Buone lettureI libri da salvare del 2020

In un anno dominato da pandemia ed elezioni americane, ecco quello che è valso la pena leggere (e trattenere) tra capolavori, buone proposte e piccole gemme

da Pxhere

Nonostante le chiusure, i ritardi e le difficoltà, il 2020 è stato un anno buono per i libri che sono usciti. Tanti belli, alcuni capolavori, molti meritevoli di menzione. Una classifica non saprebbe rendere giustizia, la varietà è tanta e i temi toccati (ad esempio l’ondata di volumi sulla pandemia) impone di scegliere secondo altre modalità. Questi allora sono i libri che, per ragioni diverse, hanno reso migliore un anno piuttosto complicato.

Cominciamo dalle certezze. “Ragazzo italiano” (Feltrinelli), di Gian Arturo Ferrari, è un libro pre-pandemia. Uscito a febbraio, ha rispettato tutte le promesse. Romanzo avvincente, affresco storico, un po’ biografico, ha tenuto insieme due storie di due famiglie di due Italie, quando il Paese era ancora diviso (o meglio: quando il Paese era diviso su cose diverse e forse più serie).

Entrato in corsa per il premio Strega, è arrivato alla finale, per cedere a “Il colibrì” di Sandro Veronesi, uscito nel 2019. A fargli compagnia si segnala Valeria Parrella, che dopo “Almarina” del 2019 ha pubblicato “Quel tipo di donna”, storia che sarebbe bello portarsi anche nel 2021, perché con il pretesto di un viaggio narra la bellezza e l’intensità della sorellanza.

Meno convincente è stato “Riccardino”, l’ultimo libro di Andrea Camilleri, uscito a un anno dalla morte dello scrittore. La sua pubblicazione ha movimentato il periodo estivo, ha richiamato nelle librerie riaperte da poco i fan del commissario Montalbano ma, nonostante la doppia edizione, è risultato un racconto dal sapore beffardo e, forse perché scritto già da qualche anno, un po’ anacronistico. In ogni caso, per i collezionisti è il tassello che completa il quadro, chiude un ciclo e un pezzo di vita. Di Montalbano ci saranno soltanto nuovi sceneggiati televisivi.

Sellerio aveva qualche tempo prima pubblicato anche “Il muro”, libro di John Lanchester di tutt’altra profondità. Nato per essere una metafora della Brexit e dell’immigrazione, è riuscito a rappresentare, raccontando le lunghe veglie dei guardiani dei confini, anche la fissità ansiosa del primo lockdown.

Prima di affrontare il tema del Covid, su cui sono stati scritti migliaia di libri, vanno ricordati i “Momenti trascurabili, volume 3”, di Francesco Piccolo, uscito a maggio. Libro smilzo che conserva l’ironia e la leggerezza dei due precedenti, conforta e consola snocciolando in serie, appunto, piccoli momenti (che, si sa, non è per niente facile cogliere. Figurarsi descrivere).

A questo si aggiunga “Cabaret Italia” di Edmondo Berselli, raccolta uscita a ormai dieci anni dalla morte dello scrittore giornalista, «di Modena ma inglese», uno bravo davvero, di intelligenza divertita e implacabile, che forse non ci meritavamo.

A chiudere la triade va messo anche “Il libro dei giorni migliori”, manuale di autodifesa dal degrado scritto da Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post: raccoglie in antologia i suoi Buongiorno. Un ritratto dell’Italia e degli italiani degno di Alberto Arbasino.

Il 2020 è da ricordare anche perché è l’anno in cui gli editori hanno deciso di contravvenire ogni logica e non pubblicare l’autobiografia di Woody Allen. “A proposito di niente” è uscito allora in Italia prima che altrove, grazie al buon senso di Elisabetta Sgarbi e de La Nave di Teseo. In America i redattori di Hachette, pur di non fiancheggiare il mostro, hanno lasciato gli uffici di New York per protesta. Il libro, come era ovvio, è divertente, esuberante e alleniano. Non a caso, ad aprile, è stato l’ebook più venduto.

Del resto La Nave di Teseo (e Baldini + Castoldi) hanno tenuto una buona compagnia per tutto l’anno, proponendo una nuova traduzione dell’”Ulisse” di James Joyce, pubblicando – per fare solo qualche esempio – “Civilizzazioni” di Laurent Binet, “Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates e “Gli uomini di Putin” di Catherine Belton.

