I diritti delle sex workerPapa Francesco avvicina la Chiesa alla comunità transgender

La donazione di tamponi e vaccini antinfluenzali a Torvaianica è solo l’ultimo gesto di una lunga lista che testimonia la vicinanza e l’attenzione del Pontefice verso queste persone: costruisce ponti di dialogo dove altri alzano muri d’odio

AP/Lapresse

Violenza verbale e sarcasmo di bassa lega continuano ad accompagnare sui social il coming out di Ellen Page come transgender dopo che la star canadese ha indicato in Elliot Page il suo nome d’elezione. Il tutto condito da una povertà argomentativa, la stessa su cui si fonda la difesa dei tweet di J.K. Rowling unicamente per denigrare o meglio nullificare l’esistenza delle persone trans e attaccare, in area italiana, il ddl Zan sul tema identità di genere.

Ma c’è chi, anziché alzare muri di odio verbale, costruisce ponti di dialogo, accoglienza e vicinanza concreta. È quanto fa Papa Francesco, la cui attenzione verso tali persone si è concretata in atti come l’incontro nel 2015 con il 48enne transgender spagnolo Diego Neria Lejarraga e la sua fidanzata o il sostegno al “Condominio sociale protetto per donne trans”, inaugurato il 10 agosto nella Patagonia argentina su iniziativa della priora carmelitana Mónica Astorga Cremona.

In Italia ha suscitato grande scalpore la notizia della donazione in denaro che Bergoglio ha fatto pervenire in aprile a don Andrea Conocchia, parroco della comunità della Beata Vergine Immacolata di Torvaianica, perché una ventina di sex worker trans latino-americane potessero pagare bollette, saldare l’affitto di casa o comprare generi di prima necessità.

Durante il lockdown, infatti, costrette dai vari decreti nazionali e regionali a non poter più procacciarsi il necessario per vivere, escluse da tutti gli ammortizzatori sociali previsti dal governo e doppiamente marginalizzate in quanto trans, sono state ridotte praticamente alla fame.

«Chiuse in casa – dichiara a Linkiesta Carmen Bertolazzi, componente del direttivo del Mit, Movimento Identità Trans e presidente di Ora d’Aria Onlus, rievocando quei giorni – non sapevano come mantenersi, pagare l’affitto, le bollette e per loro non esistono i paracaduti sociali, soprattutto se straniere e non in regola con il permesso di soggiorno. Molte erano state sfrattate, vivendo per strada in situazione promiscua, e non potevano oggettivamente rispettare le regole di prevenzione per il Covid-19 mettendo a rischio la propria salute e vita».

Situazione che si è ripresentata, a partire dall’autunno, con la reintroduzione del coprifuoco e norme sempre più stringenti a fronte del numero di contagi e decessi. E così il 2 dicembre il Vaticano è tornato a interessarsi delle trans latino-americane, che si prostituivano sul litorale romano, somministrando loro vaccini antinfluenzali e tamponi.

A effettuare il servizio, dalle 9:30 alle 11, nel cortile parrocchiale il personale sanitario della Santa Sede, coadiuvato da Lucia Ercoli, medica della Direzione di sanità e igiene del Vaticano e responsabile dell’ambulatorio “Madre di Misericordia” nel braccio destro del colonnato di San Pietro.

Don Andrea Conocchia ha raccontato a Linkiesta di aver letto «che per la Giornata mondiale dei poveri, caduta il 15 novembre scorso, il Papa offriva tamponi gratuiti. Qualche giorno dopo sono andato in Elemosineria Apostolica per lasciare qualche lettera al cardinale Konrad Krajewski, che ho incontrato mentre stavo entrando negli uffici. Lui mi ha chiesto di Torvaianica, delle persone che hanno bisogno soprattutto dopo la reintroduzione del coprifuoco e, in particolare, delle amiche transessuali. Gli ho detto che in pratica non potevano più lavorare, vivendo anche nel terrore di non conoscere la situazione di salute dei pochi clienti rimasti. L’elemosiniere mi ha risposto che i tamponi venivano fatti unicamente a persone che devono avere accesso ai dormitori o vogliono ritornare nella loro patria. Ma che c’era possibilità di vaccini antinfluenzali».

Ritornato a Torvaianica, il parroco si è messo in contatto con le sex worker che solitamente lavorano sul litorale di Ardea, ad Anzio e nella pineta di Castelporziano. «Sono state contentissime di potersi vaccinare – continua don Andrea – e mi hanno detto che erano in tutto 35. Ho così informato il cardinale, che mi ha successivamente informato che sarebbe arrivata un’ambulanza dal Vaticano il 2 dicembre mattina. Inimmaginabile la gioia delle amiche trans, quando la dottoressa Ercoli ha detto che c’era anche l’opportunità di sottoporsi a tampone. E la notizia più bella è che sono risultate tutte negative».

Per don Conocchia si è trattata di una «significativa e concreta carezza di Francesco. È la prima volta che la Chiesa con la c maiuscola, ossia il Papa e il Vaticano, si espongono in maniera così forte, chiara e coraggiosa a vantaggio di queste persone».

Nella giornata successiva alcune delle 35 donne trans latino-americane hanno inviato dei messaggi audio di ringraziamento al sacerdote. Particolarmente toccante quello di Veronica (nome di fantasia), che fra l’altro ha detto: «Padrecito Andrea, grazie di tutto. Sei un grande uomo. Ringrazio di cuore. Che Dio benedica te, tutta la Chiesa e specialmente il Santo Padre Francesco, al quale voglio bene. Sto cucendo a mano in ringraziamento un vestitino per la statuina di Gesù Bambino. Non sono una grande modista ma ci metto tutto l’impegno. Spero che venga bene e lo porterò la mattina del 25 venendo a Messa».

Per Carmen Bertolazzi, che ha avuto modo di conoscere e collaborare nei mesi scorsi col sacerdote, «la parrocchia di Torvaianica e don Andrea sono un riferimento essenziale per la comunità trans di Torvaianica e dintorni. È una comunità sudamericana, la maggioranza proviene dalla Colombia, ma anche dal Venezuela, dall’Argentina e dal Brasile, la maggior parte si prostituisce nella pineta o sul lungomare, ma vi sono anche persone anziane o malate. Alcune di loro sono ancora sfruttate, altre hanno finito di pagare il debito e lavorano in proprio. Abbiamo conosciuto don Andrea durante il lockdown. Abbiamo consegnato dei pacchi alimentari e organizzato degli incontri con operatrici sociali e con legali. Per alcune di loro siamo riuscite ad avviare la richiesta come richiedente asilo, e per altre abbiamo cercato di aiutarle nel rivolgersi alle strutture sanitarie».

La presidente di Ora d’Aria Onlus osserva che «la parrocchia resta il loro riferimento ed essendo molto religiose, sentono Papa Francesco molto vicino a loro. E nella condizione di solitudine, precarietà, povertà in cui si trovano, non è certo poco. Anche l’attenzione per la loro salute, che questo Papa ha manifestato anche verso i senza dimora della capitale, fa capire come non si tratti solo di misericordia, ma di cura, amore e rispetto per la loro vita».

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