Buon compleannoI regali che ci siamo fatti

Reportage, indagini gastronomiche e istruzioni per l’uso: nel nostro primo anno di vita abbiamo raccontato l’universo culinario partendo dai punti di vista più diversi e lo abbiamo fatto sempre con passione. Ma dobbiamo ammettere che ci sono articoli a cui siamo particolarmente legati. Ecco quali sono

Abbiamo chiesto a tutti i nostri redattori e collaboratori di svelarci l’articolo che hanno più amato scrivere nel primo anno di Gastronomika. Ecco che cosa ci hanno raccontato e che cosa ha rappresentato per loro questo magazine quotidiano legato al cibo, in un anno così inconsueto.

Un bicchiere d’acqua dalla quarta filaClaudia Saracco

Diciamolo subito: sono un’infiltrata, nel senso che prima di far parte della redazione di Gastronomika non avevo mai scritto di cibo. E questo spiega molte cose, tutte positive per quanto mi riguarda. La prima è che non devo avere imbarazzo nel frequentare territori sconosciuti. La chat di redazione, ad esempio, all’inizio mi metteva un’ansia pazzesca. Cosa posso aggiungere io, da outsider, a questo coro di voci super collaudato? L’unica cosa che potevo fare, e questa è la seconda cosa che ho imparato, era ascoltare. Poi mi è venuta in mente una cosa che apparentemente non c’entra niente con la cucina ma molto con l’approccio nei confronti del mondo. L’ha detta Alessandro Baricco a proposito de Il giovane Holden di Salinger. Le persone vedono le anatre al Central Park, qualcuno dà loro da mangiare ma nessuno si chiede dove vadano quando in inverno l’acqua gela. Il giovane Holden sì, il suo è uno sguardo laterale, uno sguardo da quarta fila direbbe Baricco. Forse, ho pensato, vale anche per il mondo della cucina. Se non la puoi affrontare di petto questa storia, meglio guardarla di lato. Così un giorno ho alzato la mano e ho detto: perché non facciamo un pezzo su come si beve un bicchiere d’acqua? Era talmente fuori luogo, talmente da quarta fila che, indovinate un po’, me l’hanno fatto fare.

Lumache alla riscossaDenise Frigerio

È stato il primo, indubbiamente: un’intervista fiume a Simone Sampò, direttore dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura Cherasco, nella provincia granda di Cuneo. Un’ora fitta fitta di parole che ha scardinato la visione comune sulle lumache e ha aperto una porta su un mondo nuovo: quello delle chiocciole. “Chiocciole” perché a chiamarle lumache, ora, mi sembra fare loro un torto e di svuotarle di quella spirale visiva e visionaria che è impressa nella loro natura. Non solo (più, come direbbero in Piemonte) cibo, ma declinazione di cosmetica, medicinali, esperienze, il tutto in un prodotto a (lento) Km zero e con filiera green. Insomma, un viaggio oltre les escargot à la Bourguignonne – mio solido punto di partenza – dove le chiocciole hanno una SPA – sì, una SPA – chiamata MullerOne in cui, coccolate dall’ozono, producono fino a 3 litri di bava per gli usi più diversi. L’inarrestabile Sampò (pare che le sue giornate siano di 50 ore) ha creato un vero e proprio fenomeno elicoidale che ho cercato di riassumere in 9559 battute (spazi compresi), ma su cui avrei potuto scrivere un pamphlet: dal massaggio con gusci e olii essenziali che stimola i chakra al un gelato con bava di lumaca che aiuta i piccoli pazienti oncologici a lenirei disturbi all’apparato digerente, fino allo snail sound, il suono delle chiocciole, in collaborazione con Samuel dei Subsonica. Quello che mi aspetto ora? Di assaggiare il Chioccioburger – ancora in progress nella mente di Sampò – e di vedere la Cristoforetti nello spazio che si nutre di chiocciole.
Me lo ha promesso Sampò.