Ma anche il premio Pulitzer 2020 “Non morire”, di Anne Boyer, un simpatico “Siete tutti perdonati” di Enrico Dal Buono, “Intervista alla sposa” di Silvio Danese e “Gli onorevoli duellanti” di Giorgio Dell’Arti. “Il teatro dei sogni” di Andrea De Carlo è uno dei più divertenti.

Dal canto suo Baldini + Castoldi replica con Giovanni Robertini “La solitudine di Matteo” e Gabriele Dadati che, con “La modella di Klimt” fa un viaggio nel tempo per raccontare la storia di un furto, di un ritrovamento e di un caso artistico.

È inevitabile, a questo punto, parlare dei due temi più sentiti dell’anno: la pandemia e le elezioni americane. La prima ha generato intere biblioteche, da cui scegliere i pochi volumi buoni è difficile se non impossibile. Tra le migliaia di riflessioni, spesso ombelicali o banali, si è distinto Paolo Giordano e il suo “Nel contagio” (Einaudi), si è rivalutato l’ormai classico “Spillover” di David Quammen (Adelphi), di cui sono (ri)usciti anche “L’albero intricato” e “Alla ricerca del predatore alfa”, insieme al brevissimo “Perché non eravamo pronti”. Paolo Di Paolo l’ha presa alla lontana, ha considerato il decennio in sé e ha scritto “Svegliarsi negli anni Venti”.

Degna di nota, insieme a un magnifico Bernard-Henri Lévy (“Il virus che rende folli”, sempre Nave di Teseo) anche la particolare operazione compiuta da Alessandro Baricco, che pubblica senza editori e senza distributori “Quel che stavamo cercando”, pamphlet online solo per smartphone in cui, come era ovvio, dice la sua (e come è altrettanto ovvio, c’entra il Game). Ma forse il libro più simpatico e dissacrante è quello di Giacomo Papi, “Happydemia” (Feltrinelli), in cui si immagina una pandemia duratura, e un mondo collassato sotto il peso di un infinito governo Conte (riconoscibilissimo).

Sull’America i libri sono usciti a tonnellate. Si dovrà essere drastici: “Twilight of Democracy”, di Anne Applebaum, dove denuncia la resa dei conservatori al populismo, è da tenere. Lo stesso vale per “Queste verità”, di Jill Lepore (in Italia uscito per Rizzoli). Il memoir anti-Trump di John Bolton, “The Room Where It Happened” è tra tutti quello più intenso per rigore e capacità di indagine, senza nulla togliere a “Rage” di Bob Woodward, con inedite lettere tra l’ormai ex presidente americano e l’omologo coreano.

Certo, il tema dell’anti-trumpismo, passate le elezioni, rischia di perdere appeal. La pietra tombale, forse anche per la mole, è stata appunto l’arrivo di “Una terra promessa” (Garzanti), la tanto attesa auto-biografia di Barack Obama, che ha reso chiaro (almeno nelle intenzioni) che la parentesi tra la sua presidenza e la prossima è stata chiusa.

Tra le perle del 2020, si vuole ricordare “Harvey” di Emma Cline (Einaudi), dove la scrittrice, a differenza dei redattori di Hachette, accetta di confrontarsi con il mostro (Weinstein, in questo caso), entra nella sua psiche e prova a ricostruirla, con pena ma non pietà. Merita anche “A Burning”, capolavoro di Megha Majumdar, affresco velocissimo di un’India moderna dove alla rigidità delle caste si sovrappone la durezza del mondo online.

Due menzioni speciali per Nadia Terranova, che ci ha regalato “Aladino e la lampada magica” (Orecchio Acerbo) e “Non sono mai stata via” (rueBallu) – oltre al nostro “K”, certo (compratelo).

Un’altra menzione va a “I cinocefali”, di Aleksej Ivanov (Voland), romanzo bizzarro e spettacolare, metà horror e metà politico, che arriva a smontare alcuni miti di provata resistenza del pensiero russo contemporaneo.

Infine, un elogio per “Economia dell’imperduto” (Utopia editore), stupendo saggio di Anne Carson a metà tra poesia, economia e antropologia, scritto parecchi anni fa ma recuperato e pubblicato in Italia solo quest’anno, grazie a una nuova casa editrice coraggiosa.

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