Chiara BarnumL’Operazione Distrazione Polli di Ferragni è riuscita alla perfezione, di nuovo

L’abilità di sviare l’attenzione è il meno riconosciuto talento dell’imprenditrice: in piena settimana della moda è riuscita a far dimenticare che non la invitano più alle sfilate e il suo impero è in crisi dirottando giornali e follower sulla presunta separazione dal marito

Claudio Furlan//LaPress

«Un mio amico del Corriere mi dà per certo che la Ferragni è da Fazio il 3 marzo». Il messaggio mi arriva quando da ore i siti dei quotidiani titolano «Ferragni da Fazio domenica prossima», cioè il 25; ma soprattutto mi arriva un quarto d’ora dopo che Fabio Fazio, su Twitter (o come si chiama ora), ha ufficializzato l’intervista che prevedo disastrosa (poi andrà benissimo, e io verrò smentita su tutto, ma tanto nessuno legge niente e nessuno ricorda niente) per, appunto, il 3 marzo.

È in quel momento che capisco come siamo messi. Non la Ferragni: noialtri. Noialtri dei giornali, noialtri del ceto medio riflessivo, noialtri che ci sentiamo di mondo ma siamo abbastanza fessi da pensare ancora che «me l’ha detto quel tale che scrive sul giornale» indichi fonte autorevole, e non dica semplicemente che abbiamo un amico mitomane che, come la maggior parte di quelli dei giornali, riporta quel che trova sui social.

Breve catalogo di cose che non stavano sui social negli ultimi mesi, e relative non notizie. A settembre, inizia a girare voce che i coniugi Ferragni abbiano programmato il divorzio, da annunciarsi a metà ottobre. Sarà vero? Sarà il caso di scriverlo? Di fare come il sito italiano di pettegolezzi meno informato e più considerato dai giornali, che quando una cosa è plausibile la ripete una volta a settimana finché non si avvera, e se dopo cinque anni il tal direttore viene licenziato dal tal giornale loro possono dire «noi l’avevamo anticipato», mica «ci siamo sbagliati per quattro anni e cinquanta settimane»?

Forse esiste un qualche dio, e ha compassione delle raccoglitrici di briciole pollicine sparse da Chiara Ferragni. Nessuno scrive niente, e meno male: a fine settembre il marito della Ferragni viene ricoverato d’urgenza per un’emorragia, la moglie accorre al capezzale. Si aggiunga una paginetta al fascicolo di appunti per il Grande Romanzo Italiano intitolato “Tempismo del marito medio nell’ammalarsi”, e si proceda.

A dicembre c’è la questione della multa per i pandori di beneficenza, due mesi dopo si può dire: una puttanata, l’attenzione rispetto alla quale è forse la perfetta sintesi della contemporaneità. La somma della nostra capacità di prestare attenzione solo alle puttanate, della convinzione di gente cresciuta guardando gli sceneggiati americani che in Italia senza beneficenza i bambini non vengano curati, dell’irritazione per il successo di una che è proprio come noi (non brillantissima proprio come noi, non bellissima proprio come noi) ma fattura molto di più, e dell’umano divertimento nell’abbattere gli idoli.

A questa ricetta per il disastro si aggiunge che Chiara Ferragni, che ha capito quasi tutto del resto, non ha capito che non bisogna mai chiedere scusa, e quindi opta per la contrizione e per il milione di euro in beneficenza, invece di dire: ma che diavolo volete da me, certo che ho preso un cachet per fare da testimonial del pandoro, pensate che Cindy Crawford pubblicizzasse la Pepsi gratis, pensate che le opere di bene non siano un prodotto come un altro, di cosa credete campi da quarant’anni Bob Geldof, che colpa ne ho io se la Balocco ha fatto una donazione che è un micragnoso ventesimo del mio cachet, andate a linciare qualcun altro.

Certo che una risposta aggressiva non avrebbe riportato la serenità nelle sue opere di commercio, ma non l’ha prevedibilmente fatto neanche la risposta contrita, che come tutte le risposte contrite ha ottenuto l’effetto di farla linciare più di prima. Una risposta aggressiva avrebbe, se non altro, riportato il dibattito là dove doveva stare: sull’ipocrisia collettiva e sulle responsabilità fattuali, che non sono necessariamente di chi è più famosa.

Nel frattempo c’è stato un vertiginoso calo delle entrate, visto che nessuna azienda vuole più accostarsi a lei. Quelli delle mutande d’acrilico lasciano scadere il contratto chiedendole di non postare gli ultimi due «contenuti» previsti («contenuto» è l’orrenda parola che nella lingua instagrammatica include tutto: foto, video, ricchi premi e cotillon). Sono i più discreti: gli occhiali e i quaderni le revocano platealmente il contratto.

I gruppi del lusso neanche la vogliono più alle sfilate, il che crea in noi quattro ancora sani di mente una certa qual simpatia nei confronti della bionda: ai serial killer si trovano più giustificazioni che a una che s’è fatta pagare per mettere la polvere rosa sul pandoro, non sarà che ci siamo completamente rincoglioniti?

Nel frattempo dagli uffici, dove Chiara Ferragni non ha smesso di andare neanche nei giorni in cui i siti dei quotidiani giuravano non uscisse di casa (il giornalismo ignaro dei garage: una garanzia), raccontano che il manager Fabio Maria D’Amato lavori ancora lì ma lui e Chiara non si parlino, separati in open space; ma uniti su Instagram, dove a un certo punto lei ricomincia a postare coi commenti utilizzabili solo da quelli che segue, e lui non manca mai di commentare con complimenti e cuori e fiamme, come in un rifacimento postmodernista di Pietro Germi in cui le comari salvino la faccia, preoccupate di cosa dirà il paese.