Con la moka nel cuoreStefania Leo

Il 14 aprile, nel giorno del debutto di Gastronomika su Linkiesta, scrivevo la mia prima mail ad Anna Prandoni con alcune idee da sviluppare. Il primo articolo sviluppato era sul nuovo corso delle distillerie, impegnate a produrre disinfettante. In 365 giorni tante cose sono cambiate. Ho incontrato un gruppo di lavoro bellissimo, con cui confrontarmi e uscire un po’ dalla bolla dei pensieri. Le redazioni, anche a distanza, sono vitali: ricordiamocelo sempre. Il mio modo di scrivere è cambiato: ho iniziato ad andare più a fondo nelle questioni, ad ascoltare di più, a forgiare frasi dai pensieri e non solo dai fatti. Ci sono tantissimi pezzi che ho amato scrivere per Gastronomika: da quello sulla Psicologia della dieta agli Errori da non fare con la moka. Sono molto affezionata anche al racconto della Querelle sul temperaggio del cioccolato, una vera prova di stile nuovo per me. Ma probabilmente il mio cuore è in tutti i pezzi (errori, variante americana e storia della cremina) che ho dedicato alla Carbonara. Auguri, Gastronomika: cresci sana e bella!

Prime volte – Nadia Sala

Un esordio il mio, sia all’interno di una testata giornalistica che all’interno dell’universo cibo. Un privilegio affrontare “la prima volta” con Gastronomika, progetto coraggioso e di spessore, proprio come chi lo ha ideato e realizzato. Anna è una professionista dotata di garbo ed eleganza, ma con la capacità di essere schietta ed efficace nel suo racconto. Dietro le persone e le aziende del settore ho scoperto storie e realtà meravigliose da narrare e mi sono appassionata nel farlo in un contesto editoriale pregno di contenuti di valore.
Essendo approdata in GK nel corso del primo lockdown, ho vissuto con emozione la possibilità di dar voce a chef alle prese con questa complicata situazione, mi ha fatto vivere empaticamente le loro difficoltà contingenti e la loro inattaccabile forza nel guardare oltre con fiducia. Ecco due articoli che mi è piaciuto particolarmente realizzare Davide Oldani: stella rossa e stella verde (lo ammetto, sono una sua fan!) e Dai tramezzini alle tapas: la cucina non smette mai di trasformarsi (un progetto che mi ha divertito e incuriosito molto).
L’augurio che faccio ad Anna e a tutta la straordinaria redazione è quello di continuare questa strada con gioia e soddisfazione, certa che il coraggio delle scelte ripaghi sempre con una moneta che non ha prezzo.

Inviato al supermercatoAlessio Cannata

Al debutto di Gastronomika, c’ero! Ero un lettore entusiasta, felice di ritrovare qui firme che ho sempre amato, insieme a nuove e interessanti. Mi sono appassionato subito alle rassegne stampa a tema e ai molti pezzi che raccontano il cibo di tutti, a tutti.
Poi, poco tempo fa, un po’ per gioco e grazie alla direttrice Anna Prandoni, a scrivere per Gastronomika mi ci sono trovato anche io, vestendo subito i panni dell’inviato al supermercato. Un’occasione per guardare con ancora più attenzione ai cibi largamente consumati e osservare dove si dirigono le scelte alimentari. Ma è anche l’occasione per passare ore al supermercato che per me, è come un parco divertimenti.

Il mio pezzo del cuore è l’ultimo pubblicato, parla di biscotti. Una divertente ricerca che ho svolto sullo scaffale ma anche indagando tra i gusti e le aspettative degli altri. Si imparano davvero tante cose scrivendo e leggendo di cibo è questo progetto me lo conferma ogni giorno. Auguri, Gastronomika!

