La newsletterCosa succederà giovedì al Consiglio europeo

La prima puntata della rubrica settimanale. Se vorrete, arriverà nelle vostre mail ogni settimana, di martedì. I fatti, le frasi, i video, le foto e gli articoli da conoscere, spiegati in modo semplice, senza essere seriosi

Afp

La prima puntata della newsletter di Europea che uscirà ogni settimana, di martedì. I fatti, e frasi, i video, le foto e gli articoli da conoscere, spiegati in modo semplice, senza essere seriosi

Il Consiglio europeo. Giovedi 23 aprile è la data da segnarsi sul calendario. I 27 leader degli Stati Ue discuteranno in videoconferenza per approvare il pacchetto di strumenti con cui evitare il collasso dell’Eurozona. Ci sono due certezze e un’incognita. La prima certezza è che c’è una base solida da cui partire su cui più o meno tutti sono d’accordo. La seconda certezza è il fatto che il 23 aprile sarà il giorno decisivo. Chi conosce il calciomercato sa che la frase «il giorno decisivo» per l’acquisto di un giocatore si ripete tutta l’estate. E lì sono solo due parti a contrattare. Non siamo certi perché spesso il Consiglio europeo ha deciso di non decidere, perché bisognerebbe creare un nuovo strumento ad hoc mai fatto prima e perché su alcuni temi le posizioni sono ancora distanti. Sì, parliamo dei recovery bonds, ma ci arriviamo. Lo stesso presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ammesso che l’Unione europea deve essere più veloce a decidere. Sì, ce l’aveva con gli Stati. 

La base da cui partire. Il 10 aprile i ministri delle Finanze dei 19 Paesi con l’Euro hanno chiuso un accordo di massima che prevede un pacchetto di tre pilastri da 540 miliardi di euro: Mes, Bei, Sure. Son tanti, ma non bastano. Sì, anche noi odiamo gli acronimi. Per questo abbiamo scritto una guida galattica per europeisti (Luca Baggi), ma anche per euroscettici per capire di cosa parliamo, oltre gli slogan. Da usare al bar, o meglio su Zoom, insomma fate voi. 

Su cosa si discuterà, davvero. Sul quarto pilastro: il Recovey Fund. Altra espressione inglese che può voler dire tutto e niente. Gli Stati dovranno decidere chi emetterà questi recovery bond, quanto dovranno valere in totale e chi garantirà che i prestiti saranno ripagati. Perché si tratta di prestiti, alla fine. Per farlo non basta dire “io” bisogna avere soldi in cassa e la credibilità internazionale per vendere quelle obbligazioni sul mercato. Il Sud Europa vuole che a garantire il debito siano tutti gli Stati. Il Nord Europa è contrario a un debito comune pagato e garantito direttamente dagli Stati, ma potrebbe accettare un debito comune emesso da un organo europeo. Per noi il problema è che mancano ancora due giorni. Un’infinità. Aspettiamoci editoriali, lettere aperte e proposte di fondazioni su come dovranno agire gli Stati al Consiglio europeo. Per esempio il premier Spagnolo Pedro Sanchez proporrà che il recovery fund da circa 1.500 miliardi di euro sia finanziato attraverso debito perpetuo dei Paesi dell’Ue da assegnare tramite trasferimenti, e non come debito, tra i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi (El Pais)

La non strategia di Conte. Il presidente del Consiglio continua la sua battaglia per garantire l’accesso al Mes senza condizioni. Prima lo ha condannato a priori, poi lo ha riabilitato con le giuste sfumature, quindi lo ha rifiuta categoricamente e infine ha chiarito che l’Italia potrebbe accedervi con le adeguate rassicurazioni. Così non siamo credibili nel negoziato. Il problema è che l’Italia sta facendo da sola questa battaglia  perché tutti gli altri Stati, da nord a sud sono d’accordo sul creare delle linee di credito standard con interessi bassi per gli Stati che vorranno prendere in prestito i soldi del Mes. Tradotto: nessuno scherzo a posteriori o documenti da usurai da firmare col favore delle tenebre. Lo ha chiarito anche lo stesso direttore generale del Mes, Klaus Regling. Ma Conte non si fida. E se mandassimo un sostituto? 

Cos’è il Mes. Allora è… No, non faremo qui un altro spiegone. Ne abbiamo già scritti in questi giorni spiegando perché bisogna conoscerlo prima di giudicarlo, perché sono migliori dei 100 miliardi di btp proposti da Salvini, cosa si può fare con 37 miliardi per la sanità, punto per punto. e perché i Paesi che hanno fatto ricorso al Mes se la sono cavata meglio dell’Italia. Quest’ultimo da maneggiare con cura. 

La proposta della Commissione europea. Non c’è ancora un report ufficiale. Secondo le indiscrezioni la presidente Ursula Von der Leyen starebbe elaborando un piano (no, non dite Marshall per favore) per far emettere alla Commissione Ue 1000 miliardi di obbligazioni. E chi paga? Gli Stati nazionali, aumentando il bilancio europeo al 2% del Pil Ue. C’è un problema: per un anno e mezzo gli stati “frugali” (Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca) hanno lottato per far sì che il budget Ue per il 2021-2027 fosse finanziato con solo l’1% del reddito nazionale lordo di tutti gli Stati dell’Unione europea messi insieme. Non un centesimo di più. Parliamo di poco più di 1000 miliardi, ma spalmati in sette anni. Qual era la posizione degli altri Paesi “cicale”? Aumentare a 1,3%. Non ridete. Purtroppo è difficile che in 18 ore di Consiglio europeo gli Stati decidano di aumentare il budget, se non ci sono riusciti in 18 mesi. Ma due mesi fa non avremmo neanche previsto di leggere questa mail a casa. O che esistesse questa mail. Insomma, vedremo. 

