Primavera NeraA Cuba fare l’artista è un reato, in 4 mesi il regime ne ha arrestati 31

L’Avana resta chiusa a ogni apertura politica. Un decreto presidenziale stabilisce che ogni creazione artistica per essere esposta o pagata debba avere l’autorizzazione delle autorità competenti

AP / Lapresse

Il regime cubano ha arrestato anche Amleto, nelle maglie di una repressione scatenata da una protesta di artisti e portata al parossismo dopo il successo di una canzone su YouTube. Artista audiovisuale indipendente, Hamlet Lavastida era tornato a Cuba il 21 giugno da Berlino, dove lavora alla galleria Kunstlerhaus Bethanien.

Appena sbarcato all’aeroporto, invece che respingerlo o arrestarlo subito, lo hanno mandato nella quarantena imposta per tutti i visitatori come misura contro il Covid. Spirato il termine, la mattina di domenica, non appena uscito dal centro in cui aveva trascorso il periodo di isolamento, lo hanno prelevato e portato in carcere.

Nato all’Avana nel 1983, esposto in Spagna come nel Regno Unito e in Polonia, Lavastida è uno specialista soprattutto di X-Acto: quel coltello multiuso con una lama montata su un corpo in alluminio simile a una penna, che dagli anni ’30 è massicciamente usato nell’arte moderna. Ma inoltre ricorre anche a video, collage, performance, interventi pubblici, installazioni: strumenti diversi al servizio di un obiettivo costante, che è quello di demistificare i loghi della propaganda del regime castrista. Per questo, pur essendo uno dei più importanti artisti della sua generazione, nell’isola le sue opere sono vietate.

«Hanno fatto un atto di estorsione e di intimidazione non solo contro d lui, ma contro le persone che erano recluse con lui nel centro di isolamento e che molto sicuramente in maggioranza non conosceva», ha testimoniato il suo amico e a sua volta artista Julio Llópiz-Casal. «Il fatto che abbiano aspettato il giorno in cui doveva essere dimesso dal centro di isolamento dimostra che stanno cercando fare violenza non solo a Hamlet, ma alle persone che stavano con lui».

L’avvocato Eloy Viera Cañive parla di «manovra perversa»: «Il messaggio che il governo cubano vuole mandare è per tutti: se stai fuori resta fuori e se stai dentro cerca di mantenerti quieto».

Nel protestare, Human Rights Watch ha denunciato come vari artisti amici del detenuto siano stati messi sotto vigilanza, in concomitanza con il suo arresto.

Come ricorda sempre Llópiz-Casal, «in questo momento Hamlet sta per essere sottoposto a un processo su accuse di minaccia alla sicurezza dello Stato. La cosa più pericolosa è che la Sicurezza dello Stato ha il diritto di decidere autonomamente cosa sia un crimine contro la Sicurezza dello Stato. Hamlet potrebbe essere condannato per un crimine che non ha commesso, ma che è stato fabbricato in modo quasi iperrealistico».

Ma una sola rondine in sé non farebbe primavera, e un arresto solo non farebbe una Nuova Primavera Nera. Se il dissenso sta usando questa espressione è perché il caso Lavastida viene dopo una lunga serie di detenzioni: solo da marzo al primo giugno sono state 31.

L’antefatto risale al 20 aprile del 2018, quando, il giorno dopo il suo insediamento a presidente al posto di Raúl Castro, Miguel Díaz-Canel come suo primissimo provvedimento emana un decreto 349, il cui obiettivo ufficiale sarebbe quello di aggiornare una normativa sui contenuti artistici risalente al 1997 e ormai non più in armonia con una crescente apertura anche delle opere d’arte alle iniziative private e al mercato.

Entrato in vigore a metà settembre del 2018, il decreto stabilisce che ogni creazione artistica per essere esposta o pagata deve avere l’autorizzazione delle autorità competenti. Diciannove sono i casi di violazione di legge elencati. Alcuni sono in linea con cose previste dovunque: dalla pornografia alle incitazioni all’odio o al razzismo, fino ai decibel eccessivi e ai diritti d’autore. Ma viene punito anche «chi presta servizi artistici senza essere autorizzato per esercitare lavori d’arte» e «chiunque infranga le disposizioni legali che regolano il normale sviluppo della nostra società». Vengono anche istituiti «supervisori-ispettori designati dal ministero della Cultura» che dovrebbero «ispezionare e conoscere gli atti da sanzionare raccolti nel Decreto».

Un mondo sempre più effervescente di artisti che possono sopravvivere grazie anche alla crescente apertura economica e a internet ha iniziato infatti a riunirsi e a discutere. Fatto inaudito, il governo ha fatto mostra di apertura. Il viceministro della cCultura Fernando Rojas in una intervista ad Ap ha così promesso che gli ispettori sarebbero intervenuti «solo in situazioni molto chiare» e in casi di «estrema gravità», non potranno ispezionare alcuno studio privato o luogo non pubblico, e dovranno solo riportare i casi ai loro superiori, senza prendere iniziative. E subito dopo il ministro Alpidio Alonso ha aggiunto che il decreto non si applicherebbe a spazi privati.

Prendendo in parola quello che sembrava un invito al dialogo, un gruppo di artisti è andato a manifestare davanti al Ministero. Li hanno invece arrestati e detenuti per alcune ore, da cui una lettera aperta di protesta di un altro centinaio di intellettuali, che dal dicembre del 2018 hanno iniziato a organizzarsi in un Movimento San Isidro.

