del Nord, assicurandosi una scorta sufficiente per continuare la guerra».

Poi ci sono anche le armi non convenzionali, come attacchi informatici e operazioni sotto copertura, che in un modo o nell’altro riescono a compensare le debolezze e le carenze dell’esercito regolare. Mosca usa tutte le sue risorse informatiche per condurre operazioni di spionaggio, attacchi alle infrastrutture critiche e manipolazione dell’opinione pubblica occidentale. Lo dimostrano le tante infiltrazioni nelle reti strategiche statunitensi o europee, e il lavoro subdolo di testate propagandistiche come Russia Today e gruppi di “troll” digitali assoldati dal Cremlino che amplificano le divisioni interne nei Paesi occidentali, diffondendo teorie del complotto e sfiducia nelle istituzioni democratiche.

Se ne parla sempre troppo poco, ma nel pacchetto della minaccia russa vanno considerati anche l’arsenale nucleare, le armi di distruzione di massa e lo sviluppo di armi chimiche e biologiche a disposizione del Cremlino.

Poi c’è l’intero schema di alleanze della Russia. Nelle triangolazioni con Mosca, la Cina fornisce tecnologie e componenti militari fondamentali per la produzione di armi, l’Iran dà droni e missili in cambio di sostegno tecnologico e politico, la Corea del Nord scambia munizioni e manodopera con aiuti economici e legittimazione diplomatica. «Questa rete di cooperazione rafforza la resilienza della Russia contro le sanzioni occidentali e aumenta la pressione sugli Stati Uniti e i loro alleati», dice l’Intelligence Community.

Il rapporto d’intelligence dipinge la Russia come un avversario strategico determinato, flessibile e pericoloso, capace di sfidare gli interessi statunitensi attraverso una combinazione di forza militare, cyberattacchi e manipolazione dell’informazione. Ma tutti i nemici hanno le loro debolezze. Nel caso della Russia c’è innanzitutto un’evidente difficoltà nel mantenere alta la qualità del proprio esercito – che nel frattempo affronta anche problemi laterali come quello della corruzione – e nel garantirsi il turnover di cui potrebbe aver bisogno sul lungo periodo (nonostante investimenti spaventosi nel reclutamento). «Mosca dovrà bilanciare continuamente l’allocazione delle risorse tra la produzione su larga scala di equipaggiamento per sostenere la guerra con gli sforzi di modernizzazione e ricapitalizzazione», si legge ancora nel report.

Nessuna delle minacce poste dalla Russia deve però far pensare che la guerra sia persa e che si possa cedere alle pretese di Putin, oggi o in futuro. Anche perché nel frattempo bisogna ricordare che da tre anni c’è un popolo che resiste e si difende con tutte le forze da un’aggressione criminale, e così difende anche l’Europa e il mondo libero. In questo senso può essere utile riprendere le parole del direttore della Cia John Ratcliffe: «L’idea è che la Russia abbia un vantaggio sul campo di battaglia e che stia avanzando lentamente», ha detto Ratcliffe. «Ma vorrei dire che per quanto riguarda la resistenza ucraina, il popolo ucraino e l’esercito ucraino sono stati sottovalutati in tutti questi anni. Sono convinto, anche sulla base dei dati d’intelligence, che combatteranno a mani nude se necessario, fino a ottenere condizioni di pace accettabili».

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