Cos’ha detto Angela Merkel. No agli eurobond puri, per sintetizzare. Ma nella conferenza di lunedì ha aperto a una soluzione inedita, purché si basi sui trattati. Insomma la stessa cosa che ha proposto Von der Leyen. Una strategia comune di Berlino-Bruxelles? Non stupitevi, Uvdl era considerata fino a qualche anno fa la “delfina” di Angela. «Abbiamo già trovato uno strumento in cui le obbligazioni per i paesi possono essere trasmesse mediante garanzie degli Stati membri e quindi utilizzati per finanziare indennità di lavoro di breve durata», ha detto la Cancelliera. Si riferiva al Sure che di fatto è una mutualizzazione del debito, come la garanzia Bei. E parlava dell’articolo 122, paragrafo 2 del Trattato sull’Unione europea. Il Tue. No! Scherzone, è il Trattato sul Funzionamento dell’Ue, il Tfue, una sorta di Tue più specifico. Uff questi acronimi. Qui il testo, per chi non si fida. Tranquilli, lo abbiamo fatto anche noi. 

Cosa ha proposto il Parlamento europeo. Andare oltre quanto già previsto dagli Stati, spendendo molti miliardi in più e usando il budget comunitario come base per emettere i recovery bond. Più o meno quanto poi proposto da Von der Leyen che secondo noi si è offesa quando l’eurodeputato Guy Verhofstadt l’ha accusata di non avere il coraggio di Jacques Delors, uno dei più importanti presidenti della Commissione Ue della storia. La risoluzione è stata presentata dai quattro raggruppamenti più numerosi dell’Aula: popolari (nel senso di cristianodemocratici), socialisti, liberali e Verdi.

Cos’è una risoluzione. Un documento che non vincola gli Stati ma mette nero su bianco l’opinione ragionata del Parlamento: è un messaggio politico. Più è chiaro e urlato, più i media lo riporteranno ai cittadini che a loro volta faranno pressione sui leader. Questo è lo schema classico. Se il messaggio è divisivo e poco chiaro il meccanismo si inceppa. Ed è successo anche questa volta perché i partiti italiani si si sono divisi tra loro. 

 

La frase della settimana. L’ha pronunciata la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen. Molti giornali italiani hanno detto che la presidente della Commissione Ue ha chiesto scusa all’Italia. Come direbbe Giulio Andreotti ne Il Divo di Paolo Sorrentino «la situazione è un po’ più complessa». Ursula ha detto tante altre cose. Leggete il discorso completo. Già che ci siete anche quello di Sassoli per aprire i lavori del Parlamento non è male. 

Le tre cose che ha deciso  l’Europarlamento. Oltre allar isoluzione di cui abbiamo parlato L’Aula ha deciso di dare 3,08 miliardi di aiuti europei per sostenere direttamente i sistemi sanitari nazionali. Ma anche il sostegno alle comunità di pescatori e acquacoltori maggiormente colpiti. E hanno chiesto nuovo fondo di solidarietà Ue per coronavirus da almeno 50 miliardi di euro. 

Il video della settimana. Quattro militanti di Forza Nuova a Biella protestano contro l’Unione europea cercando di dare fuoco alla sua bandiera. Non ci riusciranno perché è ignifuga. L’obbligo di realizzare le bandiere con un materiale che non si può bruciare deriva da una direttiva europea. Sì l’ironia della sorte. Ma anche un po’ di karma. Qui per farsi una risata. Ne abbiamo bisogno.

Il Podcast della settimana. Siamo felici di lanciare la nostra collaborazione con Europod che ci porta in Turchia per raccontarci come Erdogan sta affrontando il coronavirus.Spoiler, c’entra anche l’Europa. 

Continentale. I pezzi più interessanti usciti sui giornali europei per chi conosce una seconda lingua e non ha paura di usarla. Sul Faz come la Germania vede l’Italia. Sì, si parla delle task force. Su Publico perché non bisogna fermare la celebrazione del 25 aprile, perché ne abbiamo bisogno ora più che mai. Sì, anche loro festeggiano il 25 aprile ma per un’altra ragione. C’entrano la dittatura e dei garofani. Su Le Monde Il discorso di Macron visto dagli editorialisti francesi. Un collage. Su El Pais i riders che hanno paura di trasportate inconsapevolmente stupefacenti e non sono tutelati dalla loro azienda. Su De Telegraaf le immagini di alcune delle più importanti e celebri piazze europee un anno fa e oggi. Su VoxEurop a Vienna, la resilienza è di casa

Insulare. Sì, non ci siamo dimenticati del Regno Unito. Anche se formalmente la Brexit è avvenuta questo non ci impedisce di segnalare gli articoli più interessanti. Come questo del The Guardian che fa a pezzettini il mito dello stoico britannico inneggiato dal premier Boris Johnson. Vi ricordate l’immunità di gregge? E poi mancano ancora otto mesi prima della fine dei negoziati in cui si decideranno le relazioni commerciali. Sì, c’è stato di mezzo il coronavirus, ma né Londra, né Bruxelles vogliono prendersi la responsabilità del rinvio. (Matteo Castellucci). 

Cosa vi siete persi questa settimana su Europea.La guida della Commissione per proteggerci dall’app che traccerà i contagiati La pagina Facebook che fa i meme sull’Unione (Alice Masoni) Parlement, la serie TV comica sul Parlamento europeo (Luciana Grosso) Perché i Paesi Bassi si comportano così sugli eurobond (Allegra Semenzato) L’ospedale sui Pirenei tra Francia Spagna e Andorra realizzato coi fondi europei (Playourope

Calendario. L’agenda degli eventi della settimana seguente a livello europeo. Ci sono proprio tutti, ma proprio tutti. 

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