Una presa di coscienza tra té e uffici stampa enogastronomici – Andrea Martina Di Lena

Esserci. Gastronomika si è presentato come qualcosa di desiderabile fin dal principio. Desiderabile agli occhi della me lettrice ma soprattutto della me professionista. Sembrava quasi un miracolo leggere una nuova testata nel pieno di una pandemia mondiale, un po’ come veder sbocciare un fiore nel deserto oppure trovare un buon ristorante messicano o indiano a Roma (ma questa è un’altra storia). Mandare quella candidatura spontanea è stata una bella sfida anche perché la redazione era al completo e poi non ho ancora imparato a gestire i “no”. Così, mi è stato offerto un articolo di prova, il mio primo articolo, ed è sicuramente quello di cui vado più orgogliosa. Sia perché avevo la responsabilità di comunicare come gli uffici stampa enogastronomici avrebbero gestito la crisi, condividendo le prospettive e le lungimiranti soluzioni di alcuni stimabili professionisti del settore, sia perché quelle circa 3 cartelle Word hanno segnato ufficialmente il mio ingresso in questo fantastico team. Fu pubblicato il 25 aprile, nel giorno della Liberazione, e senza fare paragoni azzardati reputo di aver vissuto quella condivisione online come una vera e propria presa di coscienza e di consapevolezza professionale. Ogni articolo ha contribuito in modo più o meno significativo al mio percorso con successi inaspettati, come la citazione su Il Post per quella storia che gli inglesi non bevono il tè alle 5 del pomeriggio, o quel messaggio in direct, spiazzante, per il pezzo sul tortino al cioccolato: “Questo è invece l’articolo che avrei voluto scrivere io”. Ecco, forse questo vale più di tanti altri “brava” che mi sono stati detti o taciuti.
Lungavita a GK!

Come in un nidoDaniela Guaiti 

È passato un anno, da quando è iniziata la mia avventura con Gastronomika. Ed è passato un anno da quando ho scritto questo articolo: è stato uno dei primissimi, forse il terzo o il quarto. Un pezzo in cui raccontavo una verità semplice, per certi versi istintiva per noi genitori: stare in cucina con i nostri bambini, preparare insieme cose buone in cucina vuol dire stare in un nido confortevole e sicuro, una bolla che ci protegge mentre fuori il mondo sembra crollare. Un anno è passato: il mondo non è crollato, non del tutto, ma è ancora zoppo e acciaccato. Un anno è passato e noi di Gastronomika lo abbiamo raccontato in tutti gli aspetti che hanno avuto a che fare con il cibo, il cucinare, il mangiare: abbiamo impastato, scelto vini, fatto aperitivi virtuali, siamo andati in vacanza e siamo tornati alla realtà, abbiamo mangiato panettoni e colombe. Un anno, con i suoi colori e le sue stagioni, e con una minaccia che non ha mai smesso di incombere fuori dalle nostre bolle. Nella mia bolla sono stati presenti fin dall’inizio le mie bambine, il buon cibo e i miei cari, quasi sempre in modo virtuale. Adagio adagio la bolla si è allargata, ad abbracciare, sempre (purtroppo) da lontano, i compagni di viaggio di Gastronomika: con molti di loro abbiamo imparato a essere una squadra, anche se lontani. Adagio adagio la bolla si è allargata, a inglobare nuovi modi di lavorare, di scrivere, anche di pensare. E presto, spero, la bolla scoppierà, bucata dall’ago dei vaccini.

La leggerezza del topoAldo Palaoro 

Lo so. Se, in occasione del primo compleanno di Gastronomika, mi si chiede quale sia stato il mio articolo del cuore dovrei pescare tra i diversi pezzi nei quali mi sono occupato in modo serio e approfondito di temi sociali, dei problemi dei lavoratori che gravitano intorno al settore ristorazione. Invece no, l’articolo che ricordo con maggiore affetto è quello sui topi.

Il motivo è semplice e, a parte il taglio ironico di quell’articolo, voleva essere, comunque, un modo per affrontare con leggerezza un argomento serio che tocca due aspetti importanti sia per quanto attiene al comportamento del ristoratore che, soprattutto, alla psicologia del cliente. Insomma, fu divertente riuscire a parlar di cose serie prendendosi gioco degli incubi più o meno espressi di ciascuno di noi.