Tra i leader è emerso l’artista performativo Luis Manuel Otero Alcántara, che tra l’altro ha fatto uno spogliarello per attirare l’attenzione sulla mancanza di privacy durante l’accesso a Internet ed ha creato il Museo de la Disidencia a Cuba.

Il Movimento è venuto allo scoperto nel novembre 2020 attraverso Facebook, a opera del rapper Denis Solís. Il 9 novembre è stato arrestato, e sottoposto a processo per oltraggio è stato condannato a otto mesi. Dal 18 novembre 15 membri del Movimento si sono allora messi in sciopero della fame in una casa, che la Polizia ha sgomberato a forza nella notte tra 26 e 27 novembre 2020 la Polizia ha sgomberato a forza.

Evento clamoroso, il giorno dopo Rojas ha accettato di parlare per quattro ore con vari membri del Movimento riuniti fuori dal Ministero. Un clamoroso primo dialogo tra regime e opposizione dopo 60 anni di dittatura, concluso con l’appuntamento per un nuovo incontro.

Ma il 3 dicembre il Ministero ha fatto marcia indietro con un comunicato in cui accusava il Movimento di essere al soldo degli Stati Uniti, per organizzare il 5 un incontro con una minoranza di artisti giudicati “non controrivoluzionari”. E il 27 gennaio 2021 quando una ventina di artisti si è di nuovo fatta trovare davanti al ministero, il ministro Alpidio Alonso Grau e i viceministri Fernando Rojas e Fernando León Jacomino li hanno addirittura aggrediti fisicamente assieme ad altri funzionari, dopo di che è intervenuta la Polizia per arrestarli: non gli aggressori, ma gli aggrediti.

Una rottura brutale, cui il 17 febbraio ha risposto l’uscita su YouTube di “Patria y vida”: un video pubblicato da Yotuel del grupo Orishas, assieme al duo Gente de Zona, a Descemer Bueno e ai rapper Maykel Osorbo Castillo e Eliécer Márquez “El Funky”. Tutti afro-cubani. Senza cantare, nel video appare anche Luis Manuel Otero Alcántara.

Sono tutti cubani, ma i primi quattro stanno fuori dall’isola: Gente de Zona si è esibita anche a Sanremo. Gli altri tre stanno invece dentro, ma il lavoro comune è stato possibile grazie a Internet.

Il titolo è una aperta irrisione allo slogan del regime «Patria o morte», e il testo è se possibile ancora più duro. «È finita, tu cinque nove, io doppio due/ 60 anni bloccati a domino/ Siamo artisti, siamo sensibilità/ La storia vera, non quella mal raccontata/ Siamo la dignità di un popolo intero calpestata/ Con pistole puntate e parole che non valgono niente/ Non più bugie, il mio popolo chiede libertà, niente più dottrine/ Non gridiamo più Patria e Morte ma Patria e Vita/ E abbiamo iniziato a costruire quello che sognavamo, quello che hanno distrutto con le loro mani/ Che smetta di scorrere sangue, per il fatto di pensarla diversamente/ Chi vi ha detto che Cuba è vostra, se Cuba è di tutta la mia gente».

Da allora al momento di scrivere queste note ha fatto 5.700.279 visualizzazioni: proprio mentre tra 16 e 19 aprile l’VIII congresso del Partito Comunista Cubano registrava il passaggio di mano da Raúl Castro a Miguel Díaz-Canel anche alla segreteria del Partito Comunista, nell’ambito di una evoluzione che dichiara di voler ampliare gli spazi all’iniziativa privata, ma restando chiusi a ogni apertura politica.

Dall’inizio di marzo, appunto, il regime ha iniziato a rispondere alla sfida a colpi di arresti. Il fatto che il 5 aprile una protesta di strada avesse impedito che la Polizia arrestasse Maykel Osorbo ha evidentemente accresciuto ancor di più l’allarme rispetto al rischio sempre più imminente di una somossa popolare contro il regime. Già il 2 maggio Luis Manuel Otero Alcántara è stato detenuto in isolamento nella sezione psichiatrica dell’ospedale Calixto Garcia, dopo una settimana di sciopero della fame e della sete per protestare contro la persecuzione costante del regime e la distruzione di varie sue opere. E ci è rimasto per un mese.

Il 18 maggio è stato poi portato via in manette Maykel Osorbo, e una settimana dopo il Tribunal Provincial Popular dell’Avana ha informato che era detenuto per «disobbedienza, resistenza e mancanza di rispetto»: senza però dire dove è detenuto malgrado una richiesta in tal senso dell’Onu. Nel contempo El Funky è finito ai domiciliari.

«Gli artisti di Patria y Vida sono stati sequestrati, fatti sparire e messi sotto processo dallo stato cubano», ha denunciato un manifesto che è stato diffuso dai «coautori di Patria y Vida ancora liberi» – Asiel Babastro, Alexander Delgado, Anyelo Troya, Descemer Bueno, Eliexer Márquez, Randy Malcom, Yotuel Romero – e poi sottoscritto da oltre 200 tra organizzazioni, artisti, intellettuali, attivisti e politici cubani e non cubani.

C’è «un clima di violenza e repressione simile a quello della cosiddetta Primavera Nera, nel 2003». Allora il regime agì contro il dissenso approfittando del fatto che l’attenzione del mondo era distratta dalla guerra in Iraq: 75 oppositori finirono in carcere tra attivisti, medici e giornalisti indipendenti, e gli ultimi tra di loro a uscirne furono liberati nel 2010-11, grazie a pressioni della Chiesa Cattolica.

Tra le varie condanne, è arrivata anche quella del Parlamento Europeo. Visto che Lavastida veniva da Berlino, questa può essere considerata una risposta.

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