Nel frattempo qualcuno racconta che il dibattito in casa Ferragni riguardi Miami. Il marito è andato lì durante Sanremo, per avere la scusa del fuso orario per non commentare; per non sentirsi rinfacciare da giustizieri invasati il Sanremo della moglie e altre amenità. Al ritorno, tenta di convincere Chiara a condividere la sua illuminazione: andiamo a vivere lì. Sono stufo di stare in un paese ingrato che mi accusa qualunque cosa faccia, stufo delle guardie del corpo, stufo di non godermi i soldi e vivere su un vetrino. Lei non ci pensa proprio: io non ho fatto niente, non ho intenzione di fuggire come una criminale, a Milano c’è la mia famiglia (idea per un adattamento di “Piccole donne”: Chiara Ferragni è la Amy March che potrebbe fare grandi cose ma s’incatena a quella zavorra di madre e sorelle).

Nel frattempo, poiché un’altra delle cose che si sanno ma non si scrivono è che lei vuole parlare e spiegarci, appunto, che la stiamo trattando come la criminale che non è, tutti ci chiediamo: andrà da Fazio? Io, da quando (durante le vacanze di Natale, prima che Fazio tornasse in onda) è cominciata questa conversazione settoriale (del settore dei professionisti delle puttanate), sono sempre stata della mozione «Fazio mica è meno furbo delle multinazionali della moda, lo sa che è radioattiva».

E invece, ieri l’annuncio. È una pessima idea, secondo me. Lei non è convincente nel parlare neanche quando si tratta d’un monologo studiato per mesi; lui farebbe meno fatica a convincere il suo pubblico che l’intervistata ha diritto a dare la propria versione dei fatti se si trattasse di Erika De Nardo.

Ma verrò senz’altro smentita, e comunque l’annuncio non è la cosa più interessante successa ieri. La cosa più interessante successa ieri è figlia delle abilità da prestigiatrice di Chiara Barnum Ferragni, che ha sempre avuto come principale talento l’abilità di sviare l’attenzione. Nel 2018, l’ho già raccontato alcuni milioni di volte, ci fu il primo scandalo ferragnico. Anch’esso una puttanata, proprio come l’ultimo: aveva, su una piattaforma californiana, pubblicizzato il latte in polvere con un post in inglese, non certo rivolto al mercato italiano (in Italia è vietato pubblicizzare qualcosa che stacchi i puccettoni dalla tetta).

Ma era inutile dibattere, perché quando si offendono le mamme hai perso in partenza. La nostra Barnum riuscì tempestivamente a scostare lo scandalo da sé e a dirottarlo sul Corriere, che aveva osato dare delle culone alle amiche con cui si era fotografata in barca. Fu una prova d’abilità ammirevole, che non so perché non le venga mai riconosciuta.

Nell’ultima settimana Chiara Ferragni e coniuge hanno fatto la stessa operazione. Lei ha instagrammato un manuale d’autoaiuto (non tradotto in italiano: “Everything is figureoutable”, del 2020; l’unica altra volta che moglie e marito avevano fotografato un libro, anche quello un manuale d’autoaiuto, l’avevano fatto tornare in classifica per due anni, ben cinque anni dopo l’uscita: Mark Manson, “La sottile arte di fare quello che cazzo ti pare”); ma la briciola pollicinica era troppo sofisticata.

E troppo piattaforma non da giornalisti il TikTok su cui tre giorni fa si dichiara «piena di tutte le sfighe di questo periodo». Non era bastato a incuriosirli prima, probabilmente l’avevano visto i figli frequentatori di Tiktok ma privi di senso della notizia, è sembrato rivelatore solo col senno di poi, ieri.

Su lei che fotografa la mano senza fede nuziale, invece, il risveglio dell’attenzione dei saperlalunghisti più stolidi. E poi lui posta delle storie sponsorizzate e sullo sfondo ha il balcone di Rozzano. Mica ci cascheranno come polli. E invece.

E invece ieri il sito di pettegolezzi meno informato e più considerato titola che domenica lei ha cacciato di casa lui (che, essendo milionario ma sobrio, invece di andare al Four Seasons è andato a Rozzano: plausibilissimo, diamine). A quel punto hanno tutti un amico, mica solo quello del Corriere.

«Dice la sua insegnante di Pilates che lei martedì era molto abbacchiata perché avevano litigato», mi giura qualcuno, e sono ancora lì che mi chiedo come possano aver litigato martedì se non si vedono da domenica, quando i giornali iniziano a scrivere che le loro fonti confermano che lui non viva più a casa con lei. In questo paese non si può fare la rivoluzione perché andiamo tutti dalle stesse insegnanti di Pilates.

A quel punto m’immagino Chiara Ferragni come il capo della Spectre, con un bambino in braccio al posto del gatto, che lo accarezza compiaciuta osservando la perfetta uscita dell’Operazione Distrazione dei Polli: diamogli qualcosa da scrivere, acciocché nessuno titoli «L’impero di Chiara Ferragni è così finito che Prada non l’ha invitata alla sfilata».

A quel punto, come tutti, controllo continuamente se il marito abbia postato qualcosa. Riuscirà la moglie a farlo tacere sulle voci di separazione non dico fino a Fazio (dieci giorni paiono davvero troppi per la di lui incontinenza espressiva), ma fino alla fine della settimana della moda?

Armani è domenica mattina. Riuscirà lo staff di casa Ferragni a sequestrare per quattro giorni le sim e a garantire la riuscita dell’Operazione Distrazione dei Polli? (Poi, tra quando finisco l’articolo e quando voi lo leggete, i coniugi avranno confermato in lacrime la crisi, e io sarò stata orrendamente smentita, ma per fortuna nessuno legge niente).

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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