Caro Cundari,
non potrei mai aderire all’appello dadaista dei Garantisti per il No.
Sono un garantista per la separazione delle funzioni tra giudici e pm, e ovviamente anche delle loro carriere. Dipendesse da me separerei anche fisicamente i loro uffici, e metterei giudici e pubblici ministeri in palazzi diversi, se possibile anche in codici postali distanti.
In linea di principio abolirei anche l’ipocrita obbligatorietà dell’azione penale e farei indirizzare l’azione penale dal ministero della Giustizia come in Francia o negli Stati Uniti, magari con un controllo parlamentare bipartisan come nel Regno Unito.
Ma viviamo in tempi impazziti e tutte le considerazioni di principio devono confrontarsi con lo spirito del tempo, che è quello di un uso autoritario del potere esecutivo, spesso servendosi della sottomissione del potere giudiziario, come succede nella Russia di Vladimir Putin, nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan, nell’Ungheria di Viktor Orbán e, ahimè, nell’America di Donald Trump.
Giorgia Meloni ovviamente non è né Putin né Erdogan, e questo è un fattore decisivo, ma fa pur sempre campagna elettorale per Orbán e ammira Trump.
Quindi capisco le ragioni del tuo appello, ma non posso spingermi fino a votare No sulla questione di merito del referendum.
Sono più sulla Linea del nostro favoloso avvocato Cataldo Intrieri, che è un Garantista per l’Astensione, ma non sono convinto del tutto; tanto che ogni volta che sento qualcuno dei tanti Giustizialisti per il No mi viene il voltastomaco, cosa che mi capita ugualmente quando sento i Giustizialisti per il Sì. Forse sono sulla Linea di Carmelo Palma, sincero Garantista per il Sì nonostante la compagnia dei Giustizialisti per il Sì.
So che mancano pochi giorni al voto, e prima o poi dovrò decidere che cosa fare, ma al momento direi che firmerei l’appello Garantisti per il Boh.