I dazi del dieci per cento sulle importazioni di merci negli Stati Uniti (cinquanta per cento su quelle di acciaio e alluminio) sono entrati in vigore lo scorso 5 aprile; i benefici paventati dal presidente Donald Trump per lo Stato americano sono oggetto di molte analisi critiche (l’entrata di miliardi di dollari nelle casse del Governo, promozione delle produzioni locali e creazione di posti di lavoro per i cittadini) e secondo la Banca Mondiale a pagare il prezzo più alto di questa manovra saranno gli Stati Uniti stessi.
Il nostro Paese, tra i principali esportatori di vino negli Usa, potrà risultare fortemente colpito dalla politica economica di Trump e, oltre al danno economico, che l’Unione Italiana Vino (Uiv) ha stimato in 323 milioni di euro l’anno, si prevedono altri stravolgimenti, alcuni già percepiti dagli addetti ai lavori, come il cambiamento dei rapporti tra venditori e compratori e l’aumento dei prezzi, che in parte saranno assorbiti dalle imprese stesse e in parte ricadranno sul compratore finale.
Oltre a ciò i produttori rimangono in attesa degli extra-dazi al momento sospesi e la cui entrata in vigore è prevista per il 9 luglio. Ciò tiene in allerta gli addetti ai lavori e li obbliga a cercare soluzioni e strategie alternative, per non farsi trovare impreparati in questa situazione di incertezza, che al momento impedisce di programmare le proprie attività.

Il tema, attuale e pressante, è stato al centro della discussione tra giovani professionisti al tavolo 2 dell’hackathon di Gastronomika.
Come anticipato, i rapporti tra le parti mutano e si fanno più complessi, con la necessità di un cambio di approccio e l’attuazione di nuove strategie. «Abbiamo deciso di ridurre la partecipazione alle fiere, anche per i costi elevati e la bassa conversione – fa notare Matteo Allegrini, addetto ai mercati esteri per l’omonima azienda in Valpolicella – e optare per un approccio di vendita porta a porta per rafforzare i rapporti con i compratori».
Dall’altra parte Federica Finotello, responsabile marketing e vendite dell’azienda Caruna Franciacorta, sottolinea come siano i compratori stessi a cercare di mantenere stretti i rapporti con i propri fornitori. Ciò delinea ancora una situazione caotica, incerta e quasi indecifrabile, per cui è richiesta velocità di pensiero e azione, alla ricerca di soluzioni immediatamente percorribili per tamponare questa politica di guerra economica. Molti dei presenti si trovano d’accordo sulla perdita di significato delle fiere di settore che, soprattutto a causa dell’aumento dei costi di partecipazione, stanno diventando un peso più che un vantaggio per i produttori.

Diplomazia, opportunità e diversificazione dei mercati
Il dialogo è una delle soluzioni più percorribili in tempi brevi, come fa notare Cecilia Magni, policy advisor della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), associazione che racchiude più di 1.700 produttori: «Assumono un ruolo fondamentale il rapporto col Governo e la cooperazione aziendale».
L’approccio diplomatico è necessario su due fronti: interno ed esterno. Nel primo caso è fondamentale il dialogo con le istituzioni, come il ministero dell’Agricoltura, le Regioni e l’Unione europea, oltre alla necessità di fare fronte comune tra le varie imprese. Nel secondo c’è l’obbligo di mediare con gli altri Paesi, Stati Uniti e non solo. Dove guardare per fronteggiare il problema e ottenere risultati duraturi nel tempo? Fondamentale per tutti i presenti è guardare ad altre soluzioni come, ad esempio, intensificare lo scambio di merci all’interno dell’Unione europea e guardare a nuove opportunità, intraprendendo rapporti commerciali con Paesi che siano in grado di aprire nuovi sbocchi sul mercato internazionale.

«L’accordo col Mercosur può essere una soluzione» suggerisce Magni. Si fa riferimento al patto commerciale siglato nel 2019 tra Unione europea e Mercado Común del Sur (Mercosur) – area di libero scambio tra Paesi del Sud America, istituita nel 1991 con il Trattato di Asunción, che al momento vede coinvolti Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – e rivisto il 6 dicembre 2024. L’accordo prevede la riduzione progressiva dei dazi, fino a oltre il novanta per cento, con l’obiettivo di promuovere il commercio e gli investimenti in settori strategici come materie prime e servizi, coinvolgendo anche il settore agro-alimentare. Esportando verso mercati alternativi e riducendo la vendita negli Stati Uniti potrebbero cambiare i rapporti di forza tra le parti.
Potenziamento del made in Italy
Irene Verzeletti, pr e press specialist di Terra Moretti Vino, fa notare: «L’aumento dei prezzi, probabilmente inevitabile, può essere utile per rafforzare la visione del brand Italia all’estero».
Il potenziamento del prodotto made in Italy, attributo già di per sé percepito come valore aggiunto, potrebbe far acquisire un’ulteriore crescita, con un aumento dei prezzi. Di contro Allegrini sottolinea la necessità di porre l’attenzione al compratore finale, per non rischiare di perdere l’acquirente medio, che sarebbe tagliato fuori da una politica di aumenti troppo aggressiva e ammette: «Al momento dobbiamo assorbire i costi per non gravare sul compratore finale, ripartendo equamente quel dieci per cento di dazio tra noi e i compratori». Si combatte anche in questo caso su più livelli, cercando di trovare un equilibrio tra soluzioni percorribili e la necessità di non perdere gli incassi sul breve periodo.

La prospettiva
Il tempo diventa l’alleato principale per un cambio di mentalità nel settore, dove la cooperazione tra imprese, spesso complicata nel nostro Paese, diventa fondamentale per fronteggiare l’andamento altalenante del mercato di vino e alcolici. Oltre a tamponare i problemi nell’immediato, i presenti sottolineano la necessità di un cambiamento culturale nel modo di fare impresa, sfruttando associazioni e facendo rete per raggiungere una crescita comune. Questo passa attraverso il rafforzamento dei rapporti nazionali e comunitari. «Questo tipo di approccio darà i suoi frutti tra qualche anno, ma solo ponendo le basi adesso potremo vedere i risultati» sottolinea Finotello.
Dalla discussione al tavolo dunque sono emersi suggerimenti utili e proposte concrete per combattere le difficoltà di la guerra economica imposta dagli Stati Uniti all’Europa, segno della voglia dei giovani produttori di cambiare il modo di fare impresa con uno sguardo più comune e meno individualista.

