Il vaccino di Joe e KamalaIl giorno della democrazia e la fine del lockdown americano

Il moccioso in chief è scappato in Florida, con un’uscita di scena che ricorda la fuga da Saigon. Ora il compito del presidente e della vicepresidente è quello di unire il paese, come fece Lincoln, e porre fine alla guerra incivile scatenata da populisti, demagoghi e agenti del caos (che purtroppo abbiamo ancora in Italia)

AP/LaPresse

Il giorno dell’America, il giorno della democrazia. L’America è tornata, la notizia è questa. È tornata con un presidente degno di questo nome, Joe Biden, un presidente americano e non antiamericano come il predecessore in fuga in Florida al suono di My Way. L’America è tornata con una vicepresidente, Kamala Harris, che per la prima volta è donna e nera e soprattutto in gamba.

Entrambi, Biden e Harris, sono chiamati alla sfida del doppio virus, il corona e il cialtronismo, e sono stati arruolati da ottanta milioni e rotti di americani per porre fine alla guerra incivile scatenata da Donald Trump, il truffatore in chief che quattro anni fa, sullo stesso palco al freddo di Washington DC, aveva invocato l’American carnage, la carneficina americana, come base ideologica del suo mandato alla Casa Bianca conclusosi con l’insurrezione cornuta, con l’assalto al Congresso, con 400 mila morti per COVID, con il secondo impeachment per crimini contro la Costituzione (per gli altri innumerevoli reati sta per partire la mattanza) e un’uscita di scena in elicottero che iconograficamente ricorda la fuga da Saigon.

Che differenza tra la cerimonia di quattro anni fa e questa con Obama, i Clinton, Bush ma senza Trump, moccioso fino alla fine, con Lady Gaga e J-Lo a cantare e senza utili idioti di Putin e Ciampolilli assortiti, con la splendida poetessa ventiduenne Amanda Gorman che ha fotografato la società americana contemporanea con una preghiera laica, quasi un rap, che resterà nella storia. Con i toni gravi alla Lincoln adoperati da Biden, ispirati ai migliori istinti della natura umana, non a quelli da gangster col riporto.

Biden e Harris non sono ancora un vaccino contro l’autoritarismo e la demagogia criminale, o forse sono solo la prima dose, ma intanto sono un distanziamento sociale, civile e politico dagli eversori, dai terroristi interni, dagli agenti del caos.

Biden e Harris proveranno a unire l’America, cercheranno di abbassare la temperatura del discorso pubblico, nonostante i peggiori Jake Angeli della nostra natura, difendendo il dissenso politico perché niente è più americano del dissenso, ma con l’obiettivo primario di demolire la dottrina delle bugie e dei fatti alternativi che ha dominato la politica e inquinato la democrazia occidentale.

Non sarà facile, non sarà veloce, non sarà breve, perché senza pace è difficile unificare un paese diviso, e la pace adesso non c’è. Ma è di nuovo mattina in America, l’alba è già qua e prima o poi la luce arriverà anche da noi, nella terra dove i trumpiani e i bugiardi, i truffatori e gli antidemocratici, i populisti e i sovranisti, sono sia al governo sia all’opposizione e per questo ci costringono a un insopportabile lockdown intellettuale.

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