Grazie per avermi preso a bordo e per darmi oggi la possibilità di parlare in prima persona, cosa che, invece, ho imparato a non fare scrivendo per Gastronomika.

Ora mi piacerebbe, finalmente, incontrare tutti i colleghi e festeggiare abbracciandoli uno a uno.

Burp, dal primo all’ultimoGabriele Rosso

Il primo anno di Gastronomika è stato un anno fatto di tante, tantissime letture, come da tradizione della rubrica che curo, che si chiama Burp! e ha la presunzione di ricostruire, riassumere e interpretare pezzi importanti del dibattito internazionale sul cibo appiccicandogli uno sguardo politico e culturale. La “puntata” che più mi è piaciuto scrivere è inevitabilmente quella del 6 febbraio 2021, che segnalava una piccola ma significativa rivoluzione: dopo tanto tempo una rinfrescata – più di forma che di sostanza – che fa sempre bene, che funziona da antidoto contro la stanchezza e il rischio di ripetitività. E poi si parlava di uno dei temi meno battuti e più meritevoli di attenzione nella discussione gastronomica contemporanea in Italia: quello dei diritti dei lavoratori della ristorazione.

La notte e le quinte – Giulia Pacchiarini 

Il mio arrivo a Gastronomika ha meno di un anno, per la verità, ma dopo questi mesi di collaborazione quotidiana mi sembra di conoscere ogni angolo di questa rivista, ogni voce e ogni accento. Potrei dire, senza mentire, che tra gli articoli a cui sono più affezionata c’è “Fuori orario” il primo pezzo che ho pubblicato su Gastronomika Paper, perché mi ha permesso di scoprire e raccogliere la quotidianità ribaltata di uomini e donne che per lavoro vivono la notte, un tema che mi è caro e vicino per tante ragioni. Tuttavia, la verità più vera è che Gastronomika mi ha permesso di scoprire che ciò che amo più di questo lavoro è leggere, editare e confezionare le parole degli altri, sceglierne le immagini, i colori. In poche parole: lavorare dietro le quinte, facendomi venire sempre una gran fame.

Il cronista e il formaggioGiampiero Valenza

Per un cronista scrivere di cibo vuol dire avere a che fare con un’esperienza tridimensionale. Se vuoi seguire un fatto di cronaca devi necessariamente, come si dice in gergo, consumare la suola delle scarpe. Oltre a questo, se vuoi raccontare il cibo lo puoi (anzi, lo devi) anche assaggiare. È la terza dimensione della cronaca. Il fatto entra dentro di te e lo fa con le storie di vita artigiana, con un’ecologia dei luoghi dove è nato, dove è cresciuto, dove è stato prodotto. È un po’ come la storia del Rodez, un formaggio francese che per diventare famoso si è fatto migrante ed è andato in Puglia. Lì lo hanno accolto come se fosse il più pugliese tra i pugliesi, tanto che fuori dai suoi confini non ce n’è quasi traccia. Ma quel Ròdez pugliese, a dire il vero, è il Rodèz francese. In sostanza, un debunking gastronomico. O, meglio, Gastronomiko.

Un brindisi al futuroJacopo Cossater 

Dire un anno di Gastronomika significa necessariamente ripensare a un progetto che ha mosso i primi passi in un mondo tutto nuovo, che da poche settimane aveva iniziato a fare i conti con modalità anche lavorative inedite, a distanza. Dodici mesi dopo i ristoranti sono chiusi, ancora, eppure la novità è diventata normalità, e da queste pagine è passato il racconto di un anno non solo impossibile da prevedere ma anche difficilissimo da raccontare. Ho imparato questo, grazie a una redazione così stimolante: allargare lo sguardo, provare a cercare oltre la zona di comfort del conosciuto per cercare motivazioni e spiegazioni rispetto a un presente difficile da decifrare come forse mai prima nonostante tutto così simile nell’affrontare una crisi condivisa. Un pezzo? Quello titolato “Cosa sta succedendo al mondo del vino” è stato il primo di una lunga serie di articoli, post, aggiornamenti che hanno attraversato tutto l’ultimo anno, cronaca di una vicenda (purtroppo) ancora lontana dal vedere la fine.

Gourmet con ironiaRoberto Magro

Ho vissuto con trepidazione la gestazione di Gastronomika; il direttore è anche, o meglio, direi è prima di tutto, un’amica il cui entusiasmo ha reso grande l’attesa. Il momento della nascita, come spesso accade, non lo decidono i genitori ma il nascituro e Gastronomika ha scelto di affacciarsi al web proprio quando i ristoranti chiudevano e la pandemia imperava.
Più che una sfida sembrava un mezzo suicidio, si è rivelato un successo dagli esiti inaspettati.
Inaspettato il fatto di poter parlare così tanto di cibo con un settore della ristorazione praticamente fermo. Inaspettato vedere esplodere termini e modalità di fruizione di un pasto preparato da altri fino a quel momento abbastanza marginali. Il delivery non riguarda più solo pizza sushi e hamburger. Ristoranti, clienti e chi questo mondo lo racconta, ci siamo tutti confrontati, da attori o spettatori, con gli aspetti organizzativi, economici, igienici, logistici e di comunicazione, legati alla nuova scelta obbligata per “andare al ristorante” restando a casa. Stupefacente la capacità camaleontica di molti cuochi e ristoratori: packaging e trasporto due nuovi ambiti di competenze che fino allora in pochi avevano sviluppato, e col tempo divenuti anche due nuovi parametri per recensire ristorante a distanza. Alcuni hanno rinunciato a percorrere questa strada, convinti che l’esperienza al ristorante sia insostituibile o che non ci si possa improvvisare nel trasporto di cibo a domicilio. Altri invece hanno sviluppato modelli di business attentamente studiati con investimenti economici e studio del dettaglio, per far sentire sempre meno la distanza che separa la sala del ristorante dall’ambiente domestico.

Il racconto gastronomico ha trovato pane per i suoi denti, percorrendo strade poco battute come quella della ristorazione collettiva nelle sue diverse declinazioni: aziendale, scolastica, di solidarietà e supporto a chi è in difficoltà. Silenziosamente e con tanti aggiustamenti del caso, un settore che ha continuato a lavorare. È stato formativo poter esplorare e raccontare anche questo modo di fare ristorazione, intervistando al telefono imprenditori ed esperti.

Ma la cosa che mi ha più divertito e soddisfatto è stata la doppia divagazione, tra il serio e il faceto, con la grande libertà che Anna ha avuto la generosità di darmi, per ridere di cliché legati alla scrittura gastronomica e per riflettere sul perché vale la pena spendere tanti soldi per andare in un ristorante “gourmet”. Tanti Auguri GK!

Non so scegliere – Anna Prandoni 

Dopo aver chiesto a tutti di raccontarci qual è stato l’articolo che hanno più amato scrivere per Gastronomika, ho provato a fare a me la stessa domanda. E sui 261 articoli (!) che ho scritto io negli ultimi 365 giorni davvero non riesco a prendere posizione. Allora, vada per quello che avete amato di più voi, che ci riporta a un periodo in cui spiegare “come si fa la spesa” coronavirus edition era un tema di grande interesse. È stato uno degli articoli più letti di Gastronomika dal suo esordio, e rivela molto di che anno insicuro e instabile abbiamo vissuto. E di quanta rassicurazione avessimo bisogno, anche per le più piccole esperienze quotidiane, come tornare al ristorante dopo il lockdown. Speriamo di avervi aiutato anche in questo. Di sicuro, l’abbiamo fatto rivelandovi finalmente perché al super non c’era più il